La Luna è una sfida tra Usa-Cina
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La corsa alla Luna non è più un affare per sognatori o una romantica sfida a colpi di bandiere piantate nella polvere. Oggi, il duello tra Stati Uniti e Cina per il dominio del nostro satellite è una partita geopolitica, economica e militare di proporzioni enormi.
Se negli anni '60 l'obiettivo era dimostrare la superiorità di un sistema ideologico, nel 2026 la posta in gioco è il controllo delle risorse e la creazione di un avamposto strategico nello spazio profondo.
Dunque, da un lato ci sono gli Usa con il programma Artemis, il cui obiettivo è portare 'la prima donna e il prossimo uomo' sulla superficie lunare nel 2028, per poi arrivare alla costruzione di una stazione spaziale in orbita lunare e di una base permanente al Polo Sud.
Dall’altro c'è la Cina, il cui programma Chang’e ha già collezionato successi tra i quali la raccolta di campioni dal suolo del lato oscuro. Ora, Pechino punta al 2030 per lo sbarco umano, ma il vero cuore del progetto è la International Lunar Research Station (ILRS), sviluppata insieme alla Russia, aperta ad altri partner, e in diretta concorrenza con il modello a guida americana.
Ma perché la Luna? Per gli americani, che ora devono un po' rincorrere, il primo vero grande motivo è che Marte è più lontano del previsto, in tutti i sensi. Quindi hanno dovuto ripiegare. Il secondo, invece, è perché il nostro satellite, nel futuro prossimo, avrà una rilevanza strategica non indifferente.
Ne avrà perché il ghiaccio contenuto nei crateri perennemente in ombra del Polo Sud sarà fondamentale nella produzione di ossigeno e, soprattutto di idrogeno, elemento fondamentale per il carburante dei razzi, e perché la Luna sembra essere ricca di Elio-3, un isotopo potenziale combustibile pulito per la futura fusione nucleare.
Il tutto, però, con la speranza che la Luna non diventi l'ennesimo terreno di contesa, ben sapendo che a vincere la sfida non sarà chi arriva prima, ma chi riuscirà a restare più a lungo.



