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Una Pasqua in calice

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min


Cantina (courtesy Laura Beames)
Cantina (courtesy Laura Beames)

Sci o costume da bagno? La vera differenza gastronomica tra Pasqua e Natale è tutta qui. Perché se a dicembre fa più o meno freddo in tutta Italia, ad aprile no, perché se in Valle d'Aosta si può festeggiare sulle piste innevate, con tuta e scarponi, in Sicilia la stessa cosa si può fare in spiaggia, ma in costume. D'altronde ci sarà un motivo se, navigando per siti di cucina, scopriamo che le ricette per un pranzo di Pasqua possono oscillare tra la cinquantina e il centinaio. La stessa cosa, ovviamente vale anche per quel che va versato in calice. E allora per quest'anno abbiamo scelto di ipotizzare due carte dei vini: ma non una di mare e una di montagna, che sarebbe troppo facile, piuttosto una italiana e una straniera. Con nomi e cognomi e tante sorprese.


Le Bollicine:


È un metodo classico Trento doc fatto con uve di Pinot nero e Chardonnay. È un dosaggio zero, cioé non ha zuccheri aggiunti, ha un profumo di crosta di pane e al palato è secco ed elegante. Può accompagnare tutto il pasto e non fa male al portafogli.







È uno champagne ottenuto da Pinot nero in purezza, ma con uve provenienti dai migliori vigneti: per quest'edizione prevalentemente da Tauxières. Il suo profumo è complesso e parte dalle note agrumate per finire con quelle minerali, mentre in calice si parte dal ribes e si finisce con un cenno di confettura. Anche questa bottiglia può accompagnare tutto il pasto, ma con un prezzo un po' più impegnativo.



I Bianchi:


Questo vino è l'omaggio di Francesco Bellocchio al nonno Fausto. Sì, proprio il campione ancora oggi simbolo del ciclismo italiano. È un bianco dei Colli Tortonesi Doc realizzato con uve Timorasso. È un vino per certi versi impegnativo i cui aromi, al naso richiamano erbe aromatiche e note minerali, mentre al palato è sapido con leggeri cenni agrumati. È perfetto per pesce e carni bianche e non costa un occhio della testa.



Gelveri-Manufactur, Keten Gömlek 2022

In questa cantina di Güzelyurt, villaggio della Turchia che si trova ai piedi del vulcano Hasan Dag nella Cappadocia occidentale, in soli tre ettari di vigna si coltiva solo Keten Gömlek, vitigno a piede franco le cui piante arrivano anche a duecento anni di età. Questo vino bianco macerato e affinato in anfora ha profumi speziati e vegetali, mentre il sorso ricorda il bergamotto e memorie balsamiche.




I rossi:


Benanti, Contrada Calderara Sottana 2022

Fondata da Giuseppe Benanti e oggi guidata dai figli Giuseppe, Antonio e Salvino in società con il gruppo Brave Wine di Renzo Rosso, questa cantina è una delle espressioni dell'Etna più interessante. Questo Etna Doc Rosso è speziato con note di frutta matura, mentre al palato è leggermente tannico ma con finale secco. Va bene con carne, formaggi stagionati e costa il giusto.



Jardin Oculto, Negra Criolla San Roque 2021

Jardin Oculto si trova nella valle del Cinti, in Bolivia, a 2.300 metri d'altezza e ha vigne di oltre duecento anni cresciute aggrappate (maritate) come rampicanti su altri alberi. Qui la vendemmia si fa di notte, perché dalla vigna alla cantina ci sono cinque ore di strada, compreso un passo posto a oltre tremila metri. Per quanto riguarda il vino, di Negra Criolla, al naso è tutto frutta matura e ribes, mentre nel calice si fanno avanti cannella e chiodi di garofano.



I dopo pasto:


Questa cooperativa di 135 soci sparsi in 11 comuni che vanno da Bolzano a Sud di Bressanone, è celebrata per i suoi vini bianchi e per la sua viticultura eroica. È per questo che il suo passito a base di Kerner va oltre le aspettative. Per un calice color oro intenso che sprigiona aromi di frutta esotica e sapori pieni e floreali. Perfetti per dessert, formaggi e meditazione a un giusto prezzo.



Rounagle è una realtà a conduzione familiare che si trova a Larroque sur L’Osse, a Ténarèze, Questo Aoc Armagnac Ténarèze è fatto con un assemblaggio di Ugni Blanc, Colombard, Folle Blanche e Baco Blanc che, dopo la vinificazione viene passato attraverso un alambicco, detto Armagnacais. E se il suo colore ambrato incute rispetto, come grado alcolico e prezzo, al naso è sorprendentemente delicato, mentre in bocca l'equilibrio è fatto di chiodi di garofano e frutti di bosco.

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