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NARTIST: l’Arte a portata di mouse

  • 31 lug 2017
  • Tempo di lettura: 4 min
Cover_Elena Vavaro. Senza titolo, 2016

Una cornice vuota, a simboleggiare il potere immaginifico dell’arte. Un arancione squillante, per sottolinearne la modernità della forza espressiva. E, infine, il web, come collettore d’interessi e come veicolo di diffusione globale. Sembra quasi facile riunire questi tre vettori nel nome dell’Arte, ma non è così. Alle spalle di Nartist, così è stata nominata questa start up, ideata per dare un moderno significato alle attuali espressioni artistiche, c’è una storia tipicamente made in Italy, una di quelle vicende imprenditoriali dove l’intuizione si lega a filo doppio al fiuto per gli affari e al piacere del bello, così radicati nel Dna degli italiani. Un progetto che vive sul web, ma che affonda le sue radici nella cultura, amplificandone le connotazioni sociali. Nei fatti, una galleria d’arte digitale, dove i collezionisti possono entrare in contatto con i giovani creativi, conoscendoli e acquistandone le opere d’arte. L’idea è di Francesco Nicastri, una vita nel campo della consulenza aziendale, un côté artistico che non poteva rimanere solo sottopelle e una spiccata sensibilità nei confronti dei modelli organizzativi a sostegno delle attività sociali e culturali. Con lui, Enzo Cannaviello, gallerista di lungo corso, specializzato nell’arte contemporanea - già presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna Contemporanea - e Luca Borriello, direttore ricerca di Inward, Osservatorio sulla Creatività. Il quarto lato di questa ipotetica cornice aperta all’Arte è il Gruppo Doimo, partner industriale del progetto e specializzato nella creazione di arredi, con cui è stato brevettato, in esclusiva, un sistema di applicazione interscambiabile di una tela su un supporto fisso. Il brevetto permette di inserire le opere d’arte nei complementi rendendoli, così, a misura del committente. Per raccontare al meglio il progetto, MANINTOWN ha incontrato l’ideatore, Francesco Nicastri.

Quando e come è nata l'idea di Nartist?

NARTIST è un progetto che mi piace definire ambizioso e anche rivoluzionario, perché parte dal mio modo di sentire e vivere la vita. La prima intuizione è nata nel laboratorio di un artista pugliese, in seguito a una domanda che per molti anni ho rivolto a me stesso. Spesso, infatti, mi sono chiesto se fosse la realtà a creare il pensiero o il pensiero a creare la realtà. Alla fine sono riuscito a capire che è il pensiero a creare la realtà. Purtroppo, la velocità con cui viviamo la quotidianità non ci permette di fermarci per ascoltare noi stessi e, in questo modo, finiamo per limitare il pensiero e il nostro agire, replicando costrutti mentali e comportamenti scontati. Se, invece, di tanto in tanto ci fermassimo, riusciremmo a percepire la scintilla creativa che c’è in ognuno di noi. L’ingrediente fondamentale affinché la nostra vita possa effettivamente arricchirsi di nuovi stimoli e aprirsi a nuove possibilità e valorizzare la nostra unicità. In quest’ottica avvicinarsi all’arte è il cammino più diretto per creare la nostra realtà.

Perché ha sentito l'esigenza di ideare questa piattaforma? A quali necessità deve supplire?

Ho intrapreso un percorso ispirato alle emozioni, per definire un modello di progetto che, attraverso l’interazione e lo scambio d’idee, stimolasse e diffondesse la creatività e portasse valore a livello di relazioni umane e di esperienza di consumo.

Com'è nata la partnership con Doimo?

Il Gruppo Doimo mi ha convinto per la sua storia industriale e per la forza del brand, inoltre si è sempre dimostrato pioniere tanto nell’esplorazione geografica di nuovi mercati quanto nell’investimento in know-how e tecnologia su una gamma di prodotti di arredo completa. Anche quando è stato messo di fronte alle potenzialità offerte da questo progetto, è stato in grado di coglierne, da subito, le implicazioni profonde e quindi le opportunità culturali, sociali e industriali.

Quali sono gli altri attori di questa iniziativa e perché? Vorrei innanzitutto precisare che si tratta d’interlocutori che, ancora prima di essere partner e quindi stakeholders, sono caratterizzati da un modo di sentire e vedere la vita simile al mio. Oltre già citato Gruppo Doimo, il network ha potuto contare sulla collaborazione del Prof. Enzo Cannaviello, presidente per tre mandati dell’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna Contemporanea, che supporta il progetto attraverso il coinvolgimento degli artisti dello suo Studio d’Arte, garantendone la qualità artistica. Luca Borriello, direttore ricerca INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana, che assicura il valore artistico dei talenti presenti nelle gallerie digitali NARTIST inerenti al campo della creatività urbane e della Street Art.

Quali traguardi vuole raggiungere con Nartist? Sono principalmente due. Da una parte vorrei che la piattaforma diventasse un vero e proprio modello di riferimento, tanto come forma di mecenatismo contemporaneo quanto di network della creatività collettiva e dell’arte. Dall’altra, si vuole arrivare - anche grazie a nuove partnership con aziende sia dei settori arredo sia moda - a rivoluzionare il mondo dell’industria, che normalmente propone prodotti come espressione di una creatività non nostra e rende l’atto d’acquisto un’esperienza sterile. Invece, vorrei trasformarla in una esperienza emozionale, unica e di valore. Attraverso il brevetto NARTIST, la creatività e l’arte entrano nella vita quotidiana e diventano esperienze sia personali sia condivise e democratiche.

Lo step successivo? Far crescere la start up attraverso la definizione di nuove partnership strategiche, industriali e accademiche. Investire in attività di comunicazione e anche in iniziative artistiche, legate in primis al territorio italiano e poi sui mercati internazionali, magari coinvolgendo come ambasciatrice di questo progetto un personaggio come la fashion blogger Chiara Ferragni.

 
 
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