

È uscito Timeless di Prince
Si sa, le casseforti servono a custodire tutto ciò che è prezioso e che spesso sopravvive ai proprietari: materiali o intellettuali che siano. E così è anche per The Vault, il leggendario caveau in cui Prince, l'indimenticata pop-star scomparsa dieci anni fa per un'overdose accidentale di fentanyl (scambiato per un altro farmaco), ha riempito con un archivio di registrazioni così vasto che, a quanto si dice, può garantire album per qualche decennio.


Questa Odissea è una storia da raccontare
Odissea, Ulisse/Matt Damon e Atena/Zendaya (Courtesy Universal Pictures) In passato tutti parlavano di Barbie e di Oppenheimer. Di Paola Cortellesi, di Checco Zalone e del Diavolo veste Prada 2. Perché se al cinema c’è un evento, il pubblico corre a vedere i film, e poi li riporta fuori, nella conversazione collettiva: sembra il 1997. Dell’Odissea però ne parlano tutti da prima. Sembrano parlarne da sempre. Negli Stati Uniti, perché non l’ha letta quasi nessuno, e dunque ci s


Lvmh e i segreti del savoir-faire
C’era una volta un lusso fondato sul mistero e sull’inaccessibile, dove ogni ingrediente, materia e lavorazione era segreta. Gelosamente custodita. Oggi però non è più così, perché la trasparenza è una delle nuove sfide che i clienti, sempre più consapevoli, hanno lanciato all'alto di gamma. Così, a partire dal 2011 e di tanto in tanto il gigante Lvmh, che ha nel suo portfolio 46 marchi tra moda, accessori e vini, champagne e superlacolici compresi, decide di aprire al pubbli


Quando la spa d’hotel diventa il nuovo rituale
È proprio in quest’ottica che nasce la workation, l’unione tra lavoro e viaggio: una formula sempre più scelta da manager e professionisti che cercano luoghi capaci di sostenere la produttività senza rinunciare alla cura di sé. In questo scenario la spa d’hotel cambia ruolo: da servizio accessorio diventa spazio di riequilibrio fisico ed emotivo, dove trattamenti, rituali e tecnologie wellness diventano strumenti di recupero...


La Spagna dei nuovi mondiali
Il calcio ha la strana abitudine di travestirsi da storia fino a quando non decide, di colpo, di diventare geografia. Per ventitré edizioni, il Mondiale di calcio è stato un inventario di certezze geografiche: la Germania vince sempre alla fine (quattro volte), il Brasile balla e incanta (cinque volte), l’Italia soffre ma trova il modo di alzare il trofeo (quattro volte). Poi è arrivata l’estate del 2026, e le coordinate geografiche della nostra memoria collettiva si sono le






