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A TU PER TU CON IDA GALATI E IL SUO "LINGUAGGIO SEGRETO DELLA MODA"

  • Redazione Man In Town
  • 6 nov 2024
  • Tempo di lettura: 5 min

Gli abiti che ogni giorno indossiamo non sono semplici indumenti con funzione estetica fine a se stessa: dietro ciascun pezzo del nostro armadio si cela molto di più, una vera e propria storia che non aspetta altro di essere scoperta e raccontata. A puntare i riflettori su questa tematica è Ida Galati, ex psicoterapeuta, oggi fashion teller (come lei stessa ama definirsi) ed informatrice digitale. Con l'obiettivo di far capire cosa significhi veramente il termine "abito", inteso come estensione della nostra identità, Ida presenta oggi al pubblico un libro che parla sì di moda, ma in maniera intima, profonda, personale. In Il linguaggio segreto della moda, infatti, l'autrice porta avanti una narrazione che unisce psicologia, sociologia e storia del costume; il tutto senza mai perdere di vista la propria esperienza di vita. Il risultato così ottenuto è un testo che sprona a individuare lo stile per noi più rappresentativo, sottolineando l'importanza del sentirci bene nei nostri panni (non in quelli di qualcun altro).

Pubblicato da Giunti Editore e arricchito da illustrazioni a cura di Valentina Michelazzi, Il linguaggio segreto della moda è il primo libro di Ida Galati, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

Ida Galati, autrice del libro Il linguaggio segreto della moda
Ida Galati, autrice del libro

«Credo non ci sia niente di più prezioso e potente che riuscire a sentirsi bene nei propri panni»

Il linguaggio segreto della moda è il suo primo libro, frutto di un percorso prima come psicoterapeuta, poi come fashion teller ed informatrice digitale. Da cosa è stata ispirata nella realizzazione di questo prodotto?

Scrivendo e parlando di tendenze in passato, mi sono accorta che dire all'altro come vestirsi per essere alla moda equivale a fornire le soluzioni da psicologa a un paziente, senza lasciare che sia lui - attraverso un percorso di analisi personale - a capire la strada e illuminarsi. 

Proprio per questo motivo da tempo non parlo più di tendenze e di capi must have ma di come far capire al lettore quali abiti, a prescindere dalle mode, possano raccontare la propria storia e personalità. Credo non ci sia niente di più prezioso e potente che riuscire a sentirsi bene nei propri panni, perché questo ha un'influenza enorme sulle nostre giornate e su come ci percepiscono gli altri. 

Scrivendo questo libro, ha puntato ad un target nello specifico? Se sì, quale?

Ho scritto avendo in mente il profilo tipo di chi mi segue: in prevalenza donne, di tutte le età, curiose, appassionate (non solo di moda), riflessive, che vanno oltre l'apparenza pur rimanendo leggere, che amano approfondire e hanno sete di conoscenza. Nonostante dialoghi per la maggioranza con donne, mi relazione anche con una percentuale di uomini che sono allineati a tutti i valori appena menzionati. Il libro, quindi, intende essere senza genere, nonostante io abbia scelto ventuno figure iconiche femminili e una maschile per raccontare diversi stili in ambito moda.

Il linguaggio segreto della moda - Emma Watson
Tra le icone presenti in

Con Il linguaggio segreto della moda, Ida Galati fa capire come «Il significato e la potenza di alcuni capi può anche cambiarci la vita»

Come si compone la struttura interna del libro? Quali sono i capisaldi attorno ai quali l’ha plasmato?

Il libro è costituito da tre parti molto differenti tra loro, ognuna potrebbe essere un libro a sé. Nella prima sezione tratto di psicologia della moda e storia della moda, soffermandomi inoltre sulla mia storia personale - la parte che più ho amato scrivere e che mi è servita per rendere più espliciti alcuni concetti. Quando ci vestiamo, stando davanti allo specchio indecisi sull’opzione migliore da indossare, più o meno consapevolmente dialoghiamo con gli altri, immaginando e anticipando scenari, reazioni, conseguenze: anche quando pensiamo di non volerne tenere conto e ci ribelliamo, stiamo comunicando qualcosa. Diventare consapevoli di ciò e conoscere il significato e la potenza di alcuni capi può (come dice il claim del mio libro) anche cambiarci la vita.

Nella seconda sezione, per riuscire a trasmettere quali stili ci possono rappresentare meglio, analizzo ventidue tipi di personalità rappresentativi di undici stili differenti. Attraverso le loro storie e quella dei loro abiti si riesce a riflettere sulla propria identità e su come si preferisce apparire.

Nella terza parte, con le consapevolezze apprese, facciamo il punto della situazione riguardo il nostro armadio per renderlo più sostenibile e coerente con noi. Senza condannare troppo il fast fashion, racconto come siamo arrivati a desiderare di avere sempre più pezzi, non prestando troppa attenzione a quello che effettivamente acquistiamo. Non è colpa nostra; la conoscenza e la storia, come sempre, sono la nostra unica arma per non sentirci in balia di altri e diventare maggiormente consapevoli delle scelte che facciamo.

Ida Galati - Lady Diana
Tra le icone presenti in

«Utilizzare l'abito come un'arma gentile a proprio vantaggio è possibile e diverse storie bellissime possono illuminarci rispetto a tutto questo»

Il punto focale nel corso della narrazione consiste sicuramente nel ruolo dell’abito da molteplici punti di vista (culturale, sociale, psicologico ecc). Guardando al suo vissuto personale, quale capo la fa sentire maggiormente rappresentata e a suo agio? Perché?

Il sentirsi rappresentati e a proprio agio potrebbero corrispondere a pezzi differenti. Personalmente mi sento molto rappresentata da un qualcosa che cattura lo sguardo (il colore rosa shocking, un fiore in testa, una collana maxi ecc). Al tempo stesso, però, attirando molto l'attenzione, potrei non essere sempre a mio agio. Ci sono volte in cui non ho problemi nell’essere in vista (e, considerato il lavoro che faccio, nella maggior parte dei casi è così); altre, invece, i “pezzi rappresentativi” preferisco metterli da parte. Se fossi stata sempre minimale non avrei avuto a che fare con questo “problema”. Anche scrivendo ho capito che lo stile romantico (uno di quelli che più mi rappresenta) non è da tutti i giorni. È impegnativo, d'altronde come me!

Qual è il messaggio più importante che intende trasmettere ai suoi lettori con questo testo?

Vorrei far capire che esiste davvero un modo per non sentirsi più sbagliati o nei panni di qualcun altro. Utilizzare l'abito come un'arma gentile a proprio vantaggio è possibile e diverse storie bellissime possono illuminarci rispetto a tutto questo.

In chiusura di questa intervista ci chiediamo: secondo lei, l’abito fa davvero il monaco?

Soprattutto se il monaco non lo conosciamo e ce lo troviamo davanti: noi ci facciamo un’impressione dell'altro sconosciuto in 130 millisecondi. In questo frangente non c'è tempo per parlare, la nostra immagine parlerà al posto nostro. È stato studiato come sia più facile confermare la prima impressione che cambiarla, proprio per questo è importante che il primo impatto di noi sia positivo e allineato a chi siamo veramente o a cosa in quel momento abbiamo bisogno di comunicare all'altro. Meglio pensarci bene ed essere un monaco adeguato, no?

Il linguaggio segreto della moda - Taylor Swift
Tra le icone presenti in

Credits

Illustrazioni by: Valentina Michelazzi

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