Il rock si è liberato dai premi?

C’è una sottile e rassicurante eleganza nel guardare il programma degli MTV Video Music Awards, in scena a Los Angeles il 27 settembre, e non trovarci nemmeno l’ombra di una chitarra: di quelle vere. Per decenni, il canale televisivo che aveva promesso di rivoluzionare la cultura giovanile, ha cercato di addomesticare l’imprevedibilità del rock, rinchiudendolo dentro spazi pubblicitari rigorosamente calcolati.
Così la sua scomparsa dai palcoscenici patinati di oggi non è affatto un declino; è, semmai, una tardiva e salutare liberazione. Il rock non è mai stato concepito per la grammatica degli MTV Video Music Award, una cerimonia che celebra l’istantaneo, il lip-sync perfetto e la scenografia pensata per diventare una clip virale su uno schermo.
Il rock nasce dal disordine, dall’umidità dei club e da quella rugosità viscerale che mal si adatta ai tempi televisivi e ai cambi di regia al millisecondo. Veder sfilare una band sul tappeto rosso tra influencer e popstar patinate ha sempre avuto il sapore di un discutibile compromesso agli occhi dei seguaci.
Quando un linguaggio musicale viene incorniciato e premiato dall'industria del consumo rapido, significa che è stato depurato da qualsiasi potenziale di disturbo. Gli MTV Video Music Award uno specchio fedele dell'epoca corrente. Lo sono da sempre: oggi celebrano l’algoritmo, la levigatezza e l'estetica dell'iper-visibilità. È Giusto? Sì, certamente, ma per il pop, non per il rock.
Il rock, al suo meglio, è l'esatto contrario: è un margine di errore, un'improvvisazione non calcolata e un sapore troppo forte per un palato assuefatto alla stabilità delle produzioni sintetiche. L'assenza dalle categorie dello show restituisce al genere la sua collocazione naturale. Lontano dai trofei a forma di astronauta e dai coriandoli di plastica, il rock ritrova il diritto di essere marginale, sgradevole e, soprattutto, autenticamente vivo.
di Fabio Gibellino



