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Picabia e le porte della notte

10 minuti fa
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Picabia. Aprire le porte della notte (Photo Studio Nicama)
Picabia. Aprire le porte della notte (Photo Studio Nicama)

Un buon motivo per andare a Palazzo reale di Milano e visitare la mostra Picabia. Aprire le porte della notte, non è tanto quello di apprezzare un’opera d’arte, ma, in questo caso, scoprire l’urgenza interiore che spinge alla sua realizzazione. E il protagonista di questa esposizione è talmente trasparente che a colpire di più, nelle undici sale a lui dedicate, non sono i suoi dipinti, ma le sue intenzioni.


Ma ricapitoliamo. Francis Picabia, che nasce a Parigi nel 1879 da madre francese e padre spagnolo, era ricco, amava le auto, le donne, fumare oppio, fare arte e organizzare feste indimenticabili. Dormiva pochissimo e viveva tantissimo. Il doppio degli altri in una stessa vita era la sua intenzione. E così fece per circa settantaquattro anni. Un lungo periodo, per l’epoca, dove il cedere alla curiosità e alla compagnia era motivo esistenziale. Tanto che, più che consumarsi lui, si consumò il suo patrimonio.


Ispirato dai viaggi e, soprattutto da amici come Marcel Duchamp, Fernand Léger, Apollinaire, Gertrude Stein e Pablo Picasso, Picabia, che non aveva il genio assoluto dei suoi amici, usò la sua libertà di pensiero per osare e sperimentare. Talvolta anticipando motivi artistici ancora in divenire. Attraversò Impressionismo, Fauvismo, Cubismo e Dadaismo, ma forse è l’Astrazione lo stile in cui, da pioniere, si è sentì più a suo agio.


Per capirlo meglio c’è tempo fino al 24 gennaio 2027 quando la mostra, curata da Anne Berest Picabia, pronipote dell’artista, promossa dal Comune di Milano, co-prodotta da Madeinart e con l’allestimento di Francesca Fornasari, chiuderà i battenti.


di Fabio Gibellino

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