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Questa Odissea è una storia da raccontare

  • 10 minuti fa
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Odissea, Ulisse/Matt Damon e Atena/Zendaya (Courtesy Universal Pictures)
Odissea, Ulisse/Matt Damon e Atena/Zendaya (Courtesy Universal Pictures)

In passato tutti parlavano di Barbie e di Oppenheimer. Di Paola Cortellesi, di Checco Zalone e del Diavolo veste Prada 2. Perché se al cinema c’è un evento, il pubblico corre a vedere i film, e poi li riporta fuori, nella conversazione collettiva: sembra il 1997.

Dell’Odissea però ne parlano tutti da prima. Sembrano parlarne da sempre. Negli Stati Uniti, perché non l’ha letta quasi nessuno, e dunque ci si è divisi tra wokisti e anti-wokisti (spoiler: il woke, qui, non c’entra nulla). In Europa, perché l’abbiamo letta quasi tutti, e dunque ci si accapiglia tra puristi (non c’è “Nessuno”! manca Nausicaa!) e assolutisti (è il film-sintesi di Christopher Nolan, e per realizzarlo non poteva che tornare al “racconto dei racconti”).


In Italia in particolare, perché abbiamo prodotto quasi tutte le Odissee cine-televisive esistenti (il proto-kolossal del 1911, la versione di Mario Camerini starring Kirk Douglas, la splendida miniserie Rai di Franco Rossi oggi riscoperta online, il Nostos sperimentale di Piavoli, pure il recente Itaca - Il ritorno con Fiennes/Binoche che è di produzione UK ma il regista, Uberto Pasolini, è italiano), e dunque, noi pochi feticisti di questo medium novecentesco, per una volta ci sentiamo di nuovo al centro del mondo cinematografico.


Comunque la si veda, la si prenda, la si accetti così com’è o la si dissezioni per quello che avrebbe potuto essere, quest’Odissea ha già vinto da subito (da prima, da sempre) perché è diventato un nuovo grande racconto orale. Dai cinema (in IMAX 70mm “as Nolan intended” o con lo schermo “tagliato”: anche qui ci si divide tra ortodossi che si spostano di chilometri e realisti che si accontentano della sala sotto casa) il film finisce fuori, nella conversazione collettiva, e diventa un’altra storia. Anche più bella di quella che si vede sullo schermo.


Una storia che parla del cinema e delle sue possibilità (ancora) monumentali, di star-system e di sistemi produttivi, ma anche di infanzia, di mito, di fiabe della buonanotte. Un’amica l’altro giorno mi ha detto che la sta raccontando, in un bellissimo ribaltamento dei ruoli, alla mamma novantenne che sostiene di non averla mai letta. E così la storia continua.


di Mattia Carzaniga

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