La Spagna dei nuovi mondiali
- 21 lug
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Il calcio ha la strana abitudine di travestirsi da storia fino a quando non decide, di colpo, di diventare geografia. Per ventitré edizioni, il Mondiale di calcio è stato un inventario di certezze geografiche: la Germania vince sempre alla fine (quattro volte), il Brasile balla e incanta (cinque volte), l’Italia soffre ma trova il modo di alzare il trofeo (quattro volte).
Poi è arrivata l’estate del 2026, e le coordinate geografiche della nostra memoria collettiva si sono letteralmente sciolte al sole di Atlanta, Città del Messico e Vancouver. L’eliminazione precoce di Germania e Brasile, unita al silenzio assordante di un’Italia rimasta ancora una volta a guardare davanti alla televisione, non è stata una semplice sequenza di sorprese da tabellone; è stata una vera e propria eresia sistemica.
Nei bar di Buenos Aires come nei bistrot di Parigi, si è percepito il crepitio di un vecchio ordine che andava in frantumi. Le gerarchie tradizionali, quelle modellate in quasi un secolo di palloni in cuoio e rituali immutabili, sono state sovvertite da un calcio globale che non porta più rispetto ai blasoni.
C’è qualcosa di squisitamente tragico nell’assistere alla caduta dei giganti. Vedere la Seleção smarrirsi nei sedicesimi o la macchina tedesca incepparsi prima del previsto ha offerto agli spettatori americani – da sempre abituati al ritmo calcolato dei playoff della NFL – uno spettacolo sconosciuto: la fragilità della nobiltà.
Il Mondiale extralarge a 48 squadre doveva essere, nei piani della burocrazia calcistica, una passerella protetta per le superpotenze. Si è trasformato invece nel più grande livellatore della storia del pallone. Mentre il baricentro del football migra verso nuovi territori, la memoria corre a quell'idea di invincibilità che oggi sembra un reperto da museo.
Il calcio ha finalmente smesso di essere un'oligarchia: la rivoluzione è compiuta, e la mappa del mondo non sarà mai più la stessa. Certo l'Europa continuerà per qualche tempo a essere il Continente eletto, ma come si sono estinti i dinosauri possono estinguersi anche le tre nazionali che hanno fatto la storia di questo sport e che in passato sono riuscite a conquistare 13 titoli su 23. Ma nel frattempo godiamoci il calcio di una Spagna campione del mondo, d'Europa e Olimpica.
di Fabio Gibellino



