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Quest'anno il Pritzker Prize è di Clarke

  • 13 mar
  • Tempo di lettura: 1 min

Smiljan Radić Clarke (courtesy The Pritzker Architecture Prize)
Smiljan Radić Clarke (courtesy The Pritzker Architecture Prize)

L'edizione 2026 del Pritzker Prize, il più importante premio di architettura internazionale, è andato al cileno Smiljan Radić Clarke. Un riconoscimento che, giusto per tirare un po' d'acqua al mulino tricolore, un pizzico di influenza italiana ce l'ha.


Nato a Santiago del Cile nel 1965 ma di origini croate, Clarke, dopo una prima laurea in architettura all'Università Cattolica Pontificia della capitale cilena, ha studiato storia all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.


Oggi, a trentuno anni dall'apertura del suo studio, arriva la palma più importante della carriera, che la Hyatt Foundation, attraverso Alejandro Aravena, presidente della giuria, anche lui cileno e, a sua volta, Pritzker Prize nel 2016 ha così motivato: “In ogni sua opera è in grado di rispondere con radicale originalità, rendendo ovvio ciò che non lo è; torna ai fondamenti più elementari e irriducibili dell’architettura, esplorando al contempo limiti che non sono ancora stati sfiorati”.


Tra i lavori più importanti di Clarke c'è il padiglione temporaneo realizzato nel 2014 per la Serpentine Galleries, celebre galleria d’arte londinese. Mentre guardando al presente sta seguendo i progetti del Park Side Alidemi Tower di Tirana, in Albania, il Solo Hotel di Matarraña, in Spagna, e il complesso residenziale Housing Andermatt in Svizzera.


L'architetto cileno succede al cinese Liu Jiakun, vincitore nel 2025, mentre per trovare l'ultimo italiano nell'elenco dei premiati bisogna sfogliare l'album fino al millennio scorso quando, nel 1998 finì a Genova da Renzo Piano e ancora prima, nel 1990 a Milano da Aldo Rossi.

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