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- FESTIVAL DI HYÈRES 2024: MERCEDES-BENZ CELEBRA LA VISIONE SOSTENIBILE DI LOGAN MONROE GOFF
Moda e sostenibilità, un connubio ormai da qualche anno a questa parte fondamentale e imprescindibile. Guardando ad un futuro rispettoso, che voglia salvaguardare persone e ambiente, sempre più designer si stanno impegnando nel progettare collezioni ad hoc , facendo proprie quella consapevolezza e responsabilità necessarie per un domani migliore. In questo contesto vediamo collocato il Festival di Hyères - tenutosi lo scorso ottobre presso la suggestiva Villa Noailles in Costa Azzurra – giunto nel 2024 alla 39esima edizione. Come i precedenti, anche quest’anno ha voluto puntare i riflettori su giovani creativi emergenti nel campo del fashion, della fotografia e degli accessori, focalizzandosi in modo particolare su design sostenibili e innovativi. A celebrare la moda del futuro, l’evento ha visto la partecipazione di numerosi partner luxury, da Chanel a LVMH, da Hermès a Mercedes-Benz . Il brand automobilistico, in particolare, ha preso parte all’iniziativa per la quarta edizione consecutiva, mettendo in palio un riconoscimento volto a innalzare visioni sostenibili e creatività. Mercedes-Benz at the 39th Festival d’Hyeres. Shot by Lukas Müller Al Festival di Hyères, il trionfo della collezione Asphalt Cowboy Sotto l’occhio di una giuria esperta guidata da Nicola Di Felice , direttore artistico di Courrèges, l’ambito premio è stato quest’anno assegnato a Logan Monroe Goff , autore della collezione Asphalt Cowboy . Individuando il perfetto punto di incastro tra sartorialità e corse sulle due ruote, il giovane designer firma un look davvero vincente, dominato da una giacca motociclistica realizzata con inserti in tela e parti della tuta da corsa ormai dismessa del padre. Goff mostra così come materiali malconci, quasi dimenticati, possano in realtà andare incontro a una nuova vita, risultando (come in questo caso nello specifico) più fashionable che mai. Mercedes-Benz at the 39th Festival d’Hyeres. Shot by Lukas Müller. Look by Winner Logan Monroe Goff « In qualità di partner di lunga data del Festival di Hyères, ci sentiamo privilegiati nell’aumentare la consapevolezza del design di moda responsabile e della sostenibilità con il nostro Mercedes-Benz Sustainability Prize . Le nostre più vive congratulazioni vanno a Logan Monroe Goff. Siamo lieti di vedere come continuerà a sviluppare la sua carriera nel settore della moda e ad ampliare le sue conoscenze in questo campo ». Così afferma Rita Felder , Direttrice Comunicazione e Strategia di Marketing di Mercedes-Benz AG. La linea Asphalt Cowboy by Goff, insieme alle altre nove collezioni finaliste, sarà inclusa nella campagna promozionale 2025 della nuova Mercedes-Benz CLA . Un gesto importante questo, che accosta il celebre marchio tedesco all’innovazione e al sostenibile ad ampio spettro, inserendo lo stesso all’interno di una prospettiva orientata non solo al presente, ma anche e soprattutto al domani. Festival d'Hyères
- Villa Barbarich e Caffè Pedrocchi: viaggio nel cuore elegante del Veneto
Il Veneto , con la sua ricchezza di paesaggi, storia e cultura, è un territorio che incanta per la sua varietà. A pochi passi da Venezia , patria della Serenissima e custode di inestimabili tesori, si apre un mondo fatto di scorci naturali, antiche dimore e tradizioni senza tempo. Le dolci anse del fiume Marzenego, che serpeggia tra campagne e borghi, offrono un rifugio di tranquillità lontano dal clamore delle mete più note. È qui che storia e natura si incontrano in un dialogo armonioso, creando un contesto ideale per chi cerca un’esperienza autentica e al contempo raffinata. Al centro di questo scenario sorge Villa Barbarich , un gioiello rinascimentale che racchiude secoli di storia e una bellezza senza pari. Villa Barbarich: un’oasi rinascimentale di charme e relax Costruita nel XVI secolo come residenza estiva della nobile famiglia Malipiero, Villa Barbarich si erge sulle rive del Marzenego come testimonianza della grandezza della Serenissima. La villa rappresentava per la famiglia un luogo di svago e ritiro durante i mesi estivi, quando le alte temperature rendevano Venezia meno vivibile. Questa funzione di rifugio tranquillo e rigenerante è stata tramandata fino ai giorni nostri, arricchita da una ristrutturazione accurata che ne ha rispettato la storia e l’identità. Villa Barbarich, la dimora storica a pochi passi da Venezia Oggi Villa Barbarich è un raffinato boutique hotel, composto da 31 camere eleganti e ricche di dettagli che celebrano il fasto veneziano. Situate tra il corpo centrale e l’antica barchessa, le camere offrono una varietà di esperienze, dalle suite con soffitti lignei e lampadari in vetro di Murano, ai raffinati ambienti con giardini privati che si affacciano direttamente sulla piscina. Ogni stanza, arredata con tessuti pregiati, pavimenti in pietra e bagni in marmo, combina il fascino della storia con i comfort moderni, rendendo il soggiorno un viaggio nel tempo. Lo stile veneziano delle camere di Villa Barbarich Gusto, eleganza e natura: l’anima poliedrica di Villa Barbarich Il cuore della villa è il piano nobile, dove si trova il ristorante. Qui, circondati da affreschi che raccontano miti e leggende del passato, è possibile gustare una cucina che omaggia il territorio. Il menù proposto dallo chef spazia dai sapori autentici della laguna ai prodotti freschi dell’orto della villa, offrendo piatti che celebrano la stagionalità e le tradizioni locali. Non manca l’attenzione per i dettagli: erbe aromatiche raccolte al momento, una selezione di vini del Veneto e una presentazione impeccabile contribuiscono a rendere ogni pasto un’esperienza indimenticabile. La cucina territoriale di Villa Barbarich La villa non è solo una meta per viaggiatori in cerca di relax, ma anche una location versatile per eventi . Le sue sale eleganti, con dettagli decorativi che parlano di secoli di storia, e gli spazi all’aperto immersi nel verde rendono ogni occasione speciale, dal matrimonio ai meeting aziendali. Le eleganti sale di Villa Barbarich All’esterno, il parco che circonda Villa Barbarich rappresenta un vero e proprio polmone verde. Con i suoi 20.000 mq di alberi secolari, vialetti curati e una piscina incastonata nel verde, è l’ambiente ideale per lunghe passeggiate, momenti di meditazione o semplicemente per concedersi un’ora di lettura in totale tranquillità. Gli alberi secolari di Villa Barbarich La posizione della villa è un altro punto di forza: facilmente raggiungibile da Venezia e ben collegata con le principali attrazioni del Veneto, è una base ideale per esplorare i Colli Euganei, le colline del Prosecco e città come Padova e Treviso. Per chi preferisce spostarsi senza stress, Villa Barbarich offre una navetta gratuita per Venezia e un comodo parcheggio per chi arriva in auto. Un viaggio nel gusto: il Caffè Pedrocchi A circa 40 minuti di auto da Villa Barbarich, il cuore storico di Padova ospita un luogo che è molto più di un semplice caffè: il Caffè Pedrocchi , un’istituzione che dal 1831 rappresenta l’eleganza e la vivacità intellettuale della città. Nato dal desiderio di Antonio Pedrocchi di creare il “Caffè più bello della Terra”, l’edificio progettato dall’architetto Giuseppe Jappelli è oggi uno dei simboli della Padova neoclassica. Il Caffè Pedrocchi è noto come il “Caffè senza porte” per la sua tradizione ottocentesca di non chiudere mai, un aspetto che lo rese punto di riferimento per intellettuali, artisti e viaggiatori di ogni epoca. Tra i suoi frequentatori più illustri si annoverano figure come Stendhal, Gabriele D’Annunzio, George Sand e Alfred De Musset. L’architettura interna del Caffè è un capolavoro che mescola stili e atmosfere: dalla solenne Sala Bianca , teatro di eventi storici come le insurrezioni del 1848, alla Sala Rossa , cuore pulsante del locale, fino alla Sala Verde , luogo di studio e rifugio per gli studenti padovani. Ogni sala ha una sua identità precisa, riflessa nei colori e nei dettagli, e custodisce storie che aspettano di essere raccontate. La Sala Bianca di Caffè Pedrocchi La Sala Rossa di Caffè Pedrocchi La Sala Verde di Caffè Pedrocchi Oltre agli spazi storici, il Caffè Pedrocchi oggi è un luogo dove la tradizione incontra la modernità. La cucina del ristorante propone menu ricercati che valorizzano i prodotti locali, perfetti per una pausa raffinata a qualsiasi ora della giornata. È inoltre possibile degustare il famoso Caffè Pedrocchi , una bevanda unica con panna e menta, simbolo del locale. Il ricercato menu di Caffè Pedrocchi Il famoso Caffè Pedrocch Il Caffè è anche un crocevia culturale, con eventi, mostre e iniziative che rendono omaggio al suo ruolo di centro di aggregazione e scambio. Una visita qui non è solo un’esperienza gastronomica, ma anche un’immersione nella storia e nella cultura di Padova. Un itinerario tra storia e cultura L’accoppiata Villa Barbarich e Caffè Pedrocchi offre un itinerario che combina relax, arte e sapori. Partendo dalla quiete della villa, bastano meno di tre quarti d’ora in auto per raggiungere il cuore di Padova e lasciarsi sedurre dalla magnificenza del Pedrocchi. Due esperienze che si completano, regalando un’immersione totale nel fascino di un territorio che sa raccontare la sua storia con grazia e discrezione. Questa è la bellezza del Veneto: un luogo dove ogni angolo nasconde una storia e ogni viaggio diventa un racconto.
- Il futuro della profumeria artistica: innovazioni e tendenze
Un viaggio immersivo tra le nuove tendenze emergenti nella profumeria di nicchia La profumeria di nicchia, con la sua capacità di sfuggire ai canoni commerciali e di abbracciare una visione più personale e raffinata, rappresenta oggi un fattore di interesse in costante crescita per un pubblico sempre più desideroso di autenticità e unicità . Le fragranze di nicchia sono le creazioni olfattive ideali, in un mondo in cui il profumo sta oltrepassando il ruolo di semplice accessorio, per diventare veicolo di narrazioni profonde e complesse . Destinata ad influenzare sempre di più il mercato profumiero in toto, la profumeria artistica si sta ora addentrando in un sentiero di innovazioni e nuove tendenze , che rivoluzioneranno il settore, tra recupero di culture antiche, desideri proibiti e stati di benessere psicosensoriale. Verso un linguaggio più accessibile Il futuro della profumeria artistica si dirige verso un'apertura sempre più marcata a un pubblico vasto e diversificato , non più ristretto a collezionisti o intenditori, ma capace di coinvolgere nuovi appassionati, in particolare tre le ultime generazioni . Questa evoluzione è resa possibile da un cambio di linguaggio e di comunicazione che avvicina il mondo complesso e affascinante delle fragranze d'autore a un pubblico più ampio, curioso e spesso giovane. È emblematico, in questo senso, il lavoro che realtà come 50 ml , Profumeria Artistica a Milano e shop online di profumi di nicchia, stanno portando avanti. Attraverso una comunicazione fluida, moderna e diretta , riescono a rendere le fragranze di nicchi a non solo desiderabili , ma anche comprensibili e accessibili , senza perdere l'aura di raffinatezza che le contraddistingue. I giovani , con sensibilità verso l'arte e un crescente bisogno di autenticità , trovano in queste fragranze non solo un modo per esprimere la propria individualit à, ma anche un linguaggio olfattivo che riflette il loro stile di vit a, sempre più orientato verso l’unicità e la sostenibilità . La profumeria araba: una nuova fonte di fascinazione La profumeria araba è una fonte di fascinazione sempre più influente nella Profumeria Artistica. Opulenti e dal fascino senza tempo, i profumi arabi costruiscono un solido ponte che collega tradizione e innovazione, un connubio interessante per i creatori di Profumi Artistici . Tra i profumi arabi più chiacchierati del momento, spicca sicuramente Salt di Atyab Al Marshoud , un prezioso spray per corpo e capelli che con le sue note di oud e ambra richiama il fascino dei palazzi arab i, ma in un formato - quello spray – comodo da portare fuori casa e dal design moderno . Impossibile non citare anche l’ Eau de Parfum Uomo Amouage Interlude, il cui sentore esprime equilibrio tra caos e serenità . Questi profumi ci conducono in un viaggio in cui la tradizione dialoga con la modernità , evocando emozioni ancestrali in una veste contemporanea . Bianco Latte Tra tenerezza e peccato: le dolci tentazioni dei profumi gourmand Le Fragranze Gourmand hanno dominato la scena della Profumeria Artistica recente: un trend destinato a perdurare. Golosi e avvolgenti, i profumi gourmand continuano a conquistare con la loro capacità di risvegliare ricordi intimi . Bianco Latte , con le sue note cremose e vellutate , incarna perfettamente questo stile, ricreando l'idea di un dolce dessert olfattivo . È un profumo che riscalda l’anima, rievocando momenti di tenerezza e comfort . Dall’altro lato, emerge un’altra tipologia di gourmand , meno innocenti e più peccaminose. Pensiamo a Forbidden Words , che esplora il lato più oscuro del gourmand , mescolando accordi zuccherini con note più profonde e misteriose , quasi a voler stuzzicare i sensi in un gioco di attrazione . Un vero e proprio peccato olfattivo, in grado di catturare l’attenzione e lasciare un’impronta indelebile. Benessere in boccetta Negli ultimi anni, il concetto di benessere ha preso il centro della scena anche nel mondo delle fragranze . I profumi che evocano sensazioni di pulizia e freschezza sono particolarmente apprezzati per la loro capacità di donare equilibrio e serenità . Blanche di Byredo è l'epitome di questa tendenza: un profumo che sa di pulito , come se fosse un soffio d' aria fresca , che trasmette purezza e semplicità . Allo stesso modo, Not a Perfume di Juliette Has a Gun si fonde con la pelle per creare una firma olfattiva unica , adattandosi al suo portatore in modo intimo e – a tratti - segreto . Per chi, poi, desidera lasciare un’impressione positiva e distinta anche a lavoro, il profumo Piazza Affari di Milano Fragranze è la nuova tendenza della nicchia che fa per loro: incarna l’essenza della professionalità e del dinamismo . Ideale per l’ufficio (e non solo), questa fragranza si distingue per la sua sofisticata energia positiva , riuscendo a coniugare discrezione e buone vibrazioni in modo impeccabile. Un profumo che ispira fiducia e ottimismo, senza mai risultare invadente o eccessivo. Meo Fusciuni Profumi d’autore La “Profumeria d’Autore”, una tendenza sempre più affermata nel mondo della nicchia, offre una visione totalmente inedita delle fragranze. Meo Fusciuni , con i suoi profumi ispirati ai viaggi, (introspettivi, fisici oppure entrambi assieme) rappresenta uno dei massimi esempi di questa corrente. La sua creazione Sogni è un viaggio onirico , fatto di note che si intrecciano come ricordi lontani , evocando immagini e sensazioni difficili da afferrare , ma impossibili da dimenticare . D’altra parte, Viole Nere gioca con le contraddizioni , mescolando oscurità e luce in una danza olfattiva che intriga e affascina. Questi profumi concetto non sono solo fragranze, ma esperienze multisensoriali , che ci invitano a esplorare mondi invisibili, immateriali e profondamente evocativi: delle creazioni olfattive che rispondono perfettamente al crescente desiderio di autenticità e unicità da parte degli appassionati di profumi. Il futuro della profumeria di nicchia si presenta come un mosaico vibrante di emozioni, culture e innovazioni. Le tendenze emergenti che abbiamo esplorato riflettono non solo un'attenzione crescente per la qualità e l’artigianalità , ma anche un desiderio di esperienze olfattive profonde e significative. Che si tratti di evocare antiche tradizioni, dolci tentazioni o concetti astratti, la profumeria di nicchia continua a spingersi oltre i propri confini , regalando al pubblico fragranze capaci di raccontare storie, suscitare emozioni e lasciare un segno indelebile.
- Isole di luce: quando il Lago Maggiore illumina l'inverno
L’inverno, per il Lago Maggiore, è una stagione di rara poesia. Lontano dalla vivacità estiva, questo specchio d’acqua incastonato tra Piemonte, Lombardia e Svizzera si svela con un fascino discreto, quasi intimo. I paesaggi si tingono di tonalità più morbide, le rive sono avvolte in una quiete che invita alla scoperta e alla riflessione. In questo scenario prende vita la seconda edizione di Isole di Luce – The Circle of Lights , un evento che da metà novembre fino a gennaio trasforma due delle isole più celebri del Golfo Borromeo, l’ Isola Bella e l’ Isola dei Pescatori , in veri e propri scrigni di luce. Promosso dal Distretto Turistico dei Laghi , con il supporto della Regione Piemonte , l’evento rappresenta una celebrazione invernale del territorio, un’occasione per viverlo al di là delle stagioni più tradizionali. Isole di Luce Lago Maggiore, ph. Marco Benedetto Cerini Inverno, stagione da scoprire sul Lago Maggiore L’inverno è spesso trascurato come stagione turistica, eppure sul Lago Maggiore si rivela straordinariamente ricco di opportunità. Con meno affollamento rispetto ai mesi caldi, il territorio regala una prospettiva unica su luoghi iconici come Stresa e Baveno, località che fungono da punti di osservazione privilegiati per ammirare l’illuminazione delle isole. " Il nostro obiettivo è duplice: da un lato, vogliamo destagionalizzare il turismo; dall’altro, desideriamo regalare un’esperienza capace di rimanere impressa nella memoria di chi la vive ," spiega Francesco Gaiardelli , Presidente del Distretto Turistico dei Laghi. In questo periodo, una passeggiata lungo i lungolaghi si arricchisce di scorci illuminati, i giardini si rivelano sotto una luce diversa e il calore delle locande storiche e dei caffè sul lago offre caldo rifugio nelle giornate più fredde. Isole di Luce Lago Maggiore, ph. Marco Benedetto Cerini Luci che raccontano il territorio delle Isole Borromee Il cuore dell’evento è rappresentato dalle due isole protagoniste, illuminate grazie alla creatività di OLO Creative Farm , uno studio di design e comunicazione visiva che ha saputo unire tecnologia e poesia. " Con Isole di Luce , vogliamo valorizzare l’unicità di questi luoghi attraverso un progetto che celebra la bellezza del paesaggio, ma anche la cura per la loro storia ," afferma Massimiliano De Ponti , Presidente di OLO Creative Farm. L’ Isola Bella , con il suo Palazzo Borromeo e i giardini terrazzati, prende vita in uno spettacolo che richiama l’alba, con tonalità calde e delicate che si riflettono sulle acque del lago. La narrazione luminosa si ispira anche ai dettagli decorativi del palazzo: le proiezioni richiamano le nature morte dipinte sui marmi della famiglia Borromeo, creando un dialogo tra arte e natura. Sull’ Isola dei Pescatori , invece, le luci evocano l’atmosfera del crepuscolo, con toni che spaziano dal blu al celeste, immergendo i vicoli acciottolati e le case dai colori vivaci in un’aura di mistero e fascino. Qui, le installazioni luminose si ispirano al cielo stellato e ai movimenti armoniosi di un banco di pesci, un omaggio alla tradizione peschereccia dell’isola. Per la realizzazione tecnica, il progetto si avvale anche della collaborazione di Giochi di Luce srl , che ha curato ogni dettaglio dell’illuminazione, assicurando un basso impatto ambientale e un’esperienza visiva di altissima qualità. Isole di Luce Lago Maggiore, ph. Marco Benedetto Cerini Un progetto corale nel Golfo Borromeo La riuscita di Isole di Luce è frutto di una rete di collaborazioni tra pubblico e privato. Oltre al Distretto Turistico dei Laghi e alla Regione Piemonte , partner essenziali sono il Comune di Stresa e la Terre Borromeo S.A.G. S.r.l. , proprietaria dell’Isola Bella. L’evento è stato sostenuto anche da realtà locali come Villa e Palazzo Aminta , che ha ospitato la presentazione ufficiale. " Siamo orgogliosi di riportare un evento così suggestivo sulle nostre isole – dichiara Marcella Severino , Sindaco di Stresa. – È un’occasione unica per valorizzare il territorio e prolungare la stagione turistica. Sono certa che i visitatori rimarranno incantati dall’atmosfera creata da queste installazioni luminose ." Isole di Luce Lago Maggiore, ph. Marco Benedetto Cerini Isole di Luce è un invito a rallentare Un viaggio al Lago Maggiore in inverno è un’esperienza che invita a rallentare. Tra una visita all’Isola Bella, con il suo palazzo barocco e i giardini all’italiana, e una passeggiata tra i vicoli dell’Isola dei Pescatori, c’è tempo per scoprire le eccellenze locali. Imperdibile è un assaggio delle Margheritine di Stresa , i biscotti creati per la Regina Margherita e ancora oggi uno dei simboli gastronomici del territorio. Con Isole di Luce , il Lago Maggiore si riappropria del suo splendore anche nella stagione più fredda. È un invito a scoprire la bellezza che il turismo lento e le atmosfere intime dell’inverno sanno regalare, tra storia, natura e un tocco di magia. Isole di Luce è un evento gratuito, accessibile da Stresa con battelli regolari o tour privati. Il consiglio è di visitare entrambe le isole per coglierne la diversità e la complementarità: l’Isola Bella regale e sontuosa, l’Isola dei Pescatori autentica e accogliente.
- Hair routine perfetta: tutti i prodotti indispensabili
Una chioma fluente e sana è il sogno di chiunque e per ottenerla basta seguire la giusta hair routine. Prendersi cura dei propri capelli infatti, aiuta non solo a renderli più forti e resistenti alle intemperie, al calore di piastra e phon e agli stress quotidiani, ma anche a farli apparire più luminosi, morbidi e facili da pettinare e acconciare. Ogni capello è diverso e ovviamente i capelli ricci non possono essere trattati come i capelli lisci, e viceversa. Ci sono però dei prodotti per capelli indispensabili, che tutti dovrebbero avere in casa. Hair routine Scrub ed esfolianti Una hair routine che si rispetti deve iniziare rigorosamente dallo scrub o dall’ esfoliante per capelli . Questo prodotto elimina tutte le cellule morte in eccesso che rimangono sia sui capelli che sul cuoio capelluto, aiutando la chioma a rimanere sempre leggera e luminosa. Inoltre, effettuare un massaggio sulla cute durante l’applicazione aiuta anche a migliorare la circolazione , liberare i follicoli e favorire la crescita dei capelli. Questo trattamento andrebbe fatto una volta a settimana, oppure ogni due settimane se si ha una cute sensibile. Shampoo Successivamente si deve passare al lavaggio dei capelli con lo shampoo . Per ogni tipo di capello esiste uno shampoo ideale, che tratti al meglio le specifiche caratteristiche del cuoio capelluto. Scegliere lo shampoo giusto è essenziale per non avere problemi di secchezza, irritazioni o capelli spenti. Balsamo o maschera Dopo lo shampoo, è il momento del balsamo o della maschera nutriente. Entrambi questi prodotti aiutano i capelli a ritrovare il nutrimento di cui hanno bisogno e a riparare i danni su tutte le lunghezze. Solitamente è consigliabile lasciare in posa balsamo e maschere per qualche minuto, e poi risciacquare abbondantemente. Nel caso in cui i capelli siano particolarmente sfibrati, la maschera si può applicare anche prima del lavaggio, con un tempo di posa più lungo. Termoprotettore Tra il balsamo e l’asciugatura, è fondamentale applicare sui capelli un termoprotettore senza risciacquo. Questo prodotto crea una barriera protettiva sulla chioma e impedisce al calore di phon e piastra di intaccare la struttura del capello e di danneggiarlo. Inoltre, offre un nutrimento supplementare, allunga la durata dello styling e fa apparire i capelli molto più luminosi, setosi e sani. Hair routine Olio per capelli L’ultimo step di una hair routine perfetta è l’ olio per capelli , da applicare solo sulle lunghezze. Questo prodotto, da utilizzare dopo lo styling, è perfetto sia per conferire ai capelli un apporto extra di nutrienti, per far durare più a lungo la piega e riparare le punte dagli urti e dagli stress a cui sono sottoposte quotidianamente. Qualche consiglio extra Per avere dei capelli sempre forti e in salute è importante usare gli strumenti giusti , che vanno dai phon di buona qualità alle spazzole poco aggressive. Inoltre, è consigliabile non lavare i capelli tutti i giorni e non frizionarli con l’asciugamano per rimuovere l’acqua in eccesso. Al posto di questo gesto comunissimo, è preferibile tamponare i capelli in modo delicato, e procedere poi all’asciugatura con il phon. Infine, un uso eccessivo di elastici, piastra e ferro per capelli può portare all’indebolimento della struttura capillare, motivo per cui si devono usare sempre con parsimonia e senza mai eccedere.
- Venezia e l’arte: Jacopo Ascari trasforma Palazzo Venart in un viaggio visivo
Il 25 ottobre, il prestigioso Palazzo Venart di Venezia è diventato il palcoscenico di un evento straordinario che ha unito arte, architettura e l’eccellenza dell’artigianato italiano. Un cocktail esclusivo ha dato il via al vernissage di una mostra unica, dove l’illustratore Jacopo Ascari , in dialogo con Matteo Ward, ha presentato una serie di opere che esplorano le città italiane più iconiche: Venezia , Roma , Milano e Firenze . L'esposizione, che ha fatto parte della Venice Fashion Week , è una riflessione visiva sull'identità di questi luoghi attraverso gli occhi di un artista che ha saputo catturarne la memoria, l'anima e la bellezza. L'illustratore Jacopo Ascari a Palazzo Venart Un progetto che unisce arte, architettura e tradizione Curato da Lorenzo Cinotti di Venezia da Vivere , il progetto è un'esperienza immersiva che celebra le magnifiche location del gruppo LDC Hotels Italy , unendo l'arte dell'illustrazione di Ascari con l’eccellenza dell’artigianato veneziano. Le opere in mostra offrono una visione fantastica delle città, rappresentate non solo come metropoli ma come autentiche “civitas”, dove la memoria dei luoghi e la loro dimensione identitaria prendono vita. Ma non è solo l’arte a stupire: ad arricchire l’esperienza visiva, Ascari ha creato anche quattro mappe fantastiche che reimmaginano queste città, fondendo il passato e il presente in un’unica visione onirica. Un’intima connessione con Venezia Il cuore dell’esposizione è Venezia stessa. Il Palazzo Venart , gioiello storico della città, ha ospitato le opere in un dialogo stretto con le sue architetture, che sembrano amplificare il significato di ciascun disegno. L’artista ha scelto di reinterpretare i boutique hotel del gruppo LDC , che divengono protagonisti di un racconto visivo, in cui ogni hotel è rappresentato come una finestra aperta su una città che vive e respira. Le illustrazioni di Ascari sono inserite in cornici lignee realizzate su misura da Lunardelli Venezia , impreziosite da mosaici in smalto di vetro e foglia d'oro della storica Fornace Orsoni Venezia 1888 . Un lavoro che non solo celebra la bellezza dei luoghi, ma anche la maestria dell'artigianato locale, capace di elevare ogni opera a un pezzo unico, dall’incredibile valore estetico e simbolico. Palazzo Venart L’arte e l’artigianato si incontrano Le cornici, che sembrano quasi evocare camere con vista rinascimentali, ridefiniscono il concetto di monumentalità, proiettandolo nel presente. La scelta di utilizzare materiali pregiati come il legno e il mosaico non è casuale: è un omaggio alla tradizione artigianale veneziana, che in questo caso si fonde perfettamente con la visione contemporanea di Ascari. Anche la sartoria Ramosalso ha contribuito all’opera, realizzando coperture a protezione delle illustrazioni tramite tessuti preziosi recuperati con un processo di upcycling , che rende ogni pezzo non solo un'opera d’arte, ma anche un gesto di sostenibilità. Le opere di Jacopo Ascari Un dialogo tra tradizione e innovazione Secondo Lorenzo Cinotti , ideatore del progetto, le opere di Ascari trasformano spazi storici come Palazzo Venart e Palazzo Portinari Salviati in mondi architettonici che convivono attraverso diverse dimensioni temporali, creando un ponte tra il passato e il futuro. La mostra rappresenta un'armoniosa sintesi di tradizione e innovazione , dove ogni elemento, dalle mappe alle cornici, esprime un omaggio alla grandezza dell’arte e dell'architettura italiane. Luana Mazzega , General Manager di Palazzo Venart, sottolinea come l'evento non solo valorizzi le opere di Ascari, ma trasformi lo stesso palazzo in un “contenitore vibrante di cultura”, che fa risplendere l’anima profonda di Venezia. Le magnifiche illustrazioni diventano così un invito a riflettere sulla memoria dei luoghi , su ciò che è passato e su ciò che è ancora possibile vivere. L'illustratore Jacopo Ascari a Palazzo Venart Un viaggio che va oltre i confini Dopo il vernissage a Venezia, le opere di Jacopo Ascari voleranno verso Taiwan , dove continueranno il loro viaggio come ambasciatrici della bellezza e della cultura italiana. Un’esposizione che non solo celebra le città italiane, ma racconta una visione universale di arte, identità e tradizione che parla al cuore di ogni spettatore. Un’occasione imperdibile per immergersi nel mondo di Ascari e scoprire, attraverso i suoi occhi, le storie nascoste dietro le facciate delle città italiane, raccontate come non le avete mai viste prima.
- Kinder Garden, tra alienazione e crescita: il viaggio sonoro di Ormoni
Ormoni , l'album uscito lo scorso 25 ottobre, segna la nuova fase del percorso artistico e personale di Kinder Garden , nato come collettivo musicale nel 2017 che si è evoluto nel progetto solista di Francesco Menna . Questa nuova raccolta di otto tracce è un viaggio tra sonorità che spaziano dal synth pop contemporaneo all’indie pop elettronico, passando per influenze jazzistiche, rap e incursioni nella club culture. Ormoni è un racconto musicale ricco di contrasti, in cui atmosfere decadenti e riflessioni disilluse si mescolano a una scrittura leggera, sospesa tra immaginazione e critica sociale. Anticipato dai singoli Chinaglia , Parioli4ever e Umana , l’album esplora temi come l’alienazione, il disagio e le dinamiche relazionali, toccando la tecnologia e le sue implicazioni sull’identità umana. Questi brani rappresentano per Francesco un simbolo di evoluzione e una riflessione sulla propria crescita artistica e personale. Attraverso le sonorità del disco, Kinder Garden racconta la fine dei vent’anni come una fase di trasformazione e di confronto con le proprie radici, cercando una coerenza che possa andare oltre le transizioni sociali e relazionali. Kinder Garden «Più che le esperienze alla fine rimangono le persone con cui le vivi, soprattutto nella musica» Come è stato lavorare in studio su un progetto solista dopo l’esperienza del collettivo? Hai scoperto qualcosa di nuovo su di te come artista? È stato molto divertente e molto impegnativo allo stesso tempo, chiaramente ha richiesto più tempo del solito. Essendo da solo mi sono sentito libero di lasciarmi andare e seguire l'istinto su tutte le scelte del disco, per cui sia le sensazioni negative che quelle positive venivano amplificate dalla responsabilità. Era la prima volta che lavoravo in studio con una band, per cui ho imparato molto, ad esempio a considerare alcuni parametri nell'arrangiamento di una canzone che prima ignoravo, o altri aspetti che sento che mi hanno arricchito. Parlando dell'album racconti « Questo album è il mio passaggio attraverso la fine dei 20 anni » . Quali esperienze ti porti dietro in questi 8 anni dall'uscita del primo album? Beh in 8 anni sono successe molte cose chiaramente e il mio rapporto con la musica è cambiato molto, ma se devo pensare a delle esperienze specifiche faccio fatica a visualizzare qualcosa. Più che le esperienze alla fine rimangono le persone con cui le vivi, soprattutto nella musica. Anche di questo disco alla fine io ricorderò la ragazza con cui stavo mentre l'ho scritto, gli amici che vedevo o i musicisti con cui ho lavorato, più che le canzoni. Mi auguro che sia così anche per l'ascoltatore. L’alienazione e la disillusione sono temi ricorrenti nei tuoi testi. Quali esperienze personali o osservazioni ti hanno spinto a esplorare questi temi? Ho avuto un'adolescenza abbastanza turbolenta, con momenti non proprio felici che sicuramente mi hanno portato a vedere le cose da un certo punto di vista, di cui però preferirei non parlare nello specifico. In generale penso che nel 2024 mantenere viva un'illusione sia veramente difficile, ammiro molto chi riesce a farlo su cose concrete tipo la famiglia o la politica, io sento di riuscirci solo su cose che sono già illusorie di loro, tipo il calcio o appunto le canzoni. Kinder Garden «Mi piacerebbe scrivere essendo "costretto" a muovermi in un campo limitato» Il pezzo Umana tratta dell’intelligenza artificiale e della sua evoluzione. Come pensi che la tecnologia stia cambiando il modo in cui le persone si relazionano e interagiscono, soprattutto nei tuoi coetanei? Io odio la tecnologia in ogni sua forma, non ho interesse nell'imparare ad utilizzare strumenti che non siano il mio corpo e il mio cervello, fatta eccezione per la playstation a cui gioco spesso e il cellulare, che sono costretto ad avere. Per il resto non guido la macchina, non uso il computer, non guardo più la tv, non cucino, insomma provo sempre ad evitare di interfacciarmi direttamente con oggetti tecnologici. Anche nella musica passo sempre attraverso delle altre persone che lo fanno al posto mio. Per finire di rispondere alla domanda direi che le persone che usano i social network per conoscersi o per comunicare abbiano una sorta di malattia mentale dalla quale vorrei rimanere immune. Quali sono i riferimenti che ti ispirano di più oggi? Non so se mi ispirano, ma gli artisti che ascolto di più in questo momento sono Brian Wilson, Lucio Battisti e Prince. Quanto spazio lasci all’improvvisazione e alla spontaneità nel processo creativo, considerando le influenze jazzistiche e rap nel tuo background? Io considero l'improvvisazione come un metodo di composizione in tempo reale. Partendo da questo presupposto, ogni cosa che scrivo parte, o almeno dovrebbe, da un impulso della stessa natura di quello improvvisativo. La padronanza di un linguaggio come può essere quello jazzistico attraverso uno strumento, o quello del rap attraverso le parole, serve a ridurre al minimo il tempo che passa dalla nascita di un'idea alla sua messa in atto, per cui più la conoscenza dei materiali sarà approfondita più sarà semplice impiegare le energie al servizio della musica. Dopo Ormoni , quali direzioni ti piacerebbe esplorare nella tua musica? Mi piacerebbe scrivere delle canzoni per un film, o in generale collaborare con qualche artista che non fa musica, magari partendo prima da una sua idea. Sostanzialmente mi piacerebbe scrivere essendo "costretto" a muovermi in un campo limitato. Penso anche di voler inziare a lavorare con un autore. Mi sto rendendo conto che mettere in musica le parole di altri mi porta a scrivere canzoni che hanno un carattere diverso dal solito, ovviamente. Cover album
- La bellezza naturale conquista nuove strade: l'era degli allenamenti per il viso
In un’epoca in cui la ricerca del benessere e della bellezza si sposta sempre più verso tecniche non invasive, l’idea di allenare il viso come il resto del corpo sta emergendo con forza. Il focus si sposta dal semplice trattamento della pelle alla stimolazione profonda della muscolatura facciale, un approccio che punta a migliorare tonicità ed elasticità in modo naturale. A Roma, il nuovo FaceTraining® Studio segna un passo avanti in questa direzione, offrendo un’esperienza innovativa che fonde manualità esperte e tecnologia. FaceTraining® Studio, Salone in via Vittoria 76 Roma FaceTraining® Studio: un nuovo approccio alla cura del viso In via Vittoria 76, FaceTraining® Studio rappresenta una novità assoluta per l’Italia: una « palestra per il viso » che sfida le convenzioni dei centri estetici tradizionali. « Non siamo un centro estetico, siamo una palestra per il viso, ed è la prima in Italia », sottolinea Veronica Rocca , fondatrice del metodo. La sua idea nasce da un’esigenza personale e da una lacuna che aveva notato nel settore: « Nel mondo dell’estetica in generale non c’era attenzione al livello muscolare. Tutti parlavano di pelle, ma le rughe sono causate da una contrazione anomala della fascia muscolare ». Rocca, con un background che spazia dalle scienze infermieristiche all’estetica medica, ha sviluppato un metodo che considera il viso come un insieme complesso di muscoli, tessuti e pelle. Questo approccio si riflette nel FaceTraining® Ritual , un trattamento passivo che combina tecniche manuali e movimenti studiati per rilassare e tonificare la muscolatura del viso. « Ogni fase è concepita come un vero e proprio allenamento, dallo stretching iniziale al defaticamento finale », spiega Rocca. Le fasi del FaceTraining® Ritual: un allenamento completo Il FaceTraining® Ritual si articola in più fasi, ognuna pensata per agire su aspetti diversi del viso. Si parte con lo stretching di collo, spalle e cuoio capelluto per favorire il rilassamento e la preparazione muscolare. « Poi andiamo a fare cardio , con movimenti veloci che stimolano il microcircolo », continua Rocca, descrivendo il protocollo che imita un allenamento corporeo. Segue la fase di definizione muscolare , durante la quale i muscoli del viso vengono manipolati per migliorare la tonicità. Il tutto si conclude con il defaticamento , spesso eseguito con strumenti come i Gua Sha in acciaio, disegnati per drenare i liquidi e perfezionare i contorni del viso. FaceTraining Ritual - Salone in via Vittoria 76 Roma Oltre alla manualità, FaceTraining® Studio utilizza dispositivi come l’ EMS (elettrostimolazione) per stimolare i muscoli con impulsi elettrici, e l’ idroporazione , che veicola principi attivi specifici per le esigenze di ogni cliente. « Abbiamo un piccolo device che manda impulsi elettrici ai muscoli, come un allenamento in palestra declinato per il viso », spiega Rocca, evidenziando come questo contribuisca a mantenere i muscoli sani e attivi, prevenendo la sarcopenia, il naturale assottigliamento muscolare legato all’età. L’offerta si completa con trattamenti come il coolifting , un flusso freddo di CO2 combinato con acido ialuronico per migliorare l’ossigenazione della pelle, e il massaggio intraorale , una tecnica profonda per rilassare i muscoli dall’interno della bocca. « Ogni percorso è personalizzato, cucito sulle esigenze del cliente », afferma Rocca. La possibilità di integrare questi trattamenti con corsi online e un libro dedicato rende il metodo accessibile anche a chi vuole mantenere i benefici a casa. Una filosofia olistica che conquista anche i professionisti del cinema Il metodo di FaceTraining® Studio ha catturato l’attenzione di una clientela varia, compresi attori e professionisti del cinema, che apprezzano la possibilità di mantenere un viso fresco senza compromettere l’espressività. « Alcuni attori mi dicono: ‘Non posso fare il Botox perché altrimenti perdo l’espressività’. Con il face training possono ottenere un lifting naturale e mantenere un aspetto autentico », spiega Rocca. La versatilità e l’efficacia del metodo stanno rapidamente creando un nuovo mercato, rispondendo a un’esigenza di bellezza che va oltre i trattamenti estetici tradizionali. Veronica Rocca, Fondatrice & CEO di FaceTraining®
- INTERVISTA A PIER LUIGI PASINO, DAGLI ESORDI ALLA SERIE NETFLIX "LA LEGGE DI LIDIA POËT"
Definire l’animo creativo di Pier Luigi Pasino attribuendogli un’unica etichetta risulta difficile, quasi impossibile. La sua esperienza artistica vive di stimoli molteplici - dalla musica alla scrittura , dalla recitazione alla regia – sempre motivata dal desiderio di raccontare storie, trasmettere messaggi ed emozionare. A partire dai primi studi presso il Teatro Stabile di Genova , l’attore (nonché cantante e autore) sfoggia un’identità sfaccettata e totalmente devota all’arte; un’indole che lo porterà poi a prendere parte in progetti musicali, teatrali e cinematografici. Pier Luigi Pasino è oggi nel cast della seconda stagione de La legge di Lidia Poët , serie Netflix disponibile dal 30 ottobre. Qui si cala nei panni di Enrico, fratello della protagonista Lidia, un personaggio interessante che, dalla prima alla seconda stagione, mostra un’importante evoluzione nel modo di pensare e comportarsi. All’inizio austero e irremovibile dalle sue convinzioni, nei nuovi episodi Enrico si mette in discussione, diventando parte di una rivoluzione sociale e politica, volta a garantire alle donne diritti fondamentali. Di questo e molto altro ci parla lo stesso Pasino, che tra teatro, tv e cantautorato ha tanto da raccontare. Pier Luigi Pasino «Se dovessi definirmi direi che sono uno a cui piace raccontare delle storie che lo appassionano e poco importa che io lo faccia attraverso una canzone, un personaggio o un testo teatrale» Il suo è un percorso poliedrico; l’abbiamo vista in veste di attore, cantante, musicista e autore. Quale di queste sente più vicina a sé? Perché? Col passare del tempo ho capito che non sono una cosa sola. Ci ho messo un po' per arrivare a questa conclusione. Hanno sempre convissuto molte passioni in me. Ho iniziato da adolescente con la musica, i primi gruppi punk, lo skateboard, il writing, per poi appassionarmi alla recitazione, alla scrittura, alla regia e poi di nuovo alla musica. Per quanto riguarda la recitazione, si sa, riuscire ad arrivare a ricoprire dei ruoli importanti al cinema e in tv è un percorso non facile. Io provengo da tanti anni di teatro e solo intorno ai quarant'anni ho avuto l'occasione per farmi conoscere dal grande pubblico. Questo credo sia stata una fortuna perché arrivare dove sono ora dopo aver fatto un po' di strada ti fa affrontare meglio le cose sotto molti punti di vista. Se mi guardo indietro non ho mai smesso di coltivare le mie diverse passioni e forse è per questo che sono sempre riuscito, più o meno bene, a superare i momenti difficili. Quando il teatro non andava, c'era la musica; quando non mi prendevano ai provini di cinema e tv, mi scrivevo i miei film e li recitavo. Questa è stata una mia grande risorsa. Se dovessi definirmi direi che sono uno a cui piace raccontare delle storie che lo appassionano e poco importa che io lo faccia attraverso una canzone, un personaggio, un testo teatrale o una sceneggiatura. Pier Luigi Pasino Pier Luigi Pasino a proposito del suo personaggio in La legge di Lidia Poët : «Enrico è portavoce non solo di una rivoluzione femminile, ma anche di un movimento virtuoso maschile che fa crescere un'intera società» Dal 30 ottobre è disponibile su Netflix la seconda stagione dell’acclamata serie La legge di Lidia Poët , in cui lei si cala nei panni di Enrico Poët, fratello della protagonista, interpretata da Matilda De Angelis. Quali tratti contraddistinguono il suo personaggio? Enrico nella prima stagione è un personaggio molto austero, rigido, dalle convinzioni incrollabili. Per lui le donne non possono occuparsi di avvocatura, la legge non si mette in discussione, esiste un solo modo per fare le cose e quello è il suo. Lidia entra nella sua vita come un tornado e pian piano fa vacillare il suo ordine del mondo. Nella seconda stagione, Enrico si mette davvero in discussione compiendo per me un atto rivoluzionario. Fa un passo indietro rispetto a quelle che sono le sue aspirazioni, per mettersi al servizio di un disegno più grande: la proposta di legge di Lidia che mira a far ottenere alle donne diritti fondamentali in nome della parità sociale (come ricoprire cariche statali e votare). In questo modo Enrico è portavoce non solo di una rivoluzione femminile, ma anche di un movimento virtuoso maschile che fa crescere un'intera società. Quali sono, secondo lei, i messaggi più importanti veicolati dalla serie? Al di là dei messaggi puramente politici e sociali di cui parlavo prima, credo che il vero merito di questa serie sia quello di raccontare degli esseri umani che - nonostante tutte le paure e incertezze - hanno il coraggio e l'incoscienza di amare, nonostante il mondo intero continui a dire loro che stanno sbagliando e che sono fuori luogo o fuori tempo. Pier Luigi Pasino La legge di Lidia Poët porta sullo schermo «un tipo di intrattenimento intelligente e ricco di contenuto, ma anche molto divertente» Elenchi tre motivi che spingano il pubblico a vedere la nuova stagione di La legge di Lidia Poët. Non basta dire che ci recito io? A parte gli scherzi, credo la serie sia da vedere perché, in primis, è una storia attualissima di emancipazione femminile, scritta, recitata e prodotta ad alti livelli. Secondo motivo: nonostante si porti in scena un tipo di intrattenimento intelligente e ricco di contenuto, esso risulta anche molto divertente. In ultimo, come terzo motivo, direi che la narrazione è una storia italiana ambientata in un'epoca estremamente avvincente, durante la quale ci sono state grandi scoperte in tutti i campi del sapere che hanno cambiato profondamente la società. Cosa sente di consigliare a un giovane talento in erba che si appresta ad entrare nel mondo dello spettacolo? Di non aspettare che le cose vengano a cercarlo, ma di crearsele da solo. Di non dipendere da nessuno. Di capire veramente se si prova piacere a dedicarsi a quell'attività di recitazione, musica, scrittura ecc. - al di là della fama e del successo. Comprendere cosa davvero rende felici e inseguire quel qualcosa con coraggio e determinazione. Può svelarci qualcosa riguardo suoi progetti futuri? Sto per iniziare un piccolo tour di concerti unplugged dove narro anche delle storie teatrali insieme al mio amico attore e musicista Paolo Li Volsi. Nel 2025 debutterò con uno spettacolo in teatro di Teatro/Canzone che si intitola L'ultimo arrivato . Qui suonerò un po' di canzoni mie e un po’ della mia precedente band Luke & The Lion unite da un racconto di formazione a metà tra l'autobiografia e la fantasia. Il tutto passando per la provincia, i santi, gli ubriaconi, gli ultras e i preti. Pier Luigi Pasino Credits Photographer: Maddalena Petrosino Styling: Allegra Palloni Grooming: Maria Esposito per Simone Belli agency
- Tenuta Ca' Bolani, tra eccellenza enologica e responsabilità ambientale
Tra le pianure del Friuli-Venezia Giulia, si trova Tenuta Ca’ Bolani , una tra le aziende più importanti del territorio friulano, all’interno della Doc Aquileia . Con anni di storia alle spalle, Ca' Bolani oggi è un'azienda con una forte identità, che rimane attaccata alle sue origini e a quelle del territorio, ma stando sempre al passo con i tempi e le nuove tecnologie. La Tenuta comprende 890 ettari, di cui 575 vitati, confermandosi l’azienda con la più importante estensione di vigna nel nord Italia. Attraversando uno dei viali che circonda la tenuta, delimitata da 999 cipressi, ci si immerge in un’oasi naturale , dove flora e fauna convivono nella tranquillità della campagna. Ciò che caratterizza l’azienda sono i suoi valori, l’impegno e l’importanza nel mantenere una tradizione solida nella produzione , che si unisce alla continua innovazione tecnologica , sempre con l’obiettivo di aiutare l’ambiente. L'argomento sostenibilità sta a cuore a Ca’ Bolani, la quale è in continua ricerca di metodi per ridurre l’impatto sull’ecosistema. Alcuni esempi sono l’utilizzo dei pannelli solari e l’acqua di falda sotterranea, per sfruttare al meglio ciò che il territorio ha da offrire, l’utilizzo di agrofarmaci, che non causano danni agli insetti, soprattutto alle api, e il mantenimento di aree verdi incolte, per aiutare il ripopolamento della fauna. Il viale dei cipressi che porta alla Tenuta La storia di Tenuta Ca' Bolani Ca’ Bolani ha una storia centenaria che inizia intorno al periodo romano. Nel 1500 la tenuta era la residenza estiva del Vescovo Domenico Bolani, un personaggio importante della società del tempo. Con gli anni, la proprietà di Cervignano passò da un discendente all’altro, fino ad arrivare agli anni ’70, nel quale venne acquistata dalla famiglia Zonin . In quegli anni Gianni Zonin, vedendone un grande potenziale, decise di investire nell’agricoltura, soprattutto nella viticoltura, così rinnovò la tenuta, impiantando 170 ettari di vigneto. Successivamente l’azienda, grazie alla sua rapida crescita, acquistò la Tenuta di Ca’ Vescovo a Terzo D’Aquileia , trasformandola in un centro di produzione, che oggi conta oltre 200 ettari vitati. Nel ’97, il bisogno di aumentare la produzione, portò ad acquistare la terza dei tre corpi aziendali che compongono Ca’ Bolani, la Tenuta Molin di Ponte a Strassoldo di Cervignano , che oggi comprende 350 ettari di vigneti. Il Pinot Grigio di Ca' Bolani L'autenticità di Ca' Bolani espressa nei suoi vini La Tenuta si distingue per il costante impegno nel rinnovamento delle tecniche di produzione , come ad esempio la sostituzione dei vecchi impianti con nuovi sistemi di allevamento. Questo cambiamento ha portato ad avere meno uva per ceppo, migliorando la qualità del vino e rispettando l’equilibrio fisiologico della vite. La personalità unica dei vini Ca’ Bolani è dovuta al territorio favorevole nel quale vengono coltivati. Il clima estivo offre giornate soleggiate, che consentono la maturazione delle uve; notti fresche che esaltando gli aromi; risorgive sotterranee, che conferiscono la mineralità. La Tenuta si impegna così a portare in bottiglia gli aromi più autentici e caratteristici dell’uva. L'azienda lavora circa 70.000 quintali d’uva all'anno, per l'80% costituiti da vini bianchi, mentre il 20% da vini rossi. Tra la grande varietà di vini che Ca’ Bolani produce, spiccano in particolare il Prosecco Doc , i bianchi, come Pinot Grigio , Pinot Bianco , Chardonnay e Sauvignon Blanc , mentre nella famiglia dei rossi Refosco dal Peduncolo Rosso , tipico del Friuli. Su 575 ettari vitati, 40 sono dedicati all’autoctono Refosco, mentre 200 alle uve Glera, 85 al Pinot Grigio e 40 ettari al Sauvignon. « Il Sauvignon Blanc è sicuramente uno dei vini che mi coinvolgono di più, in quanto è uno fra i vitigni più rappresentativi tanto della nostra cantina quanto del nostro territorio» spiega Roberto Marcolini Direttore ed Enologo di Ca’ Bolani . L'oasi naturale che circonda Ca' Bolani Il nuovo Wine Bar di Tenuta Ca' Bolani all'interno del Parco Della Vite Immerso tra il verde del Parco della Vite e fresco di inaugurazione c’è il Wine Bar della Tenuta, un luogo che vuole essere un ritrovo per tutti gli appassionati di vino, che vogliono concedersi un pomeriggio tra la natura e le specialità che offre questo territorio. All’interno è presente anche l’ enoteca , dove è possibile acquistare i vini prodotti da Ca’ Bolani, confrontandosi con gli esperti dell’azienda, i quali forniscono una guida alla scelta del vino migliore e il racconto della storia della Tenuta. Inoltre il Wine Bar è l’occasione perfetta per provare la degustazione guidata di alcuni dei vini che propone Ca' Bolani, come il Prosecco Spumante Brut Doc , Pinot Grigio Doc Friuli Aquileia e Refosco dal Peduncolo Rosso Doc Friuli Aquileia , unito a prodotti tipici friulani. Refosco dal Peduncolo Rosso - Ca' Bolani Il progetto Raggi di Vite Tra i valori che caratterizzano Ca’ Bolani si ritrova l’inclusività e la voglia di aiutare il prossimo. Per questi motivi hanno deciso di aderire e sostenere #RaggidiVite , un progetto creativo, promosso dal Consorzio Tutela Vini DOC Friuli Aquileia e l’ente del Terzo Settore Fondazione Radio Magica, che sostiene Radio Magica Academy, la prima “università delle libere abilità” per giovani adulti con disabilità. L’academy aiuta i giovani più fragili a rimanere in contatto con la cultura dopo la fine della scuola, i quali, altrimenti, rimarrebbero esclusi. Attraverso varie attività organizzate, vengono incoraggiarti nell’apprendimento, mantenendo la loro mente in continuo movimento e contrastando la malattia. L'edizione limitata di Ca' Bolani per il progetto #RaggidiVite All’interno del nuovissimo Wine Bar, infatti, si possono trovare delle speciali bottiglie di vino (il Sauvignon, il Cabernet Franc e lo Chardonnay Frizzante) in edizione limitata, che hanno la particolarità di un packaging più creativo, che le distingue dalle altre. L'etichetta è stata reinterpretata disegnando i raggi di sole con diverse forme, mostrando la bellezza della diversità, e inserendo l’aggettivo "luminoso", che descrive appieno il significato di #RaggidiVite. Sull’etichetta è presente anche un QR code che, scansionato, mostra i cortometraggi realizzati dagli allievi dell’accademia, sulla storia del vino. Il ricavato della vendita di queste bottiglie è devoluto a Radio Magica Academy. « Se da un lato a Ca’ Bolani ci impegniamo costantemente per il rispetto dell’ambiente e la salvaguardia della biodiversità, non possiamo però dimenticarci dell’importanza della responsabilità sociale: un Valore che sottolinea la grande responsabilità che la nostra impresa ha nei confronti della nostra comunità » racconta Roberto Marcolini. I luoghi da scoprire in Friuli-Venezia Giulia Il Friuli-Venezia Giulia non è solo un’importante regione per il settore enologico, ma anche per la storia che nasconde e la bellezza dei suoi paesi. Andare a scoprire la Tenuta Ca’ Bolani, è anche l’occasione per visitare alcuni dei luoghi più suggestivi della regione . Dopo aver visitato l’azienda vitivinicola, è obbligatoria una tappa ad Aquileia . Negli ultimi anni la città è stata sottoposta a diversi scavi archeologici, rivelando la storia che si celava sotto ai nostri piedi e che continua a sorprenderci. Aquileia è famosa per i suoi incredibili mosaici, che l’hanno resa patrimonio UNESCO dal 1998. È consigliabile una visita alla Basilica di Santa Maria Assunta e al Museo Nazionale Paleocristiano Castello , nei quali sono presenti mosaici pavimentali che raccontano l’evoluzione della storia, dell’architettura e della religione di questo territorio. Sempre rimanendo nelle vicinanze della Tenuta, è possibile visitare il Castello di Strassoldo di Sopra , di proprietà della stessa famiglia da più di 1000 anni, anche se il suo aspetto risulta più moderno dopo il restauro fatto a metà del '700. Inoltre recentemente alcune strutture intorno al castello sono state adibite a B&B, nelle quali è possibile soggiornare, circondati da un'atmosfera unica. Se si parla della storia del Friuli-Venezia Giulia, non si può non citare Palmanova , la città fortezza fondata dai Veneziani nel 1593, famosa per la sua pianta a forma di stella a nove punte, che proteggeva i suoi abitanti dai nemici esterni. Palmanova Il giro si conclude a Grado , città di mare situata all'interno di una laguna che comprende 30 isole. Oltre alla spiaggia, la località offre un centro storico caratteristico, un labirinto di vicoli, che nascondono la sua bellezza. Per gli appassionati della bici, è possibile vedere le bellezze che la regione ha da offrire in sella, grazie alla Ciclovia Alpe Adria “Radweg", che collega l’Austria all’Italia, Salisburgo con Grado, grazie a una serie di percorsi ciclabili che uniscono i luoghi più belli dell’Austria e quelli più suggestivi del Friuli-Venezia Giulia. Un’esperienza immersiva nella natura rilassante ed elegante del Friuli, alla scoperta della cultura vitivinicola, delle eccellenze del territorio e della storia che si cela dietro.
- VETRÈRE: NON SOLO UN’AZIENDA, UNA FAMIGLIA NEL CUORE DEL SALENTO
A Montemesola , nel cuore del Salento, una realtà agro-vitivinicola – tanto antica quanto prolifica – valorizza le uve autoctone del territorio consegnandoci bottiglie di assoluta eccellenza. Vetrère , fondata nel 1700 dagli antenati dei Bruni, è un’azienda dalla forte identità storica, immersa in uno scenario privilegiato dominato da dolci colline, uliveti e filari di vite. Ad oggi sotto la sapiente guida di Annamaria e Francesca , l’attività continua dopo anni a rappresentare un autentico punto di riferimento nella produzione enoica pugliese, trasmettendo giorno per giorno un racconto di tradizione, passione e apertura alla modernità. « Nasciamo in primis come realtà agricola, abbiamo un’importante coltivazione di ulivi, produciamo il grano, la pasta, i legumi… e ovviamente il vino » ci racconta con orgoglio Francesca Bruni , attualmente alla guida di Vetrère . Facendo di genuinità ed entusiasmo vere e proprie bandiere, l’azienda diventa specchio del suo territorio d’appartenenza. Primitivo, Negroamaro, Malvasia e Minutolo sono solo alcuni dei fiori all’occhiello qui prodotti, testimoni di un rispettoso attaccamento al passato e di un desiderio costante, radicato nella famiglia Bruni, sempre orientato al miglioramento. Il Minutolo, in particolare, « rappresenta l’identità dell’azienda, mostrando un’essenza peculiare, che conferisce al vino una struttura e un'aromaticità interessante ». Alcuni dei vini di Vetrère La produzione e la cantina Con una produzione sviluppata su 40 ettari di appezzamenti (di cui 10-15 coltivati a uva bianca e i restanti destinati alla varietà rossa), Vetrère sceglie una tecnica di coltivazione nota come spalliera a cordone speronato . Una volta aperto il periodo della vendemmia (« quest’anno iniziato anticipatamente, verso i primi di agosto » ci dice Francesca) si procede subito con la raccolta, selezione e pressatura degli acini. Per far sì che il vino possa sprigionare tutte le sue caratteristiche e note organolettiche , si passa quindi a un immediato processo di raffreddamento del pigiato, fase fondamentale per evitare l’ossidazione delle uve. La vinificazione, infine, avviene in ambienti a temperatura rigorosamente controllata, che garantiscono il minor contatto possibile tra mosto e ossigeno. «La nostra cantina – ci racconta ancora Francesca Bruni – conta ormai importanti decenni di storia. La struttura è stata probabilmente ultimata tra il 1800 e il 1820 e per la sua realizzazione, come spesso si usa dalle nostre parti, si è scelto il tufo, una pietra friabile, facile da lavorare. Questa materia prima, ricavata abbastanza agilmente scavando nel terreno, permette di costruire spazi al cui interno la temperatura rimane costante. Tale proprietà è per noi molto rilevante, ci permette di mantenere un ambiente termicamente stabile, più o meno tra i 15 e i 16 gradi ». Spinta dall’intento di portare in calice la ricchezza del Salento e del suo clima, puntando ad un prodotto di qualità senza compromessi, Vetrère abbraccia inoltre una filosofia basata su agricoltura biologica ed energia pulita. Grazie a un efficiente impianto fotovoltaico da 96 kW e ad una caldaia a biomasse alimentata con vinaccioli e noccioli di oliva, l’azienda è in grado di soddisfare il proprio fabbisogno in totale autonomia, riducendo notevolmente il proprio impatto sull’ambiente. Salvaguardare il territorio con forza e consapevolezza è infatti tra le missioni principali perseguite da Vetrère, ad oggi tra i nomi certificati Suolo e Salute, primo organismo di controllo per il biologico in Italia. L'azienda agricola Vetrère Un doppio evento: da Palazzo Ammazzalorsa di Bisceglie all’azienda agricola nel tarantino Per raccontare questa realtà Vetrère ha aperto le sue porte a un gruppo di ospiti (selezionati tra wine expert, distributori e imprenditori) accogliendoli nello storico Palazzo Ammazzalorsa di Bisceglie , gioiello seicentesco con veduta diretta sul porto antico. L’imponente palazzo, che si caratterizza per la facciata a bugnato, la scuderia a piano terra e una serie di ampie sale al primo piano con arredi d’epoca e memorabilia, è parte de I Luoghi del Cuore del FAI – Fondo per l’ambiente italiano. Il gala dinner -accompagnato da musica dal vivo – ha permesso di esplorare non solo gli ambienti del palazzo normalmente chiuso al pubblico, ma una selezione di etichette Vetrère che hanno spaziato dalle bollicine ai rossi più corposi. Una serata all’insegna dell’arte e bien vivre ma sempre in un un’atmosfera accogliente, come a casa. Un luogo storico, che sarà prossimamente al centro di un progetto per farlo vivere e conoscere durante l’anno. L'evento a Palazzo Ammazzalorsa L'evento a Palazzo Ammazzalorsa L’azienda rappresenta infatti un unicum, grazie a una gestione familiare tutta al femminile dove sono alla guida Annamaria e Francesca Bruni , le figlie del nobile Enrico Bruni che, grazie allo zio Michele Ammazzalorsa ereditò il palazzo e le proprietà terriere nei primi anni del Novecento e si trasferì nella azienda agricola Vetrère, fondata nel Settecento dagli antenati tra Grottaglie e Monteiasi, per riportarla alla piena attività. Affiancano Annamaria e Francesca le figlie Fanny, Enrica, Martina e il figlio Federico , una nuova generazione che continua con passione e competenza la tradizione di famiglia. La visita si è poi spostata nel Tarantino presso l’Azienda agricola Vetrère, tra Monteiasi e Grottaglie, dove è stata organizzata una visita dell’azienda e una degustazione enogastronomica con le eccellenze del territorio e i prodotti dell’Azienda agricola Vetrère. Un momento conviviale all’insegna della tradizione e del folklore locale che hanno comunicato a pieno il senso dell’ospitalità pugliese, oltre che la passione e rispetto per il vino e la terra di questa straordinaria famiglia. Il rapporto con il territorio: grottaglie e la ceramica live di Diego Lenti Proprio per ribadire il legame con la vicina Grottaglie , cittadina in provincia di Taranto, ormai da secoli nota per un fiorente artigianato della ceramica è stata la live performance del ceramista Diego Lenti con le sue sculture d’autore. L'arte della ceramica di Grottaglie ha una storia antichissima, come dimostrano i magnifici reperti del Museo della Ceramica, e affonda le sue radici nel Medioevo. La presenza di argilla nel territorio ha favorito lo sviluppo della ceramica che, per secoli, è stata la principale fonte di ricchezza della città. Da tempo, alle produzioni tradizionali, si affiancano manufatti sempre più raffinati, frutto di una ricerca che guarda al futuro senza dimenticare il passato, e che ha reso le ceramiche di Grottaglie famose nel mondo. In questa direzione è il lavoro di Diego Lenti con le sue ceramiche d’autore, che ha mostrato la lavorazione al tornio, un format di workshop itinerante per tenere vive queste antiche tradizioni. Oggi purtroppo sono sempre meno le persone interessate ad apprendere queste tecniche, che richiedono tempi lunghi di pratica e apprendimento. Un saper fare che rappresenta un genius loci e che va avanti grazie alla passione di giovani artisti come Diego. Diego Lenti,
- A TU PER TU CON IDA GALATI E IL SUO "LINGUAGGIO SEGRETO DELLA MODA"
Gli abiti che ogni giorno indossiamo non sono semplici indumenti con funzione estetica fine a se stessa: dietro ciascun pezzo del nostro armadio si cela molto di più, una vera e propria storia che non aspetta altro di essere scoperta e raccontata. A puntare i riflettori su questa tematica è Ida Galati , ex psicoterapeuta, oggi fashion teller (come lei stessa ama definirsi) ed informatrice digitale. Con l'obiettivo di far capire cosa significhi veramente il termine "abito", inteso come estensione della nostra identità, Ida presenta oggi al pubblico un libro che parla sì di moda , ma in maniera intima, profonda, personale. In Il linguaggio segreto della moda , infatti, l'autrice porta avanti una narrazione che unisce psicologia, sociologia e storia del costume; il tutto senza mai perdere di vista la propria esperienza di vita. Il risultato così ottenuto è un testo che sprona a individuare lo stile per noi più rappresentativo, sottolineando l'importanza del sentirci bene nei nostri panni (non in quelli di qualcun altro). Pubblicato da Giunti Editore e arricchito da illustrazioni a cura di Valentina Michelazzi , Il linguaggio segreto della moda è il primo libro di Ida Galati, che abbiamo avuto il piacere di intervistare. Ida Galati, autrice del libro «Credo non ci sia niente di più prezioso e potente che riuscire a sentirsi bene nei propri panni» Il linguaggio segreto della moda è il suo primo libro, frutto di un percorso prima come psicoterapeuta, poi come fashion teller ed informatrice digitale. Da cosa è stata ispirata nella realizzazione di questo prodotto? Scrivendo e parlando di tendenze in passato, mi sono accorta che dire all'altro come vestirsi per essere alla moda equivale a fornire le soluzioni da psicologa a un paziente, senza lasciare che sia lui - attraverso un percorso di analisi personale - a capire la strada e illuminarsi. Proprio per questo motivo da tempo non parlo più di tendenze e di capi must have ma di come far capire al lettore quali abiti, a prescindere dalle mode, possano raccontare la propria storia e personalità. Credo non ci sia niente di più prezioso e potente che riuscire a sentirsi bene nei propri panni, perché questo ha un'influenza enorme sulle nostre giornate e su come ci percepiscono gli altri. Scrivendo questo libro, ha puntato ad un target nello specifico? Se sì, quale? Ho scritto avendo in mente il profilo tipo di chi mi segue: in prevalenza donne, di tutte le età, curiose, appassionate (non solo di moda), riflessive, che vanno oltre l'apparenza pur rimanendo leggere, che amano approfondire e hanno sete di conoscenza. Nonostante dialoghi per la maggioranza con donne, mi relazione anche con una percentuale di uomini che sono allineati a tutti i valori appena menzionati. Il libro, quindi, intende essere senza genere, nonostante io abbia scelto ventuno figure iconiche femminili e una maschile per raccontare diversi stili in ambito moda. Tra le icone presenti in Con Il linguaggio segreto della moda , Ida Galati fa capire come «Il significato e la potenza di alcuni capi può anche cambiarci la vita» Come si compone la struttura interna del libro? Quali sono i capisaldi attorno ai quali l’ha plasmato? Il libro è costituito da tre parti molto differenti tra loro, ognuna potrebbe essere un libro a sé. Nella prima sezione tratto di psicologia della moda e storia della moda, soffermandomi inoltre sulla mia storia personale - la parte che più ho amato scrivere e che mi è servita per rendere più espliciti alcuni concetti. Quando ci vestiamo, stando davanti allo specchio indecisi sull’opzione migliore da indossare, più o meno consapevolmente dialoghiamo con gli altri, immaginando e anticipando scenari, reazioni, conseguenze: anche quando pensiamo di non volerne tenere conto e ci ribelliamo, stiamo comunicando qualcosa. Diventare consapevoli di ciò e conoscere il significato e la potenza di alcuni capi può (come dice il claim del mio libro) anche cambiarci la vita. Nella seconda sezione, per riuscire a trasmettere quali stili ci possono rappresentare meglio, analizzo ventidue tipi di personalità rappresentativi di undici stili differenti. Attraverso le loro storie e quella dei loro abiti si riesce a riflettere sulla propria identità e su come si preferisce apparire. Nella terza parte, con le consapevolezze apprese, facciamo il punto della situazione riguardo il nostro armadio per renderlo più sostenibile e coerente con noi. Senza condannare troppo il fast fashion, racconto come siamo arrivati a desiderare di avere sempre più pezzi, non prestando troppa attenzione a quello che effettivamente acquistiamo. Non è colpa nostra; la conoscenza e la storia, come sempre, sono la nostra unica arma per non sentirci in balia di altri e diventare maggiormente consapevoli delle scelte che facciamo. Tra le icone presenti in «Utilizzare l'abito come un'arma gentile a proprio vantaggio è possibile e diverse storie bellissime possono illuminarci rispetto a tutto questo» Il punto focale nel corso della narrazione consiste sicuramente nel ruolo dell’abito da molteplici punti di vista (culturale, sociale, psicologico ecc). Guardando al suo vissuto personale, quale capo la fa sentire maggiormente rappresentata e a suo agio? Perché? Il sentirsi rappresentati e a proprio agio potrebbero corrispondere a pezzi differenti. Personalmente mi sento molto rappresentata da un qualcosa che cattura lo sguardo (il colore rosa shocking, un fiore in testa, una collana maxi ecc). Al tempo stesso, però, attirando molto l'attenzione, potrei non essere sempre a mio agio. Ci sono volte in cui non ho problemi nell’essere in vista (e, considerato il lavoro che faccio, nella maggior parte dei casi è così); altre, invece, i “pezzi rappresentativi” preferisco metterli da parte. Se fossi stata sempre minimale non avrei avuto a che fare con questo “problema”. Anche scrivendo ho capito che lo stile romantico (uno di quelli che più mi rappresenta) non è da tutti i giorni. È impegnativo, d'altronde come me! Qual è il messaggio più importante che intende trasmettere ai suoi lettori con questo testo? Vorrei far capire che esiste davvero un modo per non sentirsi più sbagliati o nei panni di qualcun altro. Utilizzare l'abito come un'arma gentile a proprio vantaggio è possibile e diverse storie bellissime possono illuminarci rispetto a tutto questo. In chiusura di questa intervista ci chiediamo: secondo lei, l’abito fa davvero il monaco? Soprattutto se il monaco non lo conosciamo e ce lo troviamo davanti: noi ci facciamo un’impressione dell'altro sconosciuto in 130 millisecondi. In questo frangente non c'è tempo per parlare, la nostra immagine parlerà al posto nostro. È stato studiato come sia più facile confermare la prima impressione che cambiarla, proprio per questo è importante che il primo impatto di noi sia positivo e allineato a chi siamo veramente o a cosa in quel momento abbiamo bisogno di comunicare all'altro. Meglio pensarci bene ed essere un monaco adeguato, no? Tra le icone presenti in Credits Illustrazioni by: Valentina Michelazzi












