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  • ECLETHNIC TOUR: PATRIZIA PEPE S/S 2017

    La tournèe mondiale di una band è la fonte di ispirazione della collezione spring-summer 2017 di Patrizia Pepe: il viaggio di un gruppo di artisti che nella musica e nelle performance trovano la passione per stravolgere le convenzioni sociali. Lamine gold, textures glitterate, occhielli/borchia, tonalità glamrock, definiscono il guardaroba di un eclettico frontman in un revival di camicie stampate, per un moderno lifestyle che alterna vintage ed evening, in entrambi i casi glamour. I look si compongono di capispalla e giacche con fodere cangianti, corte con rever sciallati o lunghe 3/4, smanicate, PANTALONI alla caviglia in gabardina e raso di cotone, jacquard lucido-opaco e micro disegni in contrasto colore o ton sur ton. ACCESSORI, con cinture in vitello lavato, cravatte, papillon, pochette e bandane di seta, CALZATURE in pelle martellata e gold finish adatte sia per l’abito che per il casual e, must have della collezione, il mocassino con personalizzazione @Riproduzione Riservata

  • JOE BASTIANICH - OLTRE ALLA CUCINA C'È DI PIÙ

    Ha l’animo tranquillo e lievemente distaccato, ma riesce a essere comunque affabile e alla mano. Joseph Bastianich, Giuseppino per la nonna e per tutti gli altri Joe, è ormai ampiamente conosciuto in Italia per essere uno dei volti di alcuni dei programmi televisivi più seguiti da Masterchef a Restaurant start-up fino a Top Gear. Nato nel Queens e c resciuto tra le pentole e i fornelli nei ristoranti dei genitori emigrati dall’Istria, Mister Bastianich oggi è un imprenditore completo e di enorme successo con un talento speciale per i nuovi progetti e un fiuto unico per gli affari. Con una mamma come Lidia Bastianich, volto noto della televisione americana per le sue trasmissioni di cucina, Joe, dopo un breve passato nell’alta finanza di Wall Street, ha abbandonato quel mondo per dedicarsi completamente all’ospitalità e alla cucina, vera vocazione di famiglia. Con un biglietto di sola andata per l'Italia, e a bordo di una Golf Volkswagen ha intrapreso un viaggio quasi intellettuale e sensoriale, come lo definisce lui stesso, attraverso la penisola dei suoi nonni, imparando a conoscerne le sfumature e ogni meraviglia. Il cuore e la mente l’hanno portato in Friuli, e precisamente a Cividale del Friuli, sui Colli Orientali, dove ha comprato la sua prima azienda vinicola nel 1997. Ben 26 ristoranti in tutto il mondo tra cui Del Posto, che nel 2010 ha ottenuto le quattro stelle dal New York Times, e 3 aziende vinicole in Italia, oltre alla partnership con Eataly che Joe ha portato negli Stati Uniti, dando il via ad un’espansione del marchio nelle principali città americane cominciando da New York. L’abbiamo incontrato a Venezia, all’Hilton Molino Stucky, durante una cena di degustazione dello Chef Catenacci e i vini di produzione Bastianich, e nella splendida cornice dello Skyline Terrace dell’hotel gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più delle sue nuove collaborazioni, dei suoi gusti e delle sue passioni. Prima di tutto, devo ammettere che avere l’opportunità di fare Top Gear Italia per me è stato un onore, perché sicuramente è un programma che ha fatto la storia della televisione inglese. Il suo punto di forza è che può funzionare ovunque, riesce ad adattarsi alla cultura del luogo e dunque qui in Italia lo stiamo modificando per enfatizzare proprio quella sensibilità tutta italiana. Per me, vino e cibo sono il mio lavoro, mentre le macchine sono la mia passione da sempre. Sono il sogno che coltivavo fin da ragazzo. In camera avevo le foto della Ferrari Testarossa del 1985, che rappresenta qualcosa di molto italiano…la macchina, la potenza, il design. L’Italia ha un grande ruolo e fa parte del mondo dei motori in modo molto importante, quindi fare qui Top Gear voleva dire prendere ispirazione proprio da quell’essenza e fare leva. Sì, mi piacciono molto, da sempre, e ora che posso, mi piace collezionarle. Le mie preferite restano comunque sempre le Ferrari degli anni ’50 e ’60. Per me la cultura gastronomica è qualcosa che appartiene alla mia famiglia, da sempre. Sono cresciuto così, ma sono sempre pronto a raccogliere nuove sfide. Ad esempio noi stiamo aprendo tantissimi ristoranti in Asia e stiamo portando lì anche Eataly. Penso sempre di più che la ristorazione debba essere legata alle persone che creano il cibo, ai produttori, ai contadini. Abbiamo vissuto un lungo periodo nel quale invece erano solo gli Chef a farla da padroni, ora credo debba finire e che sia importante creare conoscenza tra chi produce il cibo e chi lo mangia. Le nuove star sono il pescatore o il contadino che coltiva le barbabietole a Chioggia. Sì, anche se in maniera diversa. Fare vino per me vuol dire raccontare la varietà di un territorio e quindi intervenire il meno possibile. Lasciare i processi di fermentazione o maturazione alla natura, noi dobbiamo solo aiutare, ma senza mettere mano. Il vino, se lasciato crescere, va da solo, va solo raccontato…è come una storia. Il Friuli, dove ho l’azienda a Cividale e il ristorante, penso che sia una delle zone dove si può raccontare il miglior vino bianco d’Italia. Sicuramente il Vespa bianco, che è l’uvaggio principale dell’azienda. Ce l’avevo già in mente prima di comprare l’azienda nel 1997, è lui che ha dato vita a tutto. L’ho fatto in maniera molto personale fin da subito e continuo a farlo dopo 20 anni, mi piace molto. Apprezzandolo, si conosce qualcosa in più del vero Joe Bastianich... (ride ndr.) Il nome è collegato a un aneddoto divertente. Avevamo appena trovato l’equilibrio giusto dell’uvaggio, tra Chardonnay, Sauvignon e Picolit, stavamo quindi brindando per festeggiare e al momento del brindisi una vespa è caduta dentro a uno dei bicchieri con il vino. Da lì il nome… La macchina del caffè. Apprezzo tutto il caffe, l’espresso, quello della moka, l’americano…mi piace svegliarmi e bere subito un caffè. Dunque, Io dico sempre “Tutto quello che succede tra caffè e vino è una perdita di tempo”…è un po’ il mio stile. Per me è qualcosa di molto particolare. Lo stile sembra che sia il modo in cui ci vestiamo, quello che indossiamo, ma penso che sia più il modo di portare un abito piuttosto che l’abito stesso. come se fosse più uno specchio dell’animo. Lo stile non è legato all’essere alla moda, è un’attitudine, e può averla anche un luogo. @Riproduzione Riservata

  • 8 VALIDI MOTIVI PER LAVORARE NEL MONDO DELL'HOSPITALITY

    Vi siete mai sentiti stufi della vostra scrivania in ufficio? Annoiati nel fare la stessa strada tutte le mattine e stanchi dei viaggi in treno avanti e indietro da casa al lavoro? Alzi la mano chi vorrebbe mollare tutto e provare una nuova vita , all’insegna della scoperta e della novità, oltre che della crescita professionale e personale . Se vi vedete riflessi nel monitor del computer o del vostro smartphone con il braccio alzato, continuate a leggere! Maggio è stato il mese dell’ospitalità in casa Hilton ed ecco qui 8 buoni motivi per lasciare tutto, fare i bagagli e entrare in un mondo da sogno: 1. Abbandonate l’ ansia del pendolare , perché non andrete più al lavoro con i treni e non sarete più vittime di fastidiosi ritardi. Molto probabilmente andrete al lavoro a piedi nudi lungo una spiaggia caraibica . 2. Dimenticate la ripetitività del vostro lavoro , perché diventerete multitasking a tutti gli effetti, mettendo ogni giorno alla prova le vostre capacità nei diversi settori dell’hotellerie, dal Food&Beverage al Front Office, dal marketing all’organizzazione di eventi. 3. Non avrete bisogno di un manuale di psicologia per interpretare il mondo, perché imparerete l’arte di leggere nella mente e capire le persone direttamente sul campo, lavorando a contatto con clienti provenienti da tutte le culture . 4. Avrete un orario lavorativo flessibile che farà invidia a chiunque e finalmente sarete in grado di conciliare vita lavorativa e privata in un mix vincente. 5. Non vi annoierete mai! Ogni giorno sarà diverso, perché diverse saranno le persone con le quali vi troverete a lavorare e ad affrontare nuove sfide… 6. La vostra carriera decollerà , perché il mondo dell’hospitality si muove velocemente e sarete sempre spinti a migliorarvi e perfezionarvi. 7. Avrete la possibilità di lavorare con i migliori Chef del mondo , come Gordon Ramsay, Jamie Oliver o Heinz Beck e da loro imparerete un’arte antica e magica come quella della cucina. 8. Sarete dei moderni Phileas Fogg e avrete la possibilità di fare il giro del mondo , per ben più di 80 giorni, realizzando il sogno che custodivate nel cassetto dalle scuole elementari. Immagini Courtesy Ufficio Stampa Hilton WorldWide @Riproduzione Riservata

  • ANDREA PANCONESI - LA MAGIA DELL'ONLINE

    Il tuo scouting: quali i paesi che trovi più interessanti al momento e perchè? L'Asia e la Corea creano collezioni interessanti. In Europa, la Germania è molto creativa. Gli Stati Uniti sono innovazione e DNA multiculturale. Come cambia la selezione e il brand mix tra uno store fisico e quello online?  Con l’inizio delle attività online di LUISAVIAROMA.COM si è creato uno spazio infinito in cui i nostri clienti trovano i migliori prodotti e designer. Abbiamo più di 5 milioni di visitatori al mese che vivono la stessa shopping experience che avrebbero nello store di Firenze in qualunque parte del mondo. La selezione per un pubblico così vasto è una sfida stimolante. Come sta evolvendo il format FIRENZE4EVER? FIRENZE4EVER promuove la collaborazione tra i protagonisti del design, della musica e dell’arte contemporanea. Con la 13° edizione, Underwater Love, le iniziative benefiche che da anni sono parte del nostro evento, diventano il vero focus. The Bridge of Love è un’installazione ideata e progettata dall’architetto Claudio Nardi per FIRENZE4EVER e simbolizza la volontà di dare speranza alle persone che vivono situazioni di grave difficoltà. L’opera concettuale è stata pensata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi dei rifugiati e inaugurata il 13 giugno con una cena di gala il cui intero ricavato è andato ad UNHCR. La moda è un linguaggio universale, come lo è la musica o l’arte e può arrivare ovunque. Cosa pensi del fenomeno see now - buy now? Le collezioni Uomo/Donna devono essere presentate solo ai buyer e successivamente, quando la merce arriva nei negozi, alla stampa. I media dovrebbero diffondere al pubblico le immagini e le notizie sulle nuove collezioni solo quando queste sono state già vendute, prodotte e consegnate. Per soddisfare le esigenze di tutti quei clienti attenti alle ultime novità e tendenze, LUISAVIAROMA.COM offre il servizio esclusivo “Buy It First” che permette di acquistare in pre-ordine capi ed accessori selezionati direttamente dalle ultime sfilate. Il ruolo di Firenze e Milano rispetto alle altre fashion capital Milano è la capitale del ready-to-wear italiano, la nostra essenza. A Firenze nasce l’alto artigianato, basti pensare a Gucci, Ferragamo, Cavalli, Pucci, Scervino e tanti altri che, come noi, con grande passione hanno fatto la storia della moda nella nostra città. @Riproduzione Riservata

  • KNIT ART: LA MAGLIERIA DI ROBERTO COLLINA

    Dal loft- laboratorio bolognese, dove è ancora oggi ubicata al sede produttiva dell’azienda, Roberto Collina ingaggia, ad ogni stagione, una sfida alle tendenze di settore: dedicato ad un retail di fascia alta e caratterizzato dal rigoroso impiego di fibre nobili – dal cammello ai merinos super light, dalla sete all´ice cotton – il brand è una celebrazione di artigianalità e tradizioni con quel tocco iconico e di astrattismo classico che rende il Made in Italy fiero di essere definito tale. Un’anteprima della collezione Spring/Summer 2017 svelata in occasione del Pitti spicca, incontrastato, un girocollo pennellato in 100%lino con trattamento hand paint (dipinto a mano) che è un capolavoro di lavorazione finissima ed elevata creatività: una polo camouflage in punto mouliné, dalla resa fresca e la praticità assicurata, una seconda polo, a righe beige e nero, caratterizzata da un gioco di texture su base di lino e cotone, ed una maglia maltinta realizzata su base indigo/denim, ironica e brillante, completano la preview che si conferma estremamente attenta alla lavorazione delle trame, la ricerca dei materiali e il sapore contemporaneo rendono ogni capo non soltanto legato a un concetto di moda puro ma più a un rigoroso e attento studio design e proporzioni. Roberto Collina è uno dei knitwear brand più esclusivi e sorprendenti del momento. Presente in Francia, Belgio, Olanda e Germania, il marchio nato nel 1953 a Crevalcore – quella provincia bolognese che è sinonimo di artigianalità e saper fare – sta registrando un ottimo successo anche nei paesi asiatici come il Giappone e la Corea del Sud. @Riproduzione Riservata

  • agonist - il fascino del nord

    AGONIST è un racconto fotografico di una fiaba nordica in cui odori, profumi, immagini e parole si fondono in un connubio sensoriale senza precedenti. La natura ruvida del Nord e le rocce smerigliate, gli odori, il suono rilassante del mare intorno, il freddo pungente dell’aria e la leggerezza nel cielo - dall’alba al crepuscolo - descrivono un luogo remoto dell’Arcipelago svedese. Tutti protagonisti di un libro che racconta la grande forza trainante dietro il lavoro del duo creativo Agonist. Passeggiando nei boschi, vagando per gli infiniti prati che svaniscono nel profondo blu del mare che abbraccia il cielo. I paesaggi sono come in un fermo immagine, l’atmosfera è rarefatta e selvaggia, piena di piante, erbe, steli lunghi ed una varietà di calcare che assorbe costantemente acqua, decorando la vista di punte rocciose che sembrano oggetti di design, mentre il vento soffia forte e incessante. La visione sfocata di una bellezza grezza dove i profumi si sollevano e aprono i sensi quasi a rapirli. La sensazione di essere perso, qui e allo stesso tempo ovunque altrove: questo è ciò che i creatori di Agonist, Niclas e Christine vivono quotidianamente e hanno usato come imput nella creazione della loro linea di profumeria di alta gamma. Niclas e Christine hanno scelto due creative trasversali per la cura del progetto: Giorgia Cantarini (giornalista e scrittrice) e Julien Boudet (fotografo di origine francese) che hanno viaggiato fino a Gothenburg per scoprire la magia del loro paese e racchiuderla tra le pagine di questo concept visuale. Il lavoro del duo Lydeen, con tutte le difficoltà di vivere in un’isola sperduta nell’arcipelago svedese, è raffinato e sperimentale. Un risultato ricco in termini di combinazioni fra profumo e immagini, che rendono Niclas e Christine due artisti in stile Sturm und Drang rivisto in chiave contemporanea. Photography | Julien Boudet @Riproduzione Riservata

  • urban geometry

    Photography | Pier Nicola Bruno Styling | Fabio Ferraris Model | Lucas Reckman @ilovemodels Grooming | Laura Rinaldi @hm battaglia using cotril @Riproduzione Riservata

  • BRANDO DE SICA - CON IL CINEMA NEL SANGUE

    Non poteva che essere Milano il luogo d’incontro per svelare la personalità, le passioni e i nuovi progetti di uno dei talenti del cinema italiano: Brando De Sica. Perché Milano? Perché proprio Milano rimane nella memoria come set di uno dei più importanti film girati dal nonno Vittorio De Sica e che hanno fatto la storia della cinematografia internazionale, ovvero . Sui tetti del Townhouse Duomo by Seven Stars, Brando ha posato per noi e ci ha raccontato come si è appassionato al mestiere, chi lo ispira e il suo segreto per stare bene, insegnatogli da un grande maestro, niente meno che David Lynch. Nella tua famiglia si respira cinema da generazioni, come mai hai scelto la  regia invece che la recitazione? All’inizio volevo fare il pompiere, davo fuoco agli oggetti per poi spegnerli con l’annaffiatoio del terrazzo. Forse avevo visto troppe volte mio padre nel film . Contemporaneamente vidi di Romero e rimasi affascinato dagli effetti speciali del trucco. Comprai il lattice liquido, il cerone, il sangue finto e cominciai a truccarmi da mostro, volevo trasformarmi, andare in giro a far paura alle persone, avevo otto anni, forse anche meno. Pensai che se volevo interpretare tutti questi “mostri” dovevo fare l’attore… ma poi a 12 anni arrivò il regalo più bello: una piccolissima telecamera analogica. Iniziai a riprendere me e mia sorella Maria Rosa (che con il brand Mariù De Sica è ora una stilista di successo) in dei piccoli corti horror dove truccavo lei e i cani di casa. Capii che se facevo l’attore avrei fatto parte del film mentre se lo scrivevo e lo dirigevo, avrei creato io il film da tutti i punti di vista. Fare il regista è dare ordine al caos, il set è caos controllato. Mi aiuta ad essere un uomo migliore ed è il mestiere più bello del mondo dopo quello della Rockstar…Non sarei potuto essere una Rockstar, sarei durato 2 giorni. I cinque film da vedere assolutamente e perché? Un cinefilo è poligamo nel mondo del Cinema, non ti dirà mai che preferisce solo una o tutte e cinque le sue mogli. Lui le ama tutte! Orson Wells diceva non esistono film belli e film brutti, tutti i film sono interessanti perché raccontano in qualche modo l’uomo che c’è dietro. Io penso che i film siano come il vino, ci sono diverse uve e diverse annate, ognuna di queste ha qualcosa di particolare ed unico. A me hanno colpito cose diversissime fra l’oro . Inizio con di Jean Vigo, di Jean Renoir, di Max Ophüls, di Robert Aldrich. Continuo con e di mio nonno Vittorio. Impossibile non citare l’eleganza psichedelica di Kenneth Anger, cult movie come dei fratelli Coen, l’uso del colore nei film di Michael Powell come e , di David Lean, di Michail Konstantinovič Kalatozov, e di Jaques Tati. L’episodio , e di Pier Paolo Pasolini, di Nicolas Roeg, di Ken Russel, di John Frankenheimer. Registi che ami e che ti hanno ispirato? Sicuramente tutta la filmografia di Andrei Tarkovskij, tutto Stanley Kubrick, tutto il cinema di Luis Buñuel, Ingmar Bergman, Alfred Hitchcock, Francois Truffaut, i capolavori di David Lynch che è stato il mio professore quando studiavo a Los Angeles. Non possono mancare Roman Polański , Orson Wells, tutto Federico Fellini, Herzog, Sidney Lumet, Ernst Lubitsch, Vincente Minnelli, Akira Kurosawa, Steven Spielberg, Quentin Tarantino, Tod Browning, Roger Corman, Terence Fisher, Mario Bava, Elio Petri. Potrei continuare ancora e ancora. Ricordi dell'università, sui banchi con David Lynch, cosa ti ha trasmesso? David è la persona più incredibile che ho conosciuto nella mia vita, anche se quando l’ho incontrato per la prima volta ero terrorizzato all’idea di aver fatto una pessima impressione. Erano le 8 del mattina alla USC University of Southern California dove studiavo per laurearmi in Discipline del Cinema, pioveva ed ero arrivato zuppo nei corridoi che portavano nella mia classe, avevo deciso di non entrare e tornare a Roma. Non ero al massimo del morale, indeciso e dubbioso apro il portellone d’emergenza dei corridoi per uscire e mi scontro proprio con lui. Non potevo crederci, ero andato a sbattere addosso a uno dei miei miti. David era calmissimo, mi chiese se era tutto a posto, se fosse successo qualcosa di brutto. In quell’attimo ho capito che dovevo assolutamente rimanere ed entro in classe con lui. Una delle più belle lezioni sul cinema a cui io abbia mai assistito. Hai stretto un rapporto personale con lui? Dopo aver finito l’università, grazie alla mia amicizia con Isabella Rossellini, che spesso veniva a Los Angeles per lavoro, rincontrai David che mi introdusse alla meditazione trascendentale. Isabella, poi, mi fece uno dei regali più belli mai ricevuti, un quadro che gli aveva regalato David quando stavano insieme ai tempi di , mi sono sentito parte del loro clan e considerato come un amico. Di recente sono andato a trovarlo a casa sua per portargli un mediometraggio che avevo appena finito , fu un momento magico e lui mi regalò un disegno che aveva appena terminato: un ragazzo con una radio in mano in mezzo ad una tempesta di puntini con una scritta accanto che dice : I’m Crying my Radio. Mi fece una dedica sopra con scritto …Keeping Promises che era riferito alla promessa che gli avevo fatto sul meditare ogni giorno. Purtroppo non l’ho sempre mantenuta ma ora sto ricominciando a farlo. Quali sono i progetti che hai realizzato che sono più significativi per te e i traguardi che hai raggiunto? Tutto è iniziato con la partecipazione ad ASVOFF il Film Festival di Diane Pernet, dove ho vinto il premio come Best Advertising Campaign con il corto . Il cortometraggio è stata una bellissima sorpresa, al tempo stavo partecipando alla scrittura de di Matteo Garrone, che considero il mio maestro, mentore e amico, sul tavolo dove sceneggiavamo con Chiti, Gaudioso e Albinati c’era un antologia di favole e tra queste ce n’era una di un ignoto. Il soggetto a tinte noir mi colpì tantissimo e decisi di adattarla per questo “spot” per le borse del marchio emergente Catherinelle fondato dall’attrice Catrinel Marlon, che è anche la protagonista del corto. Grazie al lavoro della mia squadra tho vinto il Nastro D’Argento alla regia, sono andato in cinquina ai David di Donatello e con Rai Cinema ho avuto la possibilità di portarlo al Festival del cinema di Cannes. Devo dire che Diane è stata la mia prima supporter, fin da quando ci incontrammo a Firenze in occasione della proiezione dei corti che avevo realizzato per Antony Morato. Ho partecipato ad ASVOFF anche l’annno scorso con il Non Senza di Me che ha premiato il protagonista, Max Tortora, come miglior attore. Fresca come notizia è inoltre la nomination ai Globi d’oro per la sezione Critic’s Choice. Il tuo rapporto con la moda? Cosa ti piace indossare, qual è il tuo stile? Mi diverte sperimentare, da ragazzino ho avuto anche un momento Punk dove mi tingevo i capelli; è sicuramente bello e divertente vestirsi, ho sempre portato di tutto ma ultimamente mi piace essere minimale: maglietta e jeans, scuri a tinta unita. Mi piace tanto vestirmi con un look elegante quando ne ho l’occasione, sempre in un’ottica semplice: un completo grigio scuro, una camicia bianca ed una cravatta nera. L’eleganza per me fa rima con semplicità. Con quali professionisti e attori ti piacerebbe lavorare? Amo molto il lavoro di Daniel Day Lewis ma vorrei tenermi sulla nuova generazione altrimenti parto con altre liste infinite. Oggi amo e rispetto tantissimo Leonardo Di Caprio, Michael Fassbender, Tom Hardy, Woody Harrelson. Sono “innamorato” di Marion Cotillard, Jennifer Lawrence, Carey Mulligan. In Italia sono rimasto davvero tanto colpito da Alessandro Borghi e Luca Marinelli che oltre ad essere bravi sono anche delle belle persone, idem per Michaela Ramazzotti e Alba Rohrwacher. Il mio sogno nel cassetto è quello, un giorno, di lavorare con la “Industrial Light and Magic” il colosso americano degli effetti speciali della Lucas film, per poi creare il suono dentro lo “Skywalker Ranch” magari il tutto prodotto da Spielberg. Giusto per puntare basso! Sogni Hollywood? Ho vissuto 7 anni a Los Angeles dove mi sono laureato, conservo ancora un piccolo appartamento a Century City, una volta era il Back Lot della Twenty Century fox. Amo Los Angeles e mi piace pensare di ritornarci per lavoro. Accadrà! Quali sono i tuoi progetti futuri? Ho appena firmato un contratto con la Paco Cinematografica che ha prodotto gli ultimi film di Giuseppe Tornatore, loro sono Arturo Paglia e Isabella Cocuzza con i quali abbiamo messo in piedi una bella squadra. Ci siamo conosciuti dopo e mi hanno dato carta bianca, facendomi sviluppare qualcosa di ardito in cui io credo molto. Mi hanno fatto subito sviluppare la sceneggiatura che ho scritto insieme a Irene Pollini Giolai e al grande Ugo Chiti. Non voglio svelare presto, ma solo dire che è una favola nera ambientata in una Napoli di oggi, un Coming of the Age che diventa un horror. Un film sull’importanza dei sogni. Photography | Pier Nicola Bruno Stylist | Giorgia Cantarini Grooming | Fabio Lo Coco Stylist assistant | Orsola Amadeo Photography assistant | Andrea Benedetti Location | Townhouse Duomo by Seven Stars @ Riproduzione Riservata

  • L'UOMO EROICO E ANTICONFORMISTA DI FAUSTO PUGLISI

    A Pitti Uomo il debutto della prima capsule di moda uomo Perfetto rappresentante di una New Italian Wave, la nuova generazione di designer italiani molti amati e seguiti a livello internazionale, Fausto Puglisi debutta a Pitti Uomo con la sua prima capsule collection per lui che sarà presentata insieme alla Resort donna 2017. Da sempre riconosciuto per la sua moda sensuale e impeccabile per i tagli sartoriali, l’estetica di Puglisi è da sempre ricca di contrasti che riflettono da un lato le sue origini italiane, dall’altro la sua poliedrica passione per la cultura americana. Fil rouge è il tocco di massimalismo e la maestria decorativa che si ritrova dai jeans fino agli abiti da sera. Una contaminazione creativa dallo spirito pop che è ben rappresentato dalla serie di inediti sketches in cui Fausto ha rappresentato i suoi look accanto ai modelli della statuaria greca o in pose che riprendono i canoni della bellezza classica rivisti con il suo linguaggio decorativo. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare il nuovo progetto menswear. Come è nata l’idea di una capsule uomo? La trasversalità tra uomo e donna e il concetto di moda androgina sono da sempre nelle mie corde. E’ un concetto che era già ben presente negli anni Settanta. Alcuni capi donna dalle forme oversize erano acquistati anche dall’uomo. Così dalle prime richieste è nata l’idea per questa nuova avventura, una capsule di capi molto speciali. Che tipo di uomo ti sei immaginato? Voglio rendere omaggio alla bellezza e alla regalità del corpo maschile e alla libertà di un uomo eroico che asseconda i suoi desideri e il suo demone interiore. Ho ripensato agli ideali dell’uomo greco in modo contemporaneo. E’ un uomo che supera gli schemi buon gusto borghese. Una personalità sempre ricca di contrasti in cui convivono dimensioni opposte, la persona semplice come il re. Parlando di contrasti e del tuo percorso, quali città senti più vicine? Da un lato New York è la città che sento come casa e dove tutto può accadere. Dall’altro sento molto presente la cultura mediterranea con la sua energia e passione, da Napoli a Istanbul passando per il Sud America. Penso anche a luoghi come Miami dove a South Beach puoi vedere passare uomini dalle tipologie più differenti. Per te la moda è… La moda è un artigianato creativo di altissimo livello che si avvicina a una forma d’arte, specialmente quando viene comunicata in un certo modo. La moda è anche  costume sociale e fotografa bene lo spirito della società presente. @Riproduzione Riservata

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