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Kinder Garden, tra alienazione e crescita: il viaggio sonoro di Ormoni

  • Redazione Man In Town
  • 14 nov 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

Ormoni, l'album uscito lo scorso 25 ottobre, segna la nuova fase del percorso artistico e personale di Kinder Garden, nato come collettivo musicale nel 2017 che si è evoluto nel progetto solista di Francesco Menna. Questa nuova raccolta di otto tracce è un viaggio tra sonorità che spaziano dal synth pop contemporaneo all’indie pop elettronico, passando per influenze jazzistiche, rap e incursioni nella club culture. Ormoni è un racconto musicale ricco di contrasti, in cui atmosfere decadenti e riflessioni disilluse si mescolano a una scrittura leggera, sospesa tra immaginazione e critica sociale.

Anticipato dai singoli Chinaglia, Parioli4ever e Umana, l’album esplora temi come l’alienazione, il disagio e le dinamiche relazionali, toccando la tecnologia e le sue implicazioni sull’identità umana. Questi brani rappresentano per Francesco un simbolo di evoluzione e una riflessione sulla propria crescita artistica e personale. Attraverso le sonorità del disco, Kinder Garden racconta la fine dei vent’anni come una fase di trasformazione e di confronto con le proprie radici, cercando una coerenza che possa andare oltre le transizioni sociali e relazionali.

Kinder Garden

«Più che le esperienze alla fine rimangono le persone con cui le vivi, soprattutto nella musica»

Come è stato lavorare in studio su un progetto solista dopo l’esperienza del collettivo? Hai scoperto qualcosa di nuovo su di te come artista?

È stato molto divertente e molto impegnativo allo stesso tempo, chiaramente ha richiesto più tempo del solito. Essendo da solo mi sono sentito libero di lasciarmi andare e seguire l'istinto su tutte le scelte del disco, per cui sia le sensazioni negative che quelle positive venivano amplificate dalla responsabilità. Era la prima volta che lavoravo in studio con una band, per cui ho imparato molto, ad esempio a considerare alcuni parametri nell'arrangiamento di una canzone che prima ignoravo, o altri aspetti che sento che mi hanno arricchito. Parlando dell'album racconti «Questo album è il mio passaggio attraverso la fine dei 20 anni». Quali esperienze ti porti dietro in questi 8 anni dall'uscita del primo album?

Beh in 8 anni sono successe molte cose chiaramente e il mio rapporto con la musica è cambiato molto, ma se devo pensare a delle esperienze specifiche faccio fatica a visualizzare qualcosa. Più che le esperienze alla fine rimangono le persone con cui le vivi, soprattutto nella musica. Anche di questo disco alla fine io ricorderò la ragazza con cui stavo mentre l'ho scritto, gli amici che vedevo o i musicisti con cui ho lavorato, più che le canzoni. Mi auguro che sia così anche per l'ascoltatore.

L’alienazione e la disillusione sono temi ricorrenti nei tuoi testi. Quali esperienze personali o osservazioni ti hanno spinto a esplorare questi temi?

Ho avuto un'adolescenza abbastanza turbolenta, con momenti non proprio felici che sicuramente mi hanno portato a vedere le cose da un certo punto di vista, di cui però preferirei non parlare nello specifico. In generale penso che nel 2024 mantenere viva un'illusione sia veramente difficile, ammiro molto chi riesce a farlo su cose concrete tipo la famiglia o la politica, io sento di riuscirci solo su cose che sono già illusorie di loro, tipo il calcio o appunto le canzoni.

Kinder Garden

«Mi piacerebbe scrivere essendo "costretto" a muovermi in un campo limitato»

Il pezzo Umana tratta dell’intelligenza artificiale e della sua evoluzione. Come pensi che la tecnologia stia cambiando il modo in cui le persone si relazionano e interagiscono, soprattutto nei tuoi coetanei?

Io odio la tecnologia in ogni sua forma, non ho interesse nell'imparare ad utilizzare strumenti che non siano il mio corpo e il mio cervello, fatta eccezione per la playstation a cui gioco spesso e il cellulare, che sono costretto ad avere.  Per il resto non guido la macchina, non uso il computer, non guardo più la tv, non cucino, insomma provo sempre ad evitare di interfacciarmi direttamente con oggetti tecnologici. Anche nella musica passo sempre attraverso delle altre persone che lo fanno al posto mio. Per finire di rispondere alla domanda direi che le persone che usano i social network per conoscersi o per comunicare abbiano una sorta di malattia mentale dalla quale vorrei rimanere immune.

Quali sono i riferimenti che ti ispirano di più oggi?

Non so se mi ispirano, ma gli artisti che ascolto di più in questo momento sono Brian Wilson, Lucio Battisti e Prince.

Quanto spazio lasci all’improvvisazione e alla spontaneità nel processo creativo, considerando le influenze jazzistiche e rap nel tuo background?

Io considero l'improvvisazione come un metodo di composizione in tempo reale. Partendo da questo presupposto, ogni cosa che scrivo parte, o almeno dovrebbe, da un impulso della stessa natura di quello improvvisativo. La padronanza di un linguaggio come può essere quello jazzistico attraverso uno strumento, o quello del rap attraverso le parole, serve a ridurre al minimo il tempo che passa dalla nascita di un'idea alla sua messa in atto, per cui più la conoscenza dei materiali sarà approfondita più sarà semplice impiegare le energie al servizio della musica.

Dopo Ormoni, quali direzioni ti piacerebbe esplorare nella tua musica? 

Mi piacerebbe scrivere delle canzoni per un film, o in generale collaborare con qualche artista che non fa musica, magari partendo prima da una sua idea. Sostanzialmente mi piacerebbe scrivere essendo "costretto" a muovermi in un campo limitato. Penso anche di voler inziare a lavorare con un autore. Mi sto rendendo conto che mettere in musica le parole di altri mi porta a scrivere canzoni che hanno un carattere diverso dal solito, ovviamente.

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