L'olimpiade e il valore della medaglia
- 3 giorni fa
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Oltre alla fama e alla gloria, l'altre bella notizia per i medagliati azzurri alle olimpiadi di Milano Cortina 2026 arriva dal fisco. Perché da ora in poi i loro premi, anche se sono rimasti invariati rispetto agli ultimi giochi, non saranno più tassati. A decretarlo è la Legge di Bilancio 2025, che stabilisce che le somme riconosciute dal Coni o dal Comitato paralimpico agli atleti medagliati non devono rientrare nel reddito imponibile.
Ora, sapendo che una medaglia olimpica il più delle volte è figlia del sacrificio e virtù delle forze armate e di polizia, questa decisione è il giusto coronamento per chi, una volta ogni quattro anni, riesce a unire l'Italia come neanche la nazionale di calcio, che tra l'altro, alle Olimpiadi, e ai mondiali, nonostante gli atleti milionari, è da un po' che non ci va.
Quello della tassazione era tema scottante e ricco di polemiche in passato, perché agli atleti, prima d'ora, era chiesta una ritenuta alla fonte pari al 20%. Cifra importante per tutti e a maggior ragione per chi trasferte e allenamenti se le deve pagare.
A onor del vero, però, va detto che talvolta, nelle scorse edizioni, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, aveva applicato la pratica della rivalsa facoltativa, ovvero si era fatto carico degli oneri fiscali così ricompensare gli atleti dell'importo netto.
Ma di che cifre stiamo parlando? Alte ma non altissime, considerato che vanno idealmente spalmate su quattro anni di lavoro. Così, alle medaglie d'oro sono riconosciuti 180mila euro, a quelle d'argento 90mila e a quelle di bronzo 60mila.
Cifre che fanno dei nostri portacolori gli atleti tra i più pagati, secondi solo a ai 792mila dollari di Singapore, che però aveva la certezza di non dover sborsare, perché il suo unico atleta, pur degno di una prova da incorniciare, 35mo nello slalom, non aveva nessuna chance di medaglia. Così la palma del più ricco delle olimpiadi è andata al pattinatore Mikhail Shaidorov, che si è portato a casa i 250mila dollari che il Comitato Olimpico del Kazakistan aveva promesso senza tenere conto della debacle del favoritissimo Ilia Malinin.
Per contro, la Norvegia, dominatrice del medagliere, ai suoi atleti non riconosce alcun premio, però garantisce un fisso da 14mila euro l'anno oltre a strutture, servizi e cure completamente gratuite. Che è lo stesso principio che lascia con la bocca asciutta i britannici.
Un po' meglio va agli americani, che possono contare 38mila dollari per l'oro, 23mila per l'argento e 15mila per il bronzo, ma negli Usa c'è sempre qualcuno che fa notizia. In questo caso è Ross Stevens, fondatore di Stone Ridge Holdings Group, che ha donato circa 100milioni di dollari, lo stretto necessario per garantire a ogni partecipante, olimpico e paralimpico, indipendentemente dal risultato, un premio di 100mila dollari da destinare alla pensione e altri 100mila dollari che riceverà la famiglia dopo la morte.
Sempre al di la dell'Atlantico, peggio se la passano i canadesi con 15mila dollari per il gradino più alto del podio, 11mila dollari per quello di mezzo e 7mila per quello più basso. Mentre il Brasile, la sua prima medaglia d'oro della storia ottenuta nello slalom gigante con Lucas Pinheiro Braathen, l'ha pagata, sapendo di avere buone chance, 67mila dollari.



