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- C'era una volta il mondiale
Italia campione del mondo 2006 Il terzo mondiale di calcio vissuto da spettatori e dopo due eliminazioni al primo turno, non può essere un caso né, tantomeno, può essere indicato come una disfatta storica: perché lo sia serve l'unicità, non la consuetudine. La realtà invece è una sola. L'Italia ha fatto quel che ha potuto e ha ottenuto i risultati che poteva ottenere. Colpa dell'allenatore? No. Dei giocatori? Tantomeno. Lo è di tutto il resto, dei presidenti delle squadre, del sistema e dei genitori. Vent'anni fa l'Italia il mondiale lo vinceva con talenti come Del Piero, Totti, Cannavaro, Nesta e tutti gli altri. Giocatori che oggi guarderebbero la Serie A in televisione perché impegnati in Spagna o in Inghilterra, Gattuso compreso. Oggi il mondo del calcio italiano, nonostante la casualità europea del 2020, non è inadeguato solo nei vertici federali, ma soprattutto lo è nella base. Un tempo nelle squadre giovanili venivano scelti solo i bambini migliori che giocavano tra loro pensando più a saltare l'uomo che al tocco di prima. E prima degli schemi veniva insegnato loro il gioco del pallone. D'altronde quando esci con Svezia, Macedonia del nord e Bosnia significa che a quello non sai giocare e che con la palla al piede non sai cosa fare. In questa nazionale, di campioni, Donnarumma escluso, non ce n'è uno, l'ultimo è stato probabilmente Verratti, che infatti in Italia non ci ha giocato nei suoi anni migliori. Il calcio italiano di oggi sembra il tennis italiano di ieri, dove si chiedeva ai giovani di vincere subito a scapito della crescita tecnica. E allora chi ha il diritto di dare addosso a questi ragazzi che più di ogni tifoso stanno soffrendo l'ingloriosa eliminazione? Perché, al di là del denaro, la faccia e la fatica ce l'hanno messa loro. Ma non solo, perché prendersela con un organigramma federale quando sono i presidenti delle società a far fallire ogni tipo di riforma? E perché prendersela con le società quando i genitori pretendono che i figli scarsi calchino i campi, rallentando il percorso di chi ha talento, solo perché hanno pagato la retta di quella maledetta scuola calcio? Perché se la storia fosse diversa non avremmo gli azzurri campioni del mondo di Volley, con un buone squadre di basket, rugby e per non parlare dei successi olimpici e di Sinner. Forse il problema sta nel parlare troppo ma con poco spirito critico e costruttivo. Anche perché, l'aspetto più drammatico, non è l'aver fallito la qualificazione ai mondiali, ma non essere più in grado di dar vita a quel sogno che d'estate univa il Paese con caroselli a ogni vittoria.
- Una Pasqua in calice
Cantina (courtesy Laura Beames) Sci o costume da bagno? La vera differenza gastronomica tra Pasqua e Natale è tutta qui. Perché se a dicembre fa più o meno freddo in tutta Italia, ad aprile no, perché se in Valle d'Aosta si può festeggiare sulle piste innevate, con tuta e scarponi, in Sicilia la stessa cosa si può fare in spiaggia, ma in costume. D'altronde ci sarà un motivo se, navigando per siti di cucina, scopriamo che le ricette per un pranzo di Pasqua possono oscillare tra la cinquantina e il centinaio. La stessa cosa, ovviamente vale anche per quel che va versato in calice. E allora per quest'anno abbiamo scelto di ipotizzare due carte dei vini: ma non una di mare e una di montagna, che sarebbe troppo facile, piuttosto una italiana e una straniera. Con nomi e cognomi e tante sorprese. Le Bollicine : Maso Martis, Dosaggiozero, Riserva Millesimato 2021 È un metodo classico Trento doc fatto con uve di Pinot nero e Chardonnay. È un dosaggio zero, cioé non ha zuccheri aggiunti, ha un profumo di crosta di pane e al palato è secco ed elegante. Può accompagnare tutto il pasto e non fa male al portafogli. Bollinger, Pinot Noir TX20 È uno champagne ottenuto da Pinot nero in purezza, ma con uve provenienti dai migliori vigneti: per quest'edizione prevalentemente da Tauxières. Il suo profumo è complesso e parte dalle note agrumate per finire con quelle minerali, mentre in calice si parte dal ribes e si finisce con un cenno di confettura. Anche questa bottiglia può accompagnare tutto il pasto, ma con un prezzo un po' più impegnativo. I Bianchi: Vigne Marina Coppi, Timorasso Fausto 2023 Questo vino è l'omaggio di Francesco Bellocchio al nonno Fausto. Sì, proprio il campione ancora oggi simbolo del ciclismo italiano. È un bianco dei Colli Tortonesi Doc realizzato con uve Timorasso. È un vino per certi versi impegnativo i cui aromi, al naso richiamano erbe aromatiche e note minerali, mentre al palato è sapido con leggeri cenni agrumati. È perfetto per pesce e carni bianche e non costa un occhio della testa. Gelveri-Manufactur, Keten Gömlek 2022 In questa cantina di Güzelyurt, villaggio della Turchia che si trova ai piedi del vulcano Hasan Dag nella Cappadocia occidentale, in soli tre ettari di vigna si coltiva solo Keten Gömlek , vitigno a piede franco le cui piante arrivano anche a duecento anni di età. Questo vino bianco macerato e affinato in anfora ha profumi speziati e vegetali, mentre il sorso ricorda il bergamotto e memorie balsamiche. I rossi: Benanti, Contrada Calderara Sottana 2022 Fondata da Giuseppe Benanti e oggi guidata dai figli Giuseppe, Antonio e Salvino in società con il gruppo Brave Wine di Renzo Rosso, questa cantina è una delle espressioni dell'Etna più interessante. Questo Etna Doc Rosso è speziato con note di frutta matura, mentre al palato è leggermente tannico ma con finale secco. Va bene con carne, formaggi stagionati e costa il giusto. Jardin Oculto, Negra Criolla San Roque 2021 Jardin Oculto si trova nella valle del Cinti, in Bolivia, a 2.300 metri d'altezza e ha vigne di oltre duecento anni cresciute aggrappate (maritate) come rampicanti su altri alberi. Qui la vendemmia si fa di notte, perché dalla vigna alla cantina ci sono cinque ore di strada, compreso un passo posto a oltre tremila metri. Per quanto riguarda il vino, di Negra Criolla, al naso è tutto frutta matura e ribes, mentre nel calice si fanno avanti cannella e chiodi di garofano. I dopo pasto: Cantina Valle Isarco, Nectaris Questa cooperativa di 135 soci sparsi in 11 comuni che vanno da Bolzano a Sud di Bressanone, è celebrata per i suoi vini bianchi e per la sua viticultura eroica. È per questo che il suo passito a base di Kerner va oltre le aspettative. Per un calice color oro intenso che sprigiona aromi di frutta esotica e sapori pieni e floreali. Perfetti per dessert, formaggi e meditazione a un giusto prezzo. Rounagle, Armagnac 1976 Rounagle è una realtà a conduzione familiare che si trova a Larroque sur L’Osse, a Ténarèze, Questo Aoc Armagnac Ténarèze è fatto con un assemblaggio di Ugni Blanc, Colombard, Folle Blanche e Baco Blanc che, dopo la vinificazione viene passato attraverso un alambicco, detto Armagnacais. E se il suo colore ambrato incute rispetto, come grado alcolico e prezzo, al naso è sorprendentemente delicato, mentre in bocca l'equilibrio è fatto di chiodi di garofano e frutti di bosco.
- La Ducati si fa Superleggera
Ducati Superleggera V4 Centenario (courtesy Ducati) Per il suo centenario la casa di Borgo Panigale si regala la moto più estrema che abbia mai valicato i suoi cancelli. Si chiama Ducati Superleggera V4 Centenario ed è la celebrazione di una storia che parte nel 1926 con una radio, continua nel 1946 con un Cucciolo , prima bicicletta a motore, per poi tratteggiare una storia fatta di continui successi. È per questo che alla base di questo progetto c'è la settimana generazione di superbike. Il risultato è una moto che ha telaio, ruote, forcellone, carena e via dicendo in fibra di carbonio e che alla bilancia si ferma a 173 chili nella sua versione 'normale' e 167 chili in quella racing. Non solo, perché se il motore, un Desmosedici Stradale R 1100 da 228 o 247 cavalli a seconda della variante ha un rapporto di 1,48 cv/kg, che se non è un record poco ci manca, i freni sono il punto di unicità. La Centenario, infatti, è la prima stradale al mondo omologata per l'uso di un impianto con dischi in carbonio ceramico. Senza scendere nel dettaglio delle prestazioni, questa Supereleggera è prodotta in soli 500 esemplari numerati, ed è vestita di un nuovo rosso opaco. Colore studiato per l'occasione ma che anticipa quella che sarà la livrea delle prossime moto ufficiale che parteciperanno al mondiale superbike 2026. E se la consegna avviene con un'esclusiva cassa in legno dedicata con un certificato di autenticità, per i collezionisti tra i collezionisti, delle cinquecento, 100 avranno invece una livrea tricolore, mentre, premio fedeltà, 26 possessori avranno l'opportunità di vivere un'esperienza MotoGp con la possibilità di poter inforcare anche la Desmosedici GP26 portata in pista da Marc Marquez e Pecco Bagnania.
- Emporio Armani lancia una capsule denim
Emporio Armani, (photo by Bruno Staub, courtesy Giorgio Armani) Erano i primi anni ottanta quando in piena euforia da denim, l'Italia ruba la scena agli Stati Uniti, da sempre più interessati alla quantità che alla qualità, e trasforma i pantaloni in jeans in oggetto di design. Tra i protagonisti del periodo, Giorgio Armani , ormai icona globale anche grazie alla rivoluzione stilistica che porta al cinema con American Gigolo , decide di aprire una linea interamente dedicata alla tela genovese più famosa dal mondo. Nel 1981 nasce Armani Jeans , che per oltre trent'anni, cioè fino alla riorganizzazione delle etichette avvenuta con la primavera/estate 2018, diventa un punto di riferimento del segmento, e non solo tra i paninari milanesi del periodo. Emporio Armani, (photo by Bruno Staub, courtesy Giorgio Armani) Oggi, a 45 anni anni dalla sua nascita, Emporio Armani ha deciso di renderle omaggio con una capsule, uomo e donna, dedicata fatta di pezzi dal fascino vintage: una selezione di capi che include jeans e giacche proposti in lavaggi chiari e scuri, con riedizione di modelli iconici. La capsule è ora disponibile in alcuni e selezionati negozi Emporio Armani in Italia, Europa e Greater China.
- Simone Rocha è la prossima guest designer di Pitti
Simone Rocha (courtesy Pitti Immagine Uomo) A tre mesi dall'inaugurazione della prossima edizione di Pitti Immagine Uomo (16/19 giugno), e dal ritorno in edicola di Man In Town , è arrivato l'annuncio che il prossimo guest designer protagonista del centodecimo appuntamento fiorentino della moda uomo sarà Simone Rocha , stilista nata a Dublino e diplomata a Londra, al Central Saint Martin's College, che dal 2010 calca le passerelle con il marchio che porta il suo nome. Per Francesca Tacconi , Special events coordinator di Pitti Immagine, la scelta di Simone Rocha sembra quasi essere inevitabile perché: “In un periodo in cui una certa parte del menswear sembra virare verso scelte stilistiche più prudenti, Simone rimane fedele a sé stessa e al suo progetto; la sua è una riflessione sull’intimo che parte da radici e connessioni personali come l'Irlanda, Hong Kong, l’arte e la famiglia: il suo è un viaggio sensoriale da indossare oltre il tempo”. Sottolineando che: “Al suo moderno narciso dona, accanto all’eleganza d’ossessione vittoriana, un cuore forte, sempre in equilibrio tra poesia e libertà, passione e rigore, fiaba e trasgressione è per questo che siamo impazienti di lasciarci sorprendere da Simone e da ciò che sta progettando per la sua première fiorentina, il prossimo giugno”. Dichiarazione a cui fa eco quello della stessa stilista, che si è detta: “Entusiasta all’idea di poter presentare la mia intera proposta di moda maschile in una quinta d'eccezione come Firenze; non vedo l'ora d’intraprendere un nuovo capitolo del mio lavoro e del mio mondo, giocando con la tradizione ed esplorando nuovi territori”. Aggiungendo che: “Lo affronterò, come sempre, con un misto di autenticità e vulnerabilità, serietà e spirito giocoso”.
- La Michelin in Francia va di moda, con Dior
Michaël Arnoultcon, Les Morainières (courtesy Guida Michelin) Anche l'edizione francese della Guida Michelin 2026 è sempre un po' notizia e discussione. Ancora di più se, a differenza di quanto succede in Italia, fanno nomi e cognomi dei bocciati, addirittura con una settimana di anticipo sulla pubblicazione. E allora, a scuotere le anime d'Oltralpe è stato il declassamento de L’Ambroisi , uno dei ristoranti più celebrati del paese che, al cambio di chef e proprietà, ha dovuto lasciare sul tavolo uno dei suoi tre macaron. Va da sé che per una stella cadente, soprattutto in Francia, ce n'è quasi sempre una nascente, tanto per essere sicuri mantenere il primato mondiale di tristellati: che è a quota trentuno. E allora ecco che a Jongieux, nella Valle del Rodano, il macaron perduto lo ha raccolto Michaël Arnoultcon il suo Les Morainières . Non solo, perché la contabilità dei premi torna a bussare alla porta di Yannick Alleno che con un tocco di stile, ha portato sulle casacche del Monsieur Dior di avenue Montaigne a Parigi una bella stella, che per lui equivale alla diciottesima. Che è un bel numero, ma non è un record, visto che Joel Rebouchon è arrivato a trentadue e Alain Ducasse a venti, compreso quello napoletano. I n Italia, ricordiamo che Enrico Bartolini è il primo della classe con quattordici stelle. In conclusione, il totale delle promozioni francesi sono sessantadue: una per la già citata terza stella, sette per la seconda e ben cinquantaquattro per il debutto nella guida che conta. E tra queste, con un pizzico di orgoglio italiano, segnaliamo quella parigina di Martino Ruggieri al Palais Royal, che raggiunge Aurora Storari e Flavio Lucarini nella nuova sede di Substance.
- Sean Penn, Oscar da record con giallo
Il cast di One Battle After Another (courtesy Richard Harbaugh / The Academy) La 98ma edizione degli Academy Awards ha celebrato la sua serata con un record, che però non è quello che tutti si aspettavano. Certo la sfida tra i due film più accreditati, Sinner con le sue 16 nomination e One Battle After Another con le sue 14 c'è stata, ma non ha portato a nulla di clamoroso. Chi invece è entrato nella storia è Sean Penn , che con l' Oscar come Migliore attore non protagonista ha eguagliato, con tre statuette, Daniel Day-Lewis , Jack Nicholson e Walter Brennan , seppur con peso diversi, perché Lewis i suoi premi li ha vinti tutti come attore protagonista e Brennan tutti come attore non protagonista. Per non farsi mancare nulla, l'attore di Santa Monica, tanto famoso per il suo talento quanto per l'impegno civile e per il suo carattere piuttosto controverso, non si è presentato sul palco per l'investitura di rito, che ha ritirato per lui Kieran Culkin . Anzi, per il New York Times non era nemmeno a Los Angeles, ma in viaggio verso l'Ucraina per una causa da lui sposata da tempo. Tornando alla cerimonia, e ai due film tanto attesi, la sfida l'ha vinta One Battle After Another di Paul Thomas Anderson con sei statuette e quasi tutte quelle più importanti: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio e Miglior casting. Per Sinner di Ryan Coogler invece, gli Oscar sono stati solo quattro, ma tutti importanti: Miglior attore protagonista ( Michael B. Jordan ), Miglior sceneggiatura originale (Ryan Coogler), Miglior fotografia ( Autumn Durald Arkapaw ) e Miglior colonna sonora ( Ludwig Göransson ). E se la Miglior attrice protagonista è stata Jessie Buckley ( Hamnet ) e la Miglior attrice non protagonista è stata Amy Madigan ( Weapons ), tre premi li ha conquistati anche Frankenstein con il Miglior scenografia, Miglior trucco e Migliori costumi, mentre i Miglior effetti visivi sono andati, naturalmente, ad Avatar – Fuoco e cenere . Con il norvegese Sentimental Value di Joachim Trier Miglior film Internazionale, KPop Demon Hunters di Maggie Kang e Chris Appelhans Miglior film d'animazione e Mister nobody against Putin come Miglior documentario.
- Quest'anno il Pritzker Prize è di Clarke
Smiljan Radić Clarke (courtesy The Pritzker Architecture Prize) L'edizione 2026 del Pritzker Prize , il più importante premio di architettura internazionale, è andato al cileno Smiljan Radić Clarke . Un riconoscimento che, giusto per tirare un po' d'acqua al mulino tricolore, un pizzico di influenza italiana ce l'ha. Nato a Santiago del Cile nel 1965 ma di origini croate, Clarke, dopo una prima laurea in architettura all'Università Cattolica Pontificia della capitale cilena, ha studiato storia all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Oggi, a trentuno anni dall'apertura del suo studio, arriva la palma più importante della carriera, che la Hyatt Foundation , attraverso Alejandro Aravena , presidente della giuria, anche lui cileno e, a sua volta, Pritzker Prize nel 2016 ha così motivato: “In ogni sua opera è in grado di rispondere con radicale originalità, rendendo ovvio ciò che non lo è; torna ai fondamenti più elementari e irriducibili dell’architettura, esplorando al contempo limiti che non sono ancora stati sfiorati”. Tra i lavori più importanti di Clarke c'è il padiglione temporaneo realizzato nel 2014 per la Serpentine Galleries , celebre galleria d’arte londinese. Mentre guardando al presente sta seguendo i progetti del Park Side Alidemi Tower di Tirana, in Albania, il Solo Hotel di Matarraña, in Spagna, e il complesso residenziale Housing Andermatt in Svizzera. L'architetto cileno succede al cinese Liu Jiakun , vincitore nel 2025, mentre per trovare l'ultimo italiano nell'elenco dei premiati bisogna sfogliare l'album fino al millennio scorso quando, nel 1998 finì a Genova da Renzo Piano e ancora prima, nel 1990 a Milano da Aldo Rossi .
- Sinner vince i WGA aspettando Oscar
Oscar (courtesy Academy of Motion Picture Arts & Sciences) A una settimana dalla notte degli Oscar , New York ha ospitato l'altra nottata. Sempre di cinema, per molti altrettanto prestigiosa, ma sicuramente meno famosa: quella dei Writers Guild Awards . A vincere il premio degli sceneggiatori tra gli sceneggiatori è stato Sinner , film scritto e diretto da Ryan Coogler , che ha fatto sua la categoria più importante, quella per la migliore sceneggiatura originale. I peccatori , così come ribattezzato in italiano il film, si porta così a casa un altro premio, dopo i due Golden Globe (Miglior colonna sonora e Miglior risultato al cinema e al box office) e i tre Bafta (Miglior attrice non protagonista, Miglior sceneggiatura originale e Miglior colonna sonora) in attesa di capire se il suo record assoluto di nomination agli Oscar, sedici due in più di Eva contro Eva (1950), Titanic (1997), La La Land (2016) sarà seguito dal primato anche di statuette vinte. Sinner/I peccatori (courtesy Warner Bros) Per farlo, però dovrà scontrarsi con il One Battle After Another (Una battaglia dopo l’altra) di Paul Thomas Anderson che, non solo ha ottenuto quattordici nomination, ma finora è riuscito a conquistare quattro Golden Globe (Miglior film commedia o musicale, M iglior regista, Miglior attrice non protagonista e Miglior sceneggiatura) e sei Bafta (Miglior film, Miglior regista, Miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio e Miglior fotografia). One Battle After Another/Una battaglia dopo l’altra (courtesy Warner Bros) Oltre che, tornando ai Writers Guild Awards, far sua la migliore sceneggiatura non originale, visto che la trama è un adattamento contemporaneo del romanzo Vineland di Thomas Pynchon . Ora non resta che aspettare quale sarà il film dell'anno e se, qualunque esso sia, sarà in grado di entrare nella storia dell' Academy , considerando che l'equazione nomination/vincitore non è sempre si traduce in trionfo, perché se è vero che Titanic di statuette ne ha portate a casa undici, Eva contro Eva e La La Land si sono fermati a sei: meno della metà. L'unica certezza è che a festeggiare sarà Warner Bros , che li ha prodotti entrambi.
- Sarà Formula Caos?
Ferrari (courtesy Ferrari) Il campionato mondiale di Formula Uno non è ancora iniziato e già fa discutere. E lo fa proprio quando la Ferrari , dopo anni di illusioni, pare abbia trovato quella genialata mancata ad altri. Ma andiamo per ordine. In questo weekend australiano, le prime prove libere vere hanno dato le prime vere indicazioni. Che poi confermano le previsioni degli addetti ai lavori. La Mercedes dovrebbe essere la favorita con un piccolo vantaggio su McLaren e Ferrari mentre la Red Bull pare essere ancora legata a doppio filo con il talento di Max Verstappen . Mercedes (courtesy Mercedes) Tutto però è un'incognita. I circuiti sono molti (24) e molto diversi l'uno dall'altro e il Gran Premio di domenica, come le prove, quelle vere, potranno raccontare un'altra storia. E qui arriva il primo punto polemico della stagione, a cui ne seguiranno quasi certamente altri. Essendo quest'anno l'anno zero delle nuove monoposto, più elettriche e meno termiche, oltre che più piccole e leggere, la Ferrari avrebbe trovato una soluzione che le permetterebbe di avere uno spunto in partenza talmente superiore che la posizione in griglia di partenza potrebbe non essere un fattore determinante. Red Bull (courtesy Formula 1) Nei test di partenza in Bahrain infatti Lewis Hamilton avrebbe dato una dimostrazione di superiorità imbarazzante passando dall'undicesima alla prima posizione alla prima curva. Questo per una diversa interpretazione del regolamento relativo all'architettura del nuovo motore. Problema sollevato dal team principal della casa di Maranello Fred Vasseur , e ignorato dalla Fia. Il risultato, la rossa sceglie di sacrificare qualche cavallo di potenza massima per massimizzare la partenza. McLaren (courtesy McLaren) Ora, in nome di una precedente e trascurata sicurezza, la federazione ha aggiunto cinque secondi di attesa per correre in aiuto delle altre scuderie che così facendo possono caricare la batteria per avere più accelerazione. Quale sarà l'esito lo scopriremo domenica mattina, anche se un piccolo vantaggio Hamilton e Charles Leclerc pare lo abbiano ancora. Il tutto in attesa di capire se anche l'altra innovazione del cavallino, l'alettone posteriore ribaltabile, non dovrà scontrarsi contro le proteste di uno degli altri dieci team. Ma questo dipenderà quasi esclusivamente dalla sua reale efficacia nel sostituire lo scomparso Drs. Ma non è tutto, perché guardando invece alla Mercedes, i sospetti riguardano il rapporto di compressione del loro motore che, una volta 'caldo' guadagnerebbe un paio di punti rispetto al limite regolamentare. Ipotesi che la federazione indagherà con una doppia misurazione (a caldo e a freddo) solo a partire da giugno. Ma allora, nel caso, la stagione rischierebbe di essere già segnata. E a proposito di scuderie, quest'anno sarà ricordato come quello di due debutti importanti. Il primo è quello di Audi , che ha rilevato Sauber e ha sviluppato la ventura compresa di motore. Il secondo di Cadillac , che invece ha scelto di farsi spingere da un motore Ferrari. Il tutto in attesa di scoprire, forse all'ultima gara di dicembre ad Abu Dhabi, se Lando Norris riuscirà a tenersi il numero uno.
- Per Heinz Beck un treno in Laguna
Heinz Beck, Orient Express Venezia (courtesy Allumeuse) Dopo aver legato il suo nome al mito dell' Orient Express , Heinz Beck , l’uomo delle tre stelle Michelin alla Pergola di Roma, ha scelto la Laguna per la sua nuova tappa gastronomica. La nuova destinazione si trova nel cuore del sestiere di Cannaregio all'interno di un esclusivo hotel firmato proprio dal treno più iconico del mondo. Si chiama Orient Express Venezia, il suo ristorante ha solo venti coperti mentre la cornice è quella di Palazzo Donà Giovannelli . Parliamo di una dimora storica le cui fondamenta risalgono al quattrocento. Rimaneggiata nell'Ottocento dal re dei restauri veneziani Gian Battista Meduna (La Fenice e San Marco), è stata la casa del Duca d’Urbino e persino una pinacoteca leggendaria, dove tra gli altri trovò ospitalità La Tempesta di Giorgione . Ora, dopo otto anni di lavori guidati dall'architetto Aline Asmar d’Amman , e con l'arrivo di Beck, il palazzo ha riaperto i battenti nella sua pienezza. potendo contare, tra l'altro, anche sull'affaccio su Rio di Noale e un giardino segreto di 300 metri quadrati. Per quanto riguarda il menù, lo chef tedesco, ma ormai italiano d'adozione, ha pensato a un menù ispirato alla Laguna, al mediterraneo e ai suoi ingredienti. Un percorso orchestrato all'atto pratico dallo chef resident Pasquale Rivetti . A tavola dunque e tra gli altri, ci sono piatti che sanno di sale e di orto, come la Ricciola con latticello affumicato e limone in conserva , o il Gambero rosso che gioca con le carote e le alghe locali. E se invece volete sentirvi un po' Hercule Poirot , c'è il Wagon Bar. Omaggio alle carrozze storiche dell'Orient Express, ma rivisto con un tocco Art Déco.
- Le sculture da indossare di Misha Kahn
Menisco Convesso di Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano) di Simona Airoldi Abbandonare la frenesia della metropoli per scivolare in un organismo vibrante e surreale. Nel varcare la soglia della BABS Art Gallery per visitare Menisco Convesso di Misha Khan , la sensazione è quella di immergersi in un universo parallelo e straniante. Lo spazio è dominato da imponenti architetture morbide, con teli in tessuto da paracadute gonfiati ad aria che sembrano respirare. «Volevo riprodurre una specie di brodo primordiale dentro cui far galleggiare i miei gioielli», ha spiegato l’artista americano: «Perché hanno delle componenti che sembrano organiche e allo stesso tempo futuristiche». Pareti tattili e fluttuanti, cucite dallo stesso Khan, che accolgono i suoi pezzi come se fossero nati al loro interno. Un allestimento che è la perfetta metafora del lavoro di questo giovane artista basato a Brooklyn che, rifuggendo la sterilità del minimalismo, popola mondi onirici con opere scaturite da un ingegno apparentemente sconfinato e bizzarro. Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano) Ogni monile è un'entità che spinge i confini della materia, scolpito con elementi nobili e resistenti come argento e titanio, e forme che sfidano la percezione. Per una gioielleria unisex che diventa scultura di fruizione quotidiana, con pietre levigate e montature sagomate. Anelli, pendenti, spille e bracciali appaiono come liquidi solidificati e fossili teletrasportati dal futuro. È l'innovazione tecnologica che si fonde in armonia con la pratica manuale. Barbara Lo Bianco , fondatrice della galleria, la prima in Italia interamente dedicata ai gioielli d’artista, ha voluto creare un itinerario espositivo, aperto al pubblico fino all’8 maggio 2026, che sfida i confini tra arte, artigianato e design: «Dare vita alle idee di Misha è stata una sfida che ha richiesto mani esperte di orafi-ingegneri, impegnati con chiusure nascoste, incastonature sospese e smaltature a cattedrale». Non solo, ha continuato la gallerista: «Entrare nel suo mondo ti fa sentire in una wunderkammer matta, ma allo stesso tempo strutturata, pensata, armonica, perché quella di Misha è una visione da cui è facile farsi catturare, ma complicata da realizzare».












