Il calcio ha la strana abitudine di travestirsi da storia fino a quando non decide, di colpo, di diventare geografia. Per ventitré edizioni, il Mondiale di calcio è stato un inventario di certezze geografiche: la Germania vince sempre alla fine (quattro volte), il Brasile balla e incanta (cinque volte), l’Italia soffre ma trova il modo di alzare il trofeo (quattro volte). Poi è arrivata l’estate del 2026, e le coordinate geografiche della nostra memoria collettiva si sono le
Nel repertorio dei supplizi moderni, pochi eguagliano l’ostinazione del maschio occidentale nel voler abbottonare una camicia anche quando l’asfalto decide di liquefarsi. C’è una forma di dignità quasi patologica nel rifiuto di arrendersi alla termodinamica, un patto di sangue con il decoro che F. Scott Fitzgerald, nel settimo capitolo de Il Grande Gatsby, trasforma nel più spietato dei bollettini meteorologici della psiche umana...