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- Gucci, Demna e la sindrome di Botticelli
Gucci autunno/inverno 2026 (courtesy Gucci) Di Fabio Gibellino Se la sfilata più attesa dell'autunno/inverno 2026 è stata quella di Gucci alla sua prima con Demna , stilista georgiano a cui è affidato il compito di ridare lustro alla maison fiorentina, le attese sono state mantenute. Questo perché Demna, che nei suoi trascorsi con Vetements prima e Balenciaga poi, ha dimostrato due cose. La prima è una visione completa della moda, dal singolo capo allo styling. La seconda è che conosce benissimo anche quel, 'nel bene o nel male, purché se ne parli', di wildiana memoria. Il risultato è che di questo debutto se ne sta parlando incrociando il presente con il passato e le aspettative con le necessità; che in un'azienda che fattura sei miliardi di euro sono importanti. Così, dalla vigilia al sipario, il marchio fiorentino ha attraversato un po' tutto quello che il suo nuovo creatore aveva premurosamente scritto nel suo manifesto pre-passerella pubblicato sui Social: “Gucci ha vissuto molte vite… non è una maison in senso classico del termine, non affonda le radici nella couture, non è forgiata nel mito”. Nascita di Venere, Sandro Botticelli (courtesy Galleria degli Uffizi) È per questo che, agli occhi del lettore, il passaggio dedicato alla visita agli Uffizi per vedere La Primavera di Botticelli assume un significato preciso. Esattamente come quello in cui lo stilista vede per Gucci un, “futuro più leggero, più delicato, più raffinato, più elaborato, più emotivo”. D'altronde l'incontro con la Nascita di Venere conduce a un'interpretazione forte e precisa, che però può superficialmente non tenere conto di un finale che rimescola tutto: “… a volte persino ai limiti dell'assurdo”. Ecco allora che la passerella, così tanto Gucci, così tanto Demna e, perché no, anche un po' Tom Ford, restituisce un'immagine che fa discutere, che spiazza le attese, ma che incarna poi quella che è l'essenza della doppia G: aspirazionale, desiderata e lussuosa. Ma non certo di botticelliana essenza, se non, appunto, al limite dell'assurdo. Paradosso che, tornando alla necessità d'impresa, è forgiato da capi che, una volta separati dallo styling possono diventare protagonisti anche in vetrina. Cosa che, tra l'altro, possono iniziare a fare sin da subito in alcuni negozi selezionati e online grazie alla nuova esperienza disponibile esclusivamente su Apple Vision Pro , che verrà lanciata il 5 marzo.
- Who Is David Byrne?
David Byrne, Who Is The Sky? (courtesy David Byrne) Ci sono poche persone al mondo in grado di essere sempre un passo avanti. Che lo facciano per credo, per caso o semplicemente perché gli viene così e basta, poco importa. Perché sono quelle persone che accompagnano il mondo. Tra questi poi c'è chi lo fa facendo pesare la cosa, chi appesantito dalla propria missione e chi, invece, regalando anche un senso di leggerezza. Nel mondo della musica questa persona, si chiama David Byrne ed è in giro da più di 45 anni. Prima con i Talking Heads poi da solista. E sapete cosa sta facendo per essere ancora un passo avanti? Ha deciso che il palco dei suoi concerti deve essere completamente vuoto. Non solo, perché i suoi musicisti non devono essere solo quello, devono anche essere performer. Così qualche giorno fa al Teatro Arcimboldi di Milano è andato in scena il suo nuovo progetto Who Is The Sky? , che segna il suo ritorno discografico dopo American Utopia (2019), il cui spettacolo è andato in scena a Broadway e diventato film con la regia di Spike Lee . Ora rispetto ad allora, il palco è sempre vuoto, ma con l'aggiunta di una tuta blu come costume di scena e un maxischermo come confine di un mondo fatto di ambientazioni. Tutto il resto è musica e coreografia, dove tra i dodici performer c'è chi imbraccia un basso, chi una chitarra o anche piatti e percussioni, mentre altri ballano. Il suono è quello che ci si aspetta, le canzoni, attinte dai suoi momenti, pure, ma l'energia no, è sorprendente. Ora, amanti o meno dei Talking Heads, del solo David Byrne, o magari solo di quell'indimenticabile piano sequenza di This Must Be The Place di Paolo Sorrentino con Sean Penn , l'unico consiglio è quello di mettere una croce sul 23, 25 e 26 giugno, perché al Locus Festival di Bari, al Lucca Summer Festival e al Marostica Summer Festival, il nostro salirà sul palco per riempire lo spazio. Una buona occasione di vivere l'esperienza prima che torni a occuparsi per chissà quanto di arte e cucina.
- MotoGp da record
Marc Marques, Ducati (courtesy Ducati) In Thailandia ormai è tutto pronto per la prima tappa del mondiale di MotoGp più lungo che si sia mai visto. Il circuito di Buriram infatti sarà il primo di 22 appuntamenti che si chiuderanno a Valencia il prossimo 22 novembre. Due le tappe italiane: al Mugello il 31 maggio e a Misano Adriatico il 14 settembre. Nel mezzo, una stagione che sarà caratterizzata da un debutto, quello delle Sprint Race in tutte le gare, e un addio, quello dei motori da 1.000 cc, che dall'anno prossimo scenderanno a 850 cc per una trentina di cavalli in meno: così da ridurre i consumi e aumentare la sicurezza. Ma veniamo ai favoriti. Per quanto riguarda le moto, stando alle prime impressioni dei test e a come si è conclusa la scorsa edizione, Ducati è di diritto la favorita al titolo costruttori, che sarebbe il settimo consecutivo. In coda l'avversario più ostico, senza tenere conto dei team satellite, dovrebbe esserci l' Aprilia , per un derby tutto italiano, visto che la Ktm è data performante solo su alcuni circuiti, mentre le giapponesi Honda e Yamaha sono date un po' più staccate. Per quanto riguarda i piloti invece, Marc Marquez (Ducati) è il grande favorito per il titolo, che per lui sarebbe il decimo in totale, e l'ottavo nella classe regina. Palmares che gli permetterebbe di superare Valentino Rossi , fermo a 9 e 7, e di avvicinare, e pareggiare, Giacomo Agostini recordman con 15 e 8. Dietro di lui c'è il fratello Alex , sempre in sella a una Ducati (Team Gresini), quindi Marco Bezzecchi , che però guida un'Aprilia e che nei test prestagionali è stato il più veloce di tutti. Infine l'imprevisto, rappresentato da Francesco Bagnaia , compagno di squadra di Marc Marquez, che al suo ultimo anno di contratto (l'anno prossimo dovrebbe andare in Aprilia) cercherà il tutto per tutto dopo un 2025 da dimenticare. Per tutti gli altri si prospetta una stagione che può portare a qualche week perfetto ma senza grandi possibilità di arrivare al titolo iridato. Mentre la nota curiosa è data dal debutto del tre volte campione della Superbike Toprak Razgatlıoğlu in sella alla Yamaha del team Pramac. Ora da lui non ci si aspettano grandissime cose, visto il potenziale della moto, ma neanche i flop dei predecessori; Troy Bayliss escluso.
- Mizuno, Woolmark e lo sport senza stress
Mizuno X Woolmark (courtsey Woolmark) La nuova frontiera della perfomance sta nell'abbigliamento e nell'attrezzatura. Certo lo è sempre stato, ma in modo diverso. Se prima sci, scarpe e attrezzi vari erano parte integrante della prestazione fine a sé stessa, ora compiono un passo ulteriore. Perché se le distanze tra un atleta e l'altro un tempo si misuravano in punti e secondi, ora lo si fanno in decimi e decimali, se non centesimi. Dunque come compiere uno step successivo? Grazie a testa e confort. A spiegarlo è Alan Benedetto , psicologo specializzato nel Mental Economy Training del team Formula Medicine: “Già negli anni '80, insieme al professor Ceccarelli, studiando la performance dei piloti di Formula 1, ci siamo accorti che molte differenze di rendimento non erano spiegabili solo dal punto di vista fisico, mancava una variabile: la testa”. Con il perseverare della ricerca: “Abbiamo osservato che, a parità di tempo di reazione, gli atleti più esperti attivano meno aree cerebrali, rendendo la loro mente più efficiente, quindi consumando meno energia”. Così ora, il mental coach è diventato parte integrante dello staff di squadre o atelti professionisti. Ma anche in questo campo si giunti a un punto di livellamento. Dunque si è dovuto compiere un altro passo. Così dalla concentrazione si è passati alla sorta tranquillità. Ed è qui che entra in gioco l'abbigliamento, perché come ha sottolineato Katja Eckl , pallavolista in forza alla Eurotek Laica Uyba di Busto Arsizio: “Sapere di potermi fidare di quello che indosso mi libera la testa, perché posso concentrarmi solo sul gioco, senza preoccuparmi di altro”. Un discorso che vale, per una scarpa, “mi tranquillizza rispetto a un infortunio”, come per una maglietta, perché sentirsi comodi significa allontanare le distrazioni. Non è un caso se a Osaka, Mizuno ha aperto un centro di ricerca dove ingegneri, designer, tecnici e atleti lavorano insieme ogni giorno. E non è casuale nemmeno la collaborazione con Woolmark , ovvero il marchio di certificazione internazionale Pura lana vergine, perché la lana, come ha spiegato Francesco Magri , managing director di Woolmark Italy: “La lana è storicamente la fibra dello sport, è una fibra viva e il nostro lavoro è quello di aiutare i brand a migliorare la performance dei tessuti, in questo caso, con Mizuno, combinando lana e materiali sintetici dove la lana offre un boost di termoregolazione, comfort costante e anche benefici come il non odore”. Come per il progetto Breath Thermo del brand giapponese, tecnologia che si, è stata sviluppata trent’anni fa, ma che oggi è stata potenziata con l’integrazione della lana merino.
- L'altra Sanremo
Teatro Ariston di Sanremo Tra i casalinghi, i più fortunati, potranno soffrire con la Champions League , con tutte le italiane più fuori che dentro, oppure con le sempre più numerose piattaforme streaming. Perché di contro programmazione in diretta ci sarà ben poco, a parte qualche film e i numerosissimi talk polemi/politici. Per gli altri le alternative possono essere culturali, ma bisogna trovare musei con aperture serali, teatrali, e qui è più facile, culinarie, con la speranza che i posti buoni siano meno pieni proprio per colpa del Festival, oppure, si va ad ascoltare altra musica: in concerto. A esempio, già questa sera a Napoli va in scena la PFM-Premiata Forneria Marconi , già precursori del rock progressivo italiano. Domani sera invece, a Milano saranno in scena i The Divine Comedy , Bologna omaggerà Franco Battiato , mentre Roma sarà inondata dal metal austriaco degli Harakiri For The Sky (in giro per tutta la settimana). Mercoledì invece a Roma si può decidere per il jazz di Paolo Fresu , a Trezzo sull'Adda, invece, per il duo Smith/Kotzen , che non sono altri che il chitarrista degli Iron Maiden e il frontman dei Winery Dogs . Per contro a Firenze suonerà un più garbato Sergio Caputo , che anticiperà i The Kooks a Milano e i Fuzztones a Pinarella di Cervia. E se proprio il sabato sera non ne vorrete proprio sapere del vincitore, al Fabrique è tempo di ore piccole con Der Techno … o altrimenti, venerdì a Pescara si possono fare due risate intelligenti con Alessandro Bergonzoni .
- L'olimpiade e il valore della medaglia
Le medaglie olimpiche (courtesy Milano Cortina 2026) Oltre alla fama e alla gloria, l'altre bella notizia per i medagliati azzurri alle olimpiadi di Milano Cortina 2026 arriva dal fisco. Perché da ora in poi i loro premi, anche se sono rimasti invariati rispetto agli ultimi giochi, non saranno più tassati. A decretarlo è la Legge di Bilancio 2025 , che stabilisce che le somme riconosciute dal Coni o dal Comitato paralimpico agli atleti medagliati non devono rientrare nel reddito imponibile. Ora, sapendo che una medaglia olimpica il più delle volte è figlia del sacrificio e virtù delle forze armate e di polizia, questa decisione è il giusto coronamento per chi, una volta ogni quattro anni, riesce a unire l'Italia come neanche la nazionale di calcio, che tra l'altro, alle Olimpiadi, e ai mondiali, nonostante gli atleti milionari, è da un po' che non ci va. Quello della tassazione era tema scottante e ricco di polemiche in passato, perché agli atleti, prima d'ora, era chiesta una ritenuta alla fonte pari al 20%. Cifra importante per tutti e a maggior ragione per chi trasferte e allenamenti se le deve pagare. A onor del vero, però, va detto che talvolta, nelle scorse edizioni, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, aveva applicato la pratica della rivalsa facoltativa , ovvero si era fatto carico degli oneri fiscali così ricompensare gli atleti dell'importo netto. Ma di che cifre stiamo parlando? Alte ma non altissime, considerato che vanno idealmente spalmate su quattro anni di lavoro. Così, alle medaglie d'oro sono riconosciuti 180mila euro , a quelle d'argento 90mila e a quelle di bronzo 60mila . Cifre che fanno dei nostri portacolori gli atleti tra i più pagati, secondi solo a ai 792mila dollari di Singapore, che però aveva la certezza di non dover sborsare, perché il suo unico atleta, pur degno di una prova da incorniciare, 35mo nello slalom, non aveva nessuna chance di medaglia. Così la palma del più ricco delle olimpiadi è andata al pattinatore Mikhail Shaidorov , che si è portato a casa i 250mila dollari che il Comitato Olimpico del Kazakistan aveva promesso senza tenere conto della debacle del favoritissimo Ilia Malinin. Per contro, la Norvegia, dominatrice del medagliere, ai suoi atleti non riconosce alcun premio, però garantisce un fisso da 14mila euro l'anno oltre a strutture, servizi e cure completamente gratuite. Che è lo stesso principio che lascia con la bocca asciutta i britannici. Un po' meglio va agli americani, che possono contare 38mila dollari per l'oro, 23mila per l'argento e 15mila per il bronzo, ma negli Usa c'è sempre qualcuno che fa notizia. In questo caso è Ross Stevens , fondatore di Stone Ridge Holdings Group, che ha donato circa 100milioni di dollari, lo stretto necessario per garantire a ogni partecipante, olimpico e paralimpico, indipendentemente dal risultato, un premio di 100mila dollari da destinare alla pensione e altri 100mila dollari che riceverà la famiglia dopo la morte. Sempre al di la dell'Atlantico, peggio se la passano i canadesi con 15mila dollari per il gradino più alto del podio, 11mila dollari per quello di mezzo e 7mila per quello più basso. Mentre il Brasile, la sua prima medaglia d'oro della storia ottenuta nello slalom gigante con Lucas Pinheiro Braathen, l'ha pagata, sapendo di avere buone chance, 67mila dollari.
- L'uomo A/I 26-27 e la sartoria contemporanea
Saint Laurent (courtesy Saint Laurent) Di Benedetta Ceppi La moda uomo Autunno/Inverno 2026-2027 segna un ritorno deciso al senso dell’abito, inteso non solo come oggetto da indossare ma come linguaggio capace di raccontare identità, desideri e nuove esigenze di stile. Dalle passerelle di Milano e Parigi emerge un menswear più maturo, che guarda alla tradizione sartoriale per poi rileggerla in chiave contemporanea, con un equilibrio sempre più raffinato tra eleganza, comfort e sperimentazione. Il grande protagonista della stagione è il tailoring: cappotti importanti, trench oversize e doppiopetto dalle spalle morbide ridisegnano la figura maschile con volumi più rilassati e proporzioni nuove. La giacca perde rigidità, il completo si fa più fluido e l’idea di eleganza si sposta verso una sofisticazione discreta, fatta di dettagli, materiali preziosi e costruzioni impeccabili. Cashmere, lana compatta, shearling e pelli lavorate convivono in una palette dominata da neri profondi, marroni caldi, grigi e blu notturni, con improvvise accensioni cromatiche a dare ritmo alla narrazione. Zegna (courtesy Camera Nazionale Moda Italiana) Accanto alla sartoria, cresce il dialogo tra materia e leggerezza: tessuti tecnici si mescolano a fibre naturali, superfici opache incontrano finiture lucide, creando contrasti visivi e tattili che rendono ogni look più dinamico. La pelle, spesso trattata e 'vissuta', diventa uno degli elementi chiave dell’outerwear, mentre le lavorazioni artigianali riaffermano il valore del sapere manifatturiero in un’epoca sempre più attenta alla qualità e alla durata del prodotto. Le collezioni raccontano anche un forte desiderio di espressione personale: riferimenti storici, suggestioni letterarie e accenti più ribelli convivono nella stessa stagione, dando vita a un guardaroba maschile meno rigido e più aperto alle contaminazioni. L’uomo A/I 2026-27 non sceglie tra classico e contemporaneo: li sovrappone, li mescola, li interpreta. DSquared2 (courtesy DSquared2) Il risultato è una moda che non cerca l’effetto, ma la sostanza. Una moda che parla di stile come costruzione consapevole, di eleganza come attitudine quotidiana e di abiti pensati per durare nel tempo. In definitiva, una stagione che segna un passo avanti verso un menswear più profondo, colto e autentico, capace di coniugare tradizione e visione con naturalezza.
- Pitti Uomo 2026: il comfort è la nuova eleganza
Soshiotsuki (courtesy Pitti Immagine Uomo) di Benedetta Ceppi Il messaggio dell’ultima edizione di Pitti Immagine Uomo , dedicata all’ Autunno/Inverno 2026 , è piuttosto chiaro: prima di tutto, l’agio. Poi, il resto. Un mantra che sembra risuonare tra i circa 750 espositori, quasi la metà dei quali internazionali, e che trova conferma tanto nelle passerelle di Soshiotsuki, Hed Mayner e Shinyakozuka quanto, sul piano progettuale, nell’installazione Echoes of Craft firmata da Sara Sozzani Maino e Galib Gassanoff per Consinee , azienda cinese specializzata in filati pregiati. Partendo da questo presupposto confortevole, la sartoria urbana conserva i suoi codici di eleganza ma li rende più morbidi: i volumi si ampliano, le costruzioni si fanno fluide e il look assume tratti quasi architettonici. Se il formale resta il punto di partenza metropolitano, Firenze si concede anche un ritorno a un immaginario agreste nobilitato. Tweed, gilet e field jacket tornano protagonisti, accompagnati da palette più morbide e da una rinnovata centralità della materia: velluti, lane e tweed che del grezzo conservano ormai solo l’apparenza. Consinee (courtesy Consinee) In questo scenario, la maglieria gioca un ruolo sempre più centrale, come dimostra il lavoro di Avant Toi , che continua a esplorare superfici, trattamenti e colori con un approccio quasi pittorico. I capi diventano texture da indossare, elementi sensoriali prima ancora che funzionali, perfettamente in linea con questa idea di lusso rilassato e vissuto, dove comfort e ricerca estetica procedono di pari passo. Sebago Lo stesso dialogo tra mondi diversi si ritrova nei cenni marinareschi visti da Sebago o in quelli, diametralmente opposti, proposti da Rag&Bone , espressione di un’estetica Preppy che, più o meno timidamente, riaffiora tra i padiglioni della Fortezza da Basso. E mentre alcuni brand restano fedeli a un’idea di specializzazione, altri ampliano il proprio raggio d’azione: Herno, ormai sempre più chiaramente posizionato come total-look , costruisce un guardaroba completo che va oltre l’outerwear, mantenendo però intatta la sua cifra di funzionalità sofisticata. Un percorso stilistico che trova pieno sostegno anche nelle calzature , sempre più importanti e strutturate: dai mocassini e dalle sneaker di Ducal’s , che iniziano a mostrare un nuovo desiderio di pulizia formale, fino allo stivaletto, protagonista tanto sui marciapiedi cittadini quanto sui sentieri extraurbani. In definitiva, Pitti conferma una stagione in cui l’eleganza maschile sceglie la via della consapevolezza, privilegiando qualità, materia e comfort senza rinunciare a una visione stilistica forte e riconoscibile.
- La Ferrari accende la Luce
Ferrari Luce (courtesy Ferrari) Dopo aver diffuso le immagini di motori e batterie la Ferrari ha deciso di annunciare il nome della sua prima fuoriserie elettrica e di svelarne anche il design degli interni. In tutti e due i casi si tratta di una visione parallela. Una sorta di libreria alla Interstellar (il film di Nolan), dove il futuro, o l'internazionalizzazione, è irrimediabilmente legata a ciò che è avvenuto e alle sue radici. E allora ecco che per il nome bastano quattro lettere difficili da pronunciare correttamente per chi italiano non è: Luce . Una parola che oggi ha un tocco di delicatezza ma che pur sempre, tra il conosciuto, si riferisce a quel qualcosa (una forma di energia che viaggia sotto forma di onde elettromagnetiche) che nessuno è in grado di superare in velocità. E tanto basta. Ma ancor più spiazzante (ma è un complimento) è la scelta di tratteggiare l'abitacolo con un design limpido e senza tempo. Non a caso, per realizzare il progetto, la casa di Maranello si è affidata, al padre dell'Iphone: Jonathan Ive . Lui, insieme a LoveFrom , il collettivo di creativi da lui co-fondato insieme a Marc Newson ci hanno messo cinque anni per arrivare al dunque. Un dunque che, all'atto pratico, si fa portavoce dell'incontro tra innovazione e artigianalità dove, anziché reinventare ciò che funziona, si è pensato solamente a perfezionare. Tutto questo, naturalmente, con la supervisione del Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni , che ha garantito che ogni soluzione fosse in linea con i target funzionali, i vincoli architetturali e i requisiti omologativi di un’auto sportiva stradale prodotta in serie. Nella sostanza delle cose, l’abitacolo è un volume unico e pulito, con forme semplificate e razionalizzate al servizio della guida per creare un ambiente tranquillo, funzionale e spazioso. Il tutto all'insegna di vetro e all'alluminio riciclato che danno un moderna priorità ai comandi fisici, ribaltando la convenzione secondo cui le vetture elettriche devono essere dominate solo da touchscreen di grandi dimensioni. L’interfaccia poi, è ispirata alle auto sportive classiche e alle monoposto di Formula 1, è organizzata in modo chiaro e ridotta alle funzioni essenziali, mentre il volante è un omaggio al Nardi in legno a tre razze degli anni 50 e 60. E se la chiave ha una sua alcova, scenografica e dedicata, i display, comunque necessari nel ventunesimo secolo, si possono comodamente orientare. Il primo, anch'esso ispirato agli anni cinquanta, in un tutt'uno con il volante, quello centrale, anche in direzione del passeggero. Per tutto il resto bisogna solo aspettare fino a maggio.
- L'altra Groenlandia
At Home, Inuuteq Storch Che sia per materie prime o strategie militari, la Groenlandia sta vivendo il suo momento di riscoperta. Certo ne avrebbe fatto a meno, soprattutto nei termini posti da Donald Trump e dalla sua amministrazione, ma tant'è. Certo è che l'isola indipendente dal sapore danese, che è anche la più grande del mondo pur abitata da sole 57mila persone, quasi la metà delle quali nella capitale Nuuk, non è solo questo. Non è solo terre rare, metalli critici, oro, platino, pietre preziose e uranio. Non è nemmeno solamente quel posto che pare ospiti il 13% delle riserve petrolifere mondiali e il 30% di quelle di gas naturale. La Groenlandia è anche altro. È terra di esplorazioni e avventura, come prima ha testimoniato Knud Rasmussen con i suoi diari, poi ha raccontato Jørn Riel che, con i suoi Racconti polari , ha trasformato l'isolamento artico in una commedia umana popolata da cacciatori eccentrici e filosofi del ghiaccio. Ma è in tempi recenti che la letteratura ha iniziato a esportare la Groenlandia moderna e non più quella delle slitte e degli igloo. Lo ha fatto l'anno scorso Niviaq Korneliussen con il suo romanzo crepuscolare Una notte a Nuuk (Iperborea), per un successo che ha bissato quello ottenuto con La valle dei fiori . O ancora, c'è chi ha scelto di tratteggiare la Groenlandia con le immagini, come Inuuteq Storch , il fotografo che ha rappresentato la Danimarca (e la Groenlandia) alla Biennale di Venezia. Storch, attraverso il recupero di archivi fotografici storici e scatti personali è riuscito nell'intento di decostruire lo sguardo coloniale ridando ai groenlandesi il diritto di rappresentarsi. Di fatto, allontanandoli dallo status di oggetti da studio antropologico per nobilitarli in soggetti di una modernità vibrante. E che dire di Olafur Eliasson , che pur non essendo groenlandese di nascita, ha collaborato con le comunità locali nella realizzazione di installazioni come Ice Watch , dove frammenti di ghiacciaio vengono esposti nelle piazze europee per sciogliersi sotto gli occhi dei passanti. Mentre passando allo spartito, il 2025, prima ha visto l'ascesa globale di artisti come Andachan , che dopo aver campionato i suoni dei ghiacciai che si frantumano li ha trasformati in basi techno e ambient recuperando, nel frattempo, il Qilaat , ovvero quel tamburo in pelle di foca un tempo bandito dai missionari perché considerato pagano, quindi la celebrazione dei Nanook , che dopo quindici anni continuano a occupare le classifiche scandinave con un indie-rock cantato rigorosamente in groenlandese ( Kalaallisut ).
- Addio a Valentino
Valentino Garavani Valentino Garavani si è spento oggi (19 gennaio 2026) a 93 anni nella sua residenza sull'Appia Antica circondato dall'affetto dei suoi cari. Con lui se ne va una delle figure più iconiche della moda mondiale, forse colui che più di ogni altro ha trasformato il concetto di eleganza italiana in un linguaggio universale e riconoscibile, tanto da aver conquistato first-lady, Jackie Kennedy su tutte, e attrici come Sophia Loren, Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, Julia Roberts, Jessica Lange e Cate Blanchett. Nato a Voghera l’11 maggio 1932, dopo gli studi alla Chambre Syndicale de la Couture di Parigi, lavorò per Jean Dessès e Guy Laroche. Nel 1960, tornato in Italia, fonda la sua casa di moda: Valentino . Fu l’inizio di una carriera straordinaria che avrebbe ridefinito il concetto di lusso e femminilità. Il simbolo assoluto della sua visione è il rosso Valentino , che nel corso del tempo è diventato il suo segno distintiva. Spesso criticato per l'aver sempre preferito sfilare a Parigi che non a Milano, per il prêt-à-porter o a Roma per l'alta moda, si è ritirato dalle scene nel 2008 con una memorabile sfilata al Musée Rodin nella Ville Lumière. Con la sua scomparsa, a breve distanza da quella di Giorgio Armani, si è chiuso l'epoca dei grandi stilisti, quelli che a partire dalla seconda metà del secolo scorso hanno disegnato l'Italia della grande bellezza. Diventando ambasciatori di stile e cultura.
- Una fondazione a Venezia per Van Noten
Palazzo Pisani Moretta Il secondo atto della vita Dries Van Noten, iniziato con l'addio alla direzione creativa del suo marchio, ha luogo a Venezia , dove nell'aprile 2026, in concomitanza con l'apertura della Biennale d'Arte , inaugurerà ufficialmente la Fondazione Dries Van Noten , un'istituzione no-profit dedicata alla celebrazione del 'saper fare' e dell'artigianato d'eccellenza. La sede principale della Fondazione sarà Palazzo Pisani Moretta , capolavoro del gotico fiorito affacciato sul Canal Grande . Acquistato dallo stilista e dal suo partner Patrick Vangheluwe, il palazzo non sarà un museo statico, ma un laboratorio vivo. Qui, tra gli affreschi di Tiepolo e Guarana, l'artigianato verrà esplorato in ogni sua forma: dalla ceramica alla gastronomia, dal canto alla tessitura. Van Noten descrive il progetto come un atto di restituzione: «La moda ci ha dato tanto, ora vogliamo sostenere la creatività che nasce dalle mani e dall'anima». Non solo, perché entro la fine del 2026 aprirà una seconda sede, lo Studio San Polo , ripensato dall'architetto Giulia Foscari . Se Palazzo Pisani Moretta rappresenta la tradizione e la magnificenza, lo Studio sarà uno spazio industriale e minimalista, dedicato alla sperimentazione pura e alle residenze per giovani talenti. Questo approccio binario riflette perfettamente l'estetica di Van Noten: un dialogo costante tra lo sfarzo del passato e l'essenzialità del futuro.












