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- JUNLI SPRING 2017 MENSWEAR
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- HOSIO MAGLIERIA MADE IN ITALY
I due HOSIO e OBVIOUS BASIC fanno parte dell’azienda Emmegierre Fashion , fondata nel 2004 ma con una tradizione nata nel 1962 , che parte da un piccolo laboratorio di maglieria e da un’idea di Erminio Vavassori e da sua moglie Rosa Frigerio e sviluppatosi successivamente grazie alla continua ricerca di materiali e lavorazioni. Per questo motivo il fulcro di tutte le collezioni resta sempre la maglia, assoluta protagonista che stagione dopo stagione viene re-interpretata e arricchita con nuovi accostamenti. HOSIO e OBVIOUS BASIC sono entrambe linee d’abbigliamento maschile, ma con dress code differenti, URBAN CHIC il primo e SMART CASUAL il secondo. HOSIO Brand nato nel 2013, si ispira ad uno stile Urban Chic dove la maglieria, l’attenzione al dettaglio e l’avanguardia sartoriale vengono messe al primo posto . Realizzata dal designer Roberto Vavassori, la collezione SS 17 presentata questo Giugno a PITTI e a TRANOI a Parigi, propone capi adatti al “viaggio quotidiano” dell’uomo contemporaneo, dinamico in cerca di stile, comfort e qualità. “Urban Globetrotter” è stata battezzata la collezione SS 17 firmata HOSIO dove lo spirito pionieristico e l’esigenza di cambiamento nonché la funzionalità esaltano la contaminazione tra grafiche classiche e fantasie etniche. La Beetle Jacket , giacca iconica e rappresentativa delle collezioni HOSIO, proposta in piu’ versioni e varianti ed inserita nei vari temi della collezione, esprime il mood della SS 17 ovvero: un momento di “encounter culture” di stili e tradizioni differenti mixati per ottenere una proposta “urban” raffinata e unica. Sempre al centro di ogni stagioneè la maglieria, in questa occasione HOSIO dedica alla finezza 16, lavorazione particolarmente cara al brand, una serie di capi “continuativi” versatili e trasversali, fortemente rappresentativi dell’identità HOSIO. Roberto Vavassori, designer del brand HOSIO, all'interno del suo sito ha creato un blog con l'intento di condividere il suo know-how e le tecniche di sperimentazione innovative che applica di collezione in collezione . “ I ricordi della mia adolescenza sono legati a giorni spesi ad imparare, fianco a fianco a mio padre tutto l’assimilabile. Credo sia nata lì una passione che ancora oggi è viva e che alimento in continuazione, affiancando al mio know how tecniche di sperimentazione innovative, che applico ai capi, di collezione in collezione. Attualmente, definisco il nostro laboratorio di maglieria un “laboratorio artistico” dell’arte magliaia, dove si integrano un sapere ad oggi quasi dimenticato, con le contaminazioni esterne provenienti da differenti realtà. Sono convinto che il sapere sia l’unico bene che accresce il suo valore con la condivisione. Per questo che ho deciso di condividere questa mia conoscenza attraverso un blog, che permetterà a chi lo leggerà, di saperne di piu’ sulla maglieria, sulla sua storia e sulla sua vita contemporanea." Roberto Vavassori @Riproduzione Riservata
- Tobias Ahlin - chiacchiere con un innovatore culturale
E’ giovanissimo, ma ha già lavorato in alcune delle aziende più rinomate e ambite del mondo, Spotify e GitHub per dirne due. E’ un creativo, un visionario e un innovatore in tutti i sensi. Playlist preferita di Spotify? Ne ha creata una tutta sua negli anni con più di 600 brani! La domanda che temo di più è "Cosa fai". I miei tentativi di dare una risposta completa e comprensibile di solito iniziano con un elenco di lavori e occupazioni concrete e si concludono con pezzi sbriciolati di carta e un bicchiere vuoto di whisky. Attualmente mi sto occupando di analisi dei dati, fisica, statistiche, sto anche imparando a suonare il pianoforte, e sto approfondendo la mia conoscenza del francese. Penso che quello che lega tutto sia l’amore per la novità, la convinzione di poter sempre imparare cose nuove, e la follia degli altri nell’assumermi. So bene però quello che amo: incontrare nuove persone, imparare cose nuove, e creare cose nuove. Mi piace finire quello che ho iniziato, ma amo anche smettere un lavoro o un'abitudine per provare qualcosa di nuovo. E’ così che hanno preso forma tutti i miei interessi, progettazione, insegnamento, e programmazione, ma non so ancora quale sarà il prossimo! Ho avuto la fortuna di iniziare a Spotify la stessa settimana in cui il loro progettista precedente smetteva. Era una società più piccola allora, e come designer fresco di laurea, mi sono trovato responsabile del design dell’interfaccia utente per tutti i prodotti di Spotify. Il servizio era già enormemente popolare in Svezia, ma non a livello internazionale: discutere il prodotto con amici e sconosciuti ha formato il mio modo di pensare riguardo ciò che può essere prezioso in un'esperienza del genere. La gente spesso menzionava i dettagli, come ad esempio la sensazione di un'animazione o quanto velocemente una canzone iniziasse, questo li aveva fatti amare Spotify. Non strane caratteristiche tecnologiche, ma come sentivano le cose. Lavorando in grandi aziende come Spotify e GitHub, il mio approccio era una sorta di Aikido (ndr. Arte marziale giapponese). Ora per mirare dritto alla semplicità e fare di questo il mio unico obiettivo, cerco persone e progetti che si allineino con questa visione, anche se solo temporaneamente. Se mi capita di incontrare resistenza, cerco di riallineare quella resistenza con la mia visione, ma se non ci riesco, cerco di passare a un altro progetto. Alla fine questo significa che non potrò mai fare tutto quello che voglio, ma sicuramente avrò fatto più che se fossi rimasto in un posto lottando per una sola causa. Il mio approccio e la visione è sempre stato più o meno lo stesso: voglio creare prodotti che la gente ami. Mi piace semplificare e migliorare l'essenza di un’app o di un prodotto. Ora, facile a dirsi perché la maggior parte delle aziende non è d’accordo con questa visione. Non si ottiene nessuna pubblicità se togli delle caratteristiche al tuo prodotto, e non sarà certo possibile ottenere nessuna promozione. La maggior parte delle aziende di tecnologia ha forti incentivi a lanciare continuamente nuovi aggiornamenti e aggiungere cose nuove. L’impegno per la semplicità è spesso in conflitto diretto con tali incentivi. La sede centrale di GitHub si trova a San Francisco e io di solito lavoravo da qualche parte in Europa, come facevano molti dei miei colleghi. Non tornerò mai a lavorare di nuovo alla scrivania. Credo che lavorare in remoto sia una modalità che sempre più aziende abbracceranno, e che sia fantastico per una serie di motivi. Tutte le nostre vite sono intrinsecamente imprevedibili, e avere la possibilità di non trascorrere la maggior parte delle nostre giornate legati a uno spazio fisico, rende più facile condurre una vita felice e alla fine fare anche un buon lavoro. E se si sta eseguendo un business, il lavoro a distanza fatto bene significa più facilità nell’assumere perché non si è limitati alla tua città o paese, significa avere meno spese per il materiale e per gli spazi da ufficio, e soprattutto vuol dire avere dipendenti più felici e più produttivi. Credo e spero che diventerà la regola piuttosto che l'eccezione. Una scuola. Credo che ci sia bisogno di cambiare radicalmente il nostro modo di pensare l'educazione. In tutto il mondo, le scuole hanno la tendenza a perdere lentamente contatto con la realtà, e di insegnare la teoria per il bene dell’insegnamento della stessa teoria. È inutile. Si continua poi per tutta l'università con libri di testo da memorizzare, nonostante i posti di lavoro sono pratici per loro stessa natura. Se il nostro lavoro è, alla fine pratico, perché non s’impara con la pratica? Perché non ci concentriamo sulla creazione di cose e facendo errori? Oltre a questo credo che il ruolo della scuola nella società, non sia solo quello di prepararci per il lavoro, ma anche alla vita in generale. Trovo che ad esempio la Scuola di vita di Alain de Botton sia un grande esempio della direzione verso cui dovremmo andare. Le nostre scuole sono fondamentalmente disallineate con il modo in cui effettivamente impariamo, e hanno bisogno di cambiare. Secondo me la cultura nella nostra società ha il ruolo fondamentale di mettere in discussione lo status quo, di combattere l'ignoranza, e di creare empatia. Siamo a un livello sempre più alto di consumo di informazioni, e ci viviamo dentro e vogliono vedere e sentire solo cose che approviamo. Rischiamo lo sviluppo di una società sempre più polarizzata, con partiti estremisti che spuntano lungo l'intero spettro politico. La cultura non mette necessariamente tutti d'accordo, ma può farci capire l'un l'altro, e tenere insieme. Photography | Agnes Stenlund @Riproduzione Riservata
- Thrill of speed: il dinamismo delle gare automobilistiche nella SS 2017 di Letasca
Fondato nel 2014 dagli amici Elbio Bonsaglio ed Edoardo Giaroli, Letasca è un brand a cavallo fra estetica e funzionalità, attualmente venduto in 60 negozi multimarca di lusso nel mondo e apprezzato da alcune delle più importanti celebrity internazionali. La collezione “Letasca Officina” per la Primavera/Estate 2017 è ispirata al mondo delle corse automobilistiche: il punto di partenza sono le tute dei piloti di Formula Uno che danno vita alla giacca in denim nero dalle impunture verticali con toppe ton-sur- ton. La giacca waterproof, in jeans leggero e foderata in cotone doppiato con una speciale resina, si ispira alle tute dei meccanici. Completa la collezione una proposta di modelli in nylon laminato per un effetto scintillante. Letasca sviluppa ulteriormente anche il suo capo iconico: il gilet multitasche, presentandolo con un fit e con proporzioni dalla maggior vestibilità, ottenuta grazie all’utilizzo di stoffe pregiate. La palette dei colori parte dal nero, cifra stilistica del brand, fino ad arrivare alle sfumature del beige, del blu e del verde. @Riproduzione Riservata
- Focus on watches
Hanno vinto la sfida più difficile per un orologio, quella dell'impermeabilità, ma il fatto di essere dei vincenti è solo uno dei motivi per i quali i modelli subacquei sono tanto apprezzati. Indipendentemente dal fatto che ci li porta decida o meno di immergersi nelle profondità del mare, essi piacciono per il loro look, tecnico ma perfettamente adatto a tutte le situazioni dalla spiaggia alla vita di città. Una versatilità che fa sì che anche quest'anno non siano mancate numerose proposte in questo senso, ma per orientarsi al meglio tra le novità di quest'anno, quali sono esattamente le caratteristihe dei modelli subacquei? La cassa è quasi sempre tonda in quanto forme particolari o spigolose mal si accordano con le esigenze d'impermeabilità. Presente solo su modelli professionali la valvola dell’elio serve ad evitare che il vetro dell’orologio esploda dopo una lunga permanenza sott'acqua in una campana. La lunetta deve essere girevole ed unidirezionale perchè il fatto che si muova soltanto in senso antiorario fa sì che, in caso di urti accidentali, segnali sempre un tempo (ad esempio quello trascorso in immersione), superiore a quello reale. Il quadrante deve essere leggibile anche in profondità e quindi semplice e ben illuminato. Una curiosità: le prove di tenuta stagna, sui modelli impermeabili fino a 100 metri e oltre sono eseguite su tutti gli esemplari prodotti (mentre le prove riferite alle impermeabilità inferiori sono eseguite a campione) e prevedono l’immersione in acqua, ad una temperatura di circa 18 gradi, quindi anche i modelli subacquei non dovrebbero mai essere indossati per fare un bagno caldo o una sauna. @Riproduzione Riservata
- FARE LE SCARPE A UNO CHEF
Quando un designer di calzature incontra un designer del gusto di Marco Laganà Una speciale chiacchierata tra Massimo Bottura, figura chiave nel panorama degli chef italiani, e Marco Laganà, giovane designer di calzature, il quale realizzerà una linea di scarpe dedicata proprio allo chef stellato modenese. Moda e cucina, due mondi differenti con differenti modalità di espressione e un obiettivo comune: rendere contemporanea la tradizione Italiana, valorizzandone e accentuandone i punti di forza, portando il meglio del nostro passato nel futuro. Chef della rinomata Osteria Francescana, Modena, Massimo Bottura racconta le origini della sua passione, e la ricerca costante che parte da un’idea o un concetto e lega l’ispirazione al piatto. Il tuo primo ricordo o sensazione che ti saresti avvicinato al mondo del food, com’è successo? La domanda non è tanto “come”, ma “dove”: sotto il tavolo della cucina. Era il mio rifugio da bambino per sfuggire ai miei fratelli, fra i piedi di mia nonna, mia madre e mia zia che tiravano la pasta per i tortellini. Nel loro chiacchiericcio trovavo pace e serenità. Se si vuole cercare a tutti i costi una data, posso raccontare di quell’inverno del 1986, di quando mio fratello mi parlò di una trattoria in vendita appena fuori Modena, di quando capii che la cosa giusta da fare non era proseguire gli studi in legge, ma queste sono solo decisioni – per quanto importanti – indotte da qualcosa di più grande, di più antico. Il vero input, inconscio e impresso per sempre nella mia storia, l’ho avuto sotto quel tavolo della cucina. Come definiresti la tua filosofia in cucina? Come dico sempre la mia è una cucina di territorio vista da 10 Km di distanza. Nelle mie vene scorre aceto balsamico, i miei muscoli sono fatti di Parmigiano Reggiano e le bolle del lambrusco dipingono i miei sogni. Ma, soprattutto credo che l’Osteria Francescana abbia uno stile suo, identificabile e riconoscibile, canonizzato attraverso alcuni piatti che hanno fatto la nostra storia in questi vent’anni e, che ora come ora, la riassumono, come “A volte germano, a volte pernice, ma anche bollito”. Uno dei tuoi piatti iconici: come è nato e quali gli ingredienti che ami utilizzare per le tue creazioni? Quanto è importante la dimensione estetica del piatto e come riesci a conciliare tradizione e ricerca del nuovo? Ogni piatto sul menu nasce da un’idea, qualcosa che voglio esprimere col cibo. Può essere un’idea di colore, musicale, del territorio, della memoria, un’esperienza o la sovrapposizione di una cultura su un'altra. Alcuni dei piatti della carta sono idee che sono nate 15 anni fa. Io cerco da sempre di portare il meglio del nostro passato nel futuro. Non dobbiamo mai in nessun caso perderci nella nostalgia per il passato, bensì metterlo in discussione in maniera critica e non nostalgica. Questa è la chiave. Piatti come le “5 stagionature del Parmigiano Reggiano in diverse consistenze e temperature” o “ll bollito misto non bollito” (ora in carta come “bollito misto”) sono le espressioni di questo modo di vedere la tradizione. La nostra cucina non è solo questo, è una ricerca costante che metta in discussione anche noi stessi e la nostra stessa storia. Ora siamo concentrati sulla dimensione etica, senza però abbandonare l’estetica. Lo sviluppo del Refettorio Ambrosiano, durante l’Expo di Milano 2015 e la successiva nascita dell’Associazione Food for Soul sono servite come stimolo in Osteria Francescana per tutto il team. Moda: individua una figura che reputi fare nella moda il proprio lavoro con una vision simile alla tua. La maison Margela di anni fa con il suo recupero del passato. Attualmente adoro il nuovo stile di Gucci e il cambio di direzione che sta rappresentando la personalità di Alessandro. www.osteriafrancescana.it Marco Laganà Dopo gli studi, Marco si trasferisce a Parigi dove, per otto mesi, lavora come “consultant and product designer” presso il brand di scarpe Camille Tanoh e, nello stesso anno, si occupa dei contenuti online per la Maison Pierre Hardy. Nel 2014 ritorna in Italia dove fonda l’omonimo brand. Le sue scarpe, sia da uomo che da donna, giocano sulle forme classiche del mocassino e della sneaker rese uniche da un tocco di originalità. La tradizione e il “Made In Italy” rimangono alla base della ricerca di Laganà che, come vediamo dal sito, è trattata in maniera acuta ed ironica. @Riproduzione Riservata
- Jonathan Anderson - Il valore dell'artigianalità
Forse non tutti sanno che, nel 1988 Enrique Loewe Lynch, membro di quarta generazione della famiglia LOEWE, ha fondato la fondazione omonima, per promuovere prima di tutto l'arte, ma anche programmi educativi, poesia, danza, design, artigianato, fotografia e architettura. Oggi, sotto la direzione della figlia Sheila Loewe, la fondazione ancora lavora nella stessa direzione. Nel 2015 la fondazione partecipa per la prima volta ad Art Basel Miami con , un progetto curato dal direttore creativo di LOEWE, Jonathan Anderson nel negozio situato nel Miami Design District. La mostra ha abbracciato la bellezza dirompente dell’incontro casuale, la creazione di conversazioni inaspettate tra il lavoro di quattro importanti artisti britannici storici e contemporanei: e . Mentre durante 2016, la fondazione ha organizzato anche una mostra sul lavoro di , una delle pioniere della fotografia modernista. Nel 2016 la Fondazione lancia il LOEWE Craft Prize , un premio internazionale per l'eccellenza nei mestieri che mostrano ambizione artistica e innovazione. Il premio si propone di dare un riconoscimento internazionale a coloro che saranno in grado di produrre opere eccezionali che resteranno nella memoria. Finalmente una casa di moda ha deciso di spostare l'attenzione della sua ricerca culturale sulle esplorazioni artigianali, lasciando un territorio non sempre confacente come l'arte contemporanea. Abbiamo incontrato il direttore creativo Jonathan Anderson per farci raccontare più approfonditamente il perché di questa decisione. Perché hai scelto l'artigianato come focus di questo nuovo premio? Come casa di lusso, anche noi siamo artigiani nel senso più puro del termine. Quindi ha senso che Loewe riconosca i migliori artigiani nei loro campi. L’artigianalità è l'essenza della Loewe. Qual è la correlazione tra questa scelta e il corso che Loewe sta prendendo? Vedo Loewe come una realtà con un paesaggio culturale più ampio rispetto a un semplice marchio di moda. Non è solo l'abbigliamento, è arte, artigianato e collaborazione con diversi artisti. Loewe ha gli artigiani più sorprendenti e un patrimonio meraviglioso. Senza di loro, non avremmo mai potuto realizzare le borse stupefacenti che stiamo producendo. Ora parliamo di futuro, in che direzione sta andando il design? La moda è sempre un punto di riferimento per la cultura, credo che non si tratti solo di questo però, si tratta di come vive la gente al giorno d'oggi. Per me, si parla di vendere una esperienza alle persone, penso che vogliano sentirsi coinvolti nel processo, devono imparare o vedere qualcosa. Come si fa a gestire l’innovazione e la tradizione allo stesso tempo nell'artigianato? L’artigianato è immensamente importante per me come fonte di ispirazione. Ho voluto creare una piattaforma per mettere in evidenza quei manufatti che sono progettati e realizzati a mano, da parte di persone che lavorano in silenzio e spesso sottovalutate. In realtà, non c'è niente di più difficile che trovare un modo per rendere un oggetto che ha una formula propria e parla però la lingua del produttore, creando così un dialogo che prima non esisteva. @Riproduzione Riservata
- Cinecult: The nice guys di Shane Black
Metti due tipi schizzati e spassosi, due adorabili idioti completamente agli antipodi nella Los Angeles viziosa e opulenta degli anni’70, aggiungi una ragazzina ficcanaso ma molto più saggia dei due emuli di Starsky e Hutch, metti pure uno scorcio ironico e scanzonato sul mondo della pornografia americana anni’70 visto come un racconto in chiave satirica ispirato in parte al film ‘Boogie nights’, shakera tutto sapientemente con colori, luci strobo e tante risate e avrai il nuovo film di Shane Black, ‘The nice guys’ . Prodotto da Joel Silver (lo stesso di ‘Arma letale’) e distribuito da Lucky Red che ha portato in Italia i due esilaranti e fascinosi protagonisti Russell Crowe (nel ruolo di Jackson Healy) e Ryan Gosling (l’impacciato truffatore Holland March) il film racconta le gesta di due sedicenti detective senza speranza che si mettono sulle tracce di una divetta del porno scomparsa, la bella Amelia, figlia della spietata ‘cattiva’ e moralizzatrice Judith Kutner ( Kim Basinger in forma smagliante), aiutati, per loro fortuna dal fiuto della strana adolescente figlia di Holland March, l’acuta Holly interpretata da Angourie Rice. In tutto questo svetta il glamour assassino del killer Matt Boomer che incarna il perfido sicario John Boy. Onore al merito ai costumi di Kym Barret e alle scenografie di Richard Bridgland che catapultano lo spettatore nell’euforica e bislacca atmosfera di un Hollywood party ‘a luci rosse’ nella stessa città in cui nacquero le prime stelle del cinema hard come Linda Lovelace, la star di ‘Gola profonda’ e John Holmes. Il film, carico di gag mozzafiato, in realtà passa dall’ironia e dalla corruzione di una Los Angeles variopinta e molto trendy a una cospirazione fantapolitica dalle proporzioni gigantesche che coinvolge alcuni circuiti del governo degli Stati Uniti. Inseguimenti rocamboleschi, colpi di scena a tutto gas e un’estetica satura e surreale sono gli ingredienti di un avvincente ed entusiasmante poliziesco che sovverte le ‘regole del genere’ per virare repentinamente in un film comico e action dove tutti i tasselli del puzzle cominciano a incastrarsi verso l’epilogo. Ben recitato da due giganti di Hollywood, film spregiudicato e anticonvenzionale da gustare in un sol colpo. @Riproduzione Riservata
- MATTEO MARTARI - DALLA MODA AL PICCOLO E GRANDE SCHERMO
Ha le ‘phisique du rôle’ e la recitazione nel sangue. Dalla sua carriera di modello ha imparato che l’abito fa il monaco, soprattutto sul set. Matteo Martari, Sagittario, è un artista poliedrico che non si ferma mai, sempre aperto a nuove esperienze dal grande cinema agli spettacoli di ‘street art’. Di sé dice :“Sono un uomo che agisce di pancia ma sono anche ammaliato da una bella testa”. Riservato ma affabile, appassionato della vita e del suo mestiere, quello di attore destinato a regalare emozioni e per usare le sue stesse parole “a comunicare con la gente in modo creativo”, Matteo Martari possiede occhi penetranti e un fisico slanciato da modello, carriera che ha interrotto cinque anni fa per dedicarsi alla recitazione. “La moda è stata un’opportunità per viaggiare, conoscere tre lingue straniere e visitare luoghi che altrimenti non avrei mai visto”. Oggi dopo la partecipazione ad alcune fiction di successo come ‘Luisa Spagnoli’ in cui interpretava Giovanni Buitoni e ruoli cinematografici come quello nel film ‘La felicità è un sistema complesso’ di Gianni Zanasi è reduce dall’esperienza di‘2night’ film in uscita nelle sale in ottobre, in cui lo ha diretto Ivan Silvestrini, segnalandosi come uno degli attori più promettenti del nuovo cinema italiano e internazionale. Man in Town lo ha incontrato a Roma in una pausa fra un progetto e l’altro, per raccontare il suo vissuto e le sue passioni. Di cosa parla esattamente l’ultimo film in cui ha recitato per il cinema? ‘2night’ racconta della vita, di incontri e di scelte. Anche se è una piccola produzione dietro c’è tanta ambizione perché è un film impegnativo: è stato girato nell’arco di 5 notti consecutive e di notte si sa è difficile mantenere la concentrazione. La notte mi è familiare: prima di fare il modello lavoravo in un forno. Cosa le riserva il futuro? Staremo a vedere. Amo molto il cinema e il teatro che peraltro mi ha impegnato non poco in passato ma devo ammettere che la fiction funziona bene, per non parlare delle web series: ne ho interpretata già una ‘Under’ diretta da Ivan Silvestrini e credo che siano il futuro. Non mi dispiacerebbe lavorare con apprezzati e sorprendenti registi italiani come Gabriele Mainetti e Fabio Mollo e adorerei una proposta dal cineasta danese Thomas Vinterberg, della scuola del Dogma. Per il resto per me recitare è creare un progetto che piaccia alla gente e allo stesso tempo mi diverta. Un luogo fisico e un luogo dell’anima. Per quanto concerne il primo forse Parigi, il secondo è la campagna veneta che mi rilassa molto dato che ho vissuto a Verona fino ai 18 anni. Quali sono le sue passioni maschili? Sono un biker da quando avevo 14 anni, amo l’enduro e quando potrò metterò in piedi una mia scuderia rally. Per lo stile amo le macchine d’epoca. A proposito di stile qual è il suo guardaroba ideale? L’esperienza di modello mi ha fatto passare la voglia di essere ‘trendy’. Preferisco il comfort di capi tecnici. E poi colleziono cappelli, ne possiedo circa 200 fra i quali alcuni Borsalino acquistati in giro per il mondo soprattutto a Parigi. Ammiro gli uomini che hanno un concetto definito di eleganza e sanno metterlo in atto. Per me il look definisce sempre un personaggio: in ‘Luisa Spagnoli’ calandomi nel mio ruolo di Giovanni Buitoni ho riscoperto certi rituali di eleganza del passato che oggi non sarebbero proponibili. La praticità imperante ha accelerato i tempi scandendo il ritmo di un’esistenza fin troppo frenetica. Photography | Roberta Krasnig Stylist | Stefania Sciortino Grooming | Isabella Avenali per CC Making Beauty Photography assistant | Chiara Filippi e Leonardo Barbaresi Location | Castello Della Castelluccia di Roma @Riproduzione Riservata
- Cinecult: L’uomo che vide l’infinito di Matthew Brown
Vivamente raccomandato ai gentlemen dalla testa solida e dal cuore tenero e a tutti coloro che si lasciano commuovere dai prodigi dell’intelligenza al di là delle barriere di lingua, razza e religione. La storia di Srinivasa Ramanujan , il Pitagora indiano della matematica del XX secolo rievocata con gusto e poesia da Matthew Brown nella pellicola di Eagle Pictures ‘L’uomo che vide l’infinito’ è davvero un esempio memorabile della possibilità autentica di superare tabù e differenze apparentemente insormontabili in nome della scienza e dei suoi benefici nel segno di un nuovo umanesimo. Il viaggio in Inghilterra nel 1913 di Ramanujan, interpretato da un radioso Dev Patel (già molto noto e osannato per la sua interpretazione di ‘The Millionaire’ di Danny Boyle del 2009) viene descritto con toni intimistici e avvincenti. L’incontro con il dandy matematico Godfrey Harold Hardy impersonato da un meraviglioso e elegantissimo Jeremy Irons suscita interrogativi e pone quesiti cruciali sulla possibilità di condividere affinità, oltre le credenze personali, filosofiche o religiose, in nome dell’amore per la ‘bellezza della matematica’ come la definì Bertrand Russell, (interpretato nel film da Jeremy Northam) e del suo valore simbolico e quasi metafisico. Per Ramanujan l’equazione matematica e l’algoritmo derivavano da un’illuminazione divina. Morto di tubercolosi all’età di soli 32 anni Ramanujan restò sempre nel cuore del suo fedele amico Hardy che riuscì con il suo entusiasmo a farlo entrare nella comunità accademica degli eletti del Trinity College di Cambridge, un’onorificenza molto alta per l’epoca per chi non era inglese. Dev Patel, genio autodidatta riesce a evocare tutto il travaglio interiore e il disagio di sentirsi un genio incompreso che fu vissuto da Ramanujan in un mondo che considerava gli indiani una razza subalterna e nutriva scetticismo per le nuove teorie intuitive del matematico indiano. Il suo guardaroba frutto della ricerca della brillante costumista Ann Maskrey, riflette la transizione che lui vive dall’India coloniale del Sud in cui viene rappresentato come un bramino dalle fogge suggestive, verso un Occidente irrigidito nel formalismo di abiti élitari che Irons indossa con raro appeal grazie alla sua indole da gentleman ricercato e creativo. La costumista riesce a ricostruire magistralmente il look un po’ impacciato ma mai goffo o macchiettistico di Ramanujan che arrivato a Cambridge si trova a calarsi in costumi occidentali attraverso la grazia innata e la sensibilità recitativa di Patel che con i suoi grandi occhi e la sua gentilezza lascia il segno. Film da vedere e rivedere, toccante e vibrante. @Riproduzione Riservata
- “SO”: IED HA CELEBRATO 50 ANNI IN OCCASIONE DELLA 90°ESIMA EDIZIONE DI PITTI UOMO
Nove sedi, tra Italia e Spagna, per un totale di 8.900 studenti: l'Istituto Europeo di Design ha festeggiato 50 anni di attività in via Bufalini (Firenze) in occasione della 90esima edizione di Pitti Uomo dal 13 al 17 giugno, con una variegata serie di iniziative e proposte realizzate dagli studenti- designer under 30. I tre giorni di eventi dal titolo SO hanno inaugurato 50 opere visual, made by 50 talenti IED, 50 modi di esprimere la creatività, un viaggio unico e irripetibile tra arte, design, musica e produzione artistica nel segno del numero 50. Tra i fiori all’occhiello degli eventi IED va menzionata la sinergia con Scrambler Ducati: un'esposizione di caschi, t-shirt, selle e serbatoi, 20 accessori firmati dal celebre marchio motociclistico italiano, rivisti e rielaborati dagli studenti di 9 diverse sedi dell’istituto. Inoltre, la celebre azienda di bors Bric’s è stata protagonista di un workshop in cui 25 studenti guidati dal designer Moreno Ferrari hanno lavorato allo sviluppo di un concept di prodotto di pelletteria che definisca possibili nuove linee di sviluppo stilistico per il brand stesso. Nei locali dello IED si è tenuta anche la mostra “50/30”, capsule di cravatte, pochette e sciarpe a cura dell’azienda Silvio Fiorello e degli studenti del primo anno del corso di Fashion & Textile Design dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli IED Como, realizzata per celebrare i trent’anni del Cravattificio siciliano. Oltre alle cravatte e pochette ispirate, sono stati interpretati i trend più attuali: dall’esotico Slow china al contemporaneo Young elegance.
