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Le sculture indossabili di Misha Kahn

  • 39 minuti fa
  • Tempo di lettura: 2 min
Menisco Convesso di Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano)
Menisco Convesso di Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano)

di Simona Airoldi Abbandonare la frenesia della metropoli per scivolare in un organismo vibrante e surreale. Nel varcare la soglia della BABS Art Gallery per visitare Menisco Convesso di Misha Khan, la sensazione è quella di immergersi in un universo parallelo e straniante. Lo spazio è dominato da imponenti architetture morbide, con teli in tessuto da paracadute gonfiati ad aria che sembrano respirare.

«Volevo riprodurre una specie di brodo primordiale dentro cui far galleggiare i miei gioielli», ha spiegato l’artista americano: «Perché hanno delle componenti che sembrano organiche e allo stesso tempo futuristiche». Pareti tattili e fluttuanti, cucite dallo stesso Khan, che accolgono i suoi pezzi come se fossero nati al loro interno. Un allestimento che è la perfetta metafora del lavoro di questo giovane artista basato a Brooklyn che, rifuggendo la sterilità del minimalismo, popola mondi onirici con opere scaturite da un ingegno apparentemente sconfinato e bizzarro.

Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano)
Misha Khan (courtesy BABS Art Gallery Milano)

Ogni monile è un'entità che spinge i confini della materia, scolpito con elementi nobili e resistenti come argento e titanio, e forme che sfidano la percezione. Per una gioielleria unisex che diventa scultura di fruizione quotidiana, con pietre levigate e montature sagomate. Anelli, pendenti, spille e bracciali appaiono come liquidi solidificati e fossili teletrasportati dal futuro.


È l'innovazione tecnologica che si fonde in armonia con la pratica manuale. Barbara Lo Bianco, fondatrice della galleria, la prima in Italia interamente dedicata ai gioielli d’artista, ha voluto creare un itinerario espositivo, aperto al pubblico fino all’8 maggio 2026, che sfida i confini tra arte, artigianato e design: «Dare vita alle idee di Misha è stata una sfida che ha richiesto mani esperte di orafi-ingegneri, impegnati con chiusure nascoste, incastonature sospese e smaltature a cattedrale».


Non solo, ha continuato la gallerista: «Entrare nel suo mondo ti fa sentire in una wunderkammer matta, ma allo stesso tempo strutturata, pensata, armonica, perché quella di Misha è una visione da cui è facile farsi catturare, ma complicata da realizzare».

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