A Venezia è tempo di cinema
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C’è un’incurabile malinconia da fine vacanza nel modo in cui la fine dell’estate si deposita sul Lido di Venezia. Per l'ottantatreesima volta, la Mostra del Cinema si riappropria dei suoi spazi sospesi tra l'Hotel Des Bains e la luce della laguna, affidando le sue sorti a una giuria presieduta dalla regista Maggie Gyllenhaal affiancata da Johnnie To, Kaouther Ben Hania, Francesco Casetti, Daniel Blumberg, Xavier Giannoli e Shahrbanoo Sadat.
L'apertura invece è affidata a Ink di Danny Boyle, una ricostruzione tagliente dell'ascesa di Rupert Murdoch e dell'acquisizione del Sun nel 1969. Con Guy Pearce e Jack O’Connell, Boyle firma una meditazione su come il giornalismo britannico abbia barattato la propria austerità con il sensazionalismo moderno.
Anche la chiusura ha uno sguardo verso il passato, in particolare al Seicento eretico di Giovanni Veronesi con Dio ride, dove Pierfrancesco Favino e Silvio Orlando mettono in scena il secolare attrito tra il dogma romano e una fede dove anche Dio, per l'appunto, è capace di ridere.
In mezzo, tra i ventuno titoli in concorso ci sono i ritorni dei maestri asiatici come Hirokazu Koreeda e Lee Chang-dong, o di volti più familiari come Werner Herzog, Cédric Kahn e Ilya Khrzhanovsky. Mentre la compagine italiana è guidata da Nanni Moretti e Andrea Pallaoro.
Fuori concorso invece, il festival oscilla tra il ritratto dell'iper-capitalismo contemporaneo con il Musk di Alex Gibney, le geometrie contemplative di Wim Wenders dedicate all'architettura di Peter Zumthor e il ritorno nostalgico degli Oasis, catturati da Dylan Southern e Will Lovelace nella loro rocambolesca reunion.
Nel mezzo, la consegna dei Leoni d’Oro alla carriera a George Clooney e Ellen Burstyn sigilla la promessa del Lido: ricordarci che, sotto il maquillage del glamour, il cinema resta l’ultimo grande esercizio di memoria collettiva. Che naturalmente deve scontrarsi con l'elenco dei personaggi da red carpet come Javier Bardem, Robert Pattinson, John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Tom Waits, Parker Posey e Orlando Bloom.



