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Gucci, Demna e la sindrome di Botticelli

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min


Gucci autunno/inverno 2026 (courtesy Gucci)
Gucci autunno/inverno 2026 (courtesy Gucci)

Di Fabio Gibellino


Se la sfilata più attesa dell'autunno/inverno 2026 è stata quella di Gucci alla sua prima con Demna, stilista georgiano a cui è affidato il compito di ridare lustro alla maison fiorentina, le attese sono state mantenute. Questo perché Demna, che nei suoi trascorsi con Vetements prima e Balenciaga poi, ha dimostrato due cose. La prima è una visione completa della moda, dal singolo capo allo styling. La seconda è che conosce benissimo anche quel, 'nel bene o nel male, purché se ne parli', di wildiana memoria.


Il risultato è che di questo debutto se ne sta parlando incrociando il presente con il passato e le aspettative con le necessità; che in un'azienda che fattura sei miliardi di euro sono importanti. Così, dalla vigilia al sipario, il marchio fiorentino ha attraversato un po' tutto quello che il suo nuovo creatore aveva premurosamente scritto nel suo manifesto pre-passerella pubblicato sui Social: “Gucci ha vissuto molte vite… non è una maison in senso classico del termine, non affonda le radici nella couture, non è forgiata nel mito”.

Nascita di Venere, Sandro Botticelli (courtesy Galleria degli Uffizi)
Nascita di Venere, Sandro Botticelli (courtesy Galleria degli Uffizi)

È per questo che, agli occhi del lettore, il passaggio dedicato alla visita agli Uffizi per vedere La Primavera di Botticelli assume un significato preciso. Esattamente come quello in cui lo stilista vede per Gucci un, “futuro più leggero, più delicato, più raffinato, più elaborato, più emotivo”. D'altronde l'incontro con la Nascita di Venere conduce a un'interpretazione forte e precisa, che però può superficialmente non tenere conto di un finale che rimescola tutto: “… a volte persino ai limiti dell'assurdo”.


Ecco allora che la passerella, così tanto Gucci, così tanto Demna e, perché no, anche un po' Tom Ford, restituisce un'immagine che fa discutere, che spiazza le attese, ma che incarna poi quella che è l'essenza della doppia G: aspirazionale, desiderata e lussuosa. Ma non certo di botticelliana essenza, se non, appunto, al limite dell'assurdo. Paradosso che, tornando alla necessità d'impresa, è forgiato da capi che, una volta separati dallo styling possono diventare protagonisti anche in vetrina. Cosa che, tra l'altro, possono iniziare a fare sin da subito in alcuni negozi selezionati e online grazie alla nuova esperienza disponibile esclusivamente su Apple Vision Pro, che verrà lanciata il 5 marzo.

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