top of page

magnus. accidental artist

  • 4 lug 2017
  • Tempo di lettura: 3 min
cover_i’d rather be happy baron, i’d rather be happy than dignified (2017); 24 ct gold leaf, silk screen & giclÉe on 308 gsm cotton rag archival paper.

Magnus Gjoen fa parte di quella categoria di artisti che possiamo definire accidentale e soprattutto senza bisogno di attribuzioni. È nato a Londra da genitori norvegesi, cresciuto in Svizzera, Danimarca, Italia e nel Regno Unito. Ha mescolato l'estetica di strada e pop con un approccio legato alle belle arti. Gjoen ha studiato arte e design della moda e ha lavorato per marchi come Vivienne Westwood. Il suo pensiero è provocatorio e la sua arte emozionale, offre una visione moderna sui capolavori classici e trasforma oggetti potenti e forti in qualcosa di fragile, ma sempre bello.

Il tuo lavoro è piuttosto influenzato dalla storia dell’arte, come ti sei appassionato a questa materia? La mia passione per l'arte e la storia deriva dalla mia infanzia. Sono cresciuto in luoghi diversi in tutto il mondo, ho visitato molti musei e nella mia famiglia sono avidi collezionisti d'arte. Ho studiato belle arti prima di andare a studiare design della moda, così il cerchio si è chiuso. Direi che la sete della scoperta, della bellezza e delle storie dietro ogni opera è ciò che mi ha sempre spinto.

Parliamo di questa definizione di "artista accidentale"? Tutto è avvenuto casualmente, volevo un’opera per le pareti del mio nuovo appartamento a Londra. Non avevo intenzione di dedicarmi all’arte, ma mi guardavo intorno. Poi ho pensato "posso farlo" e così è stato.

Cosa dovrebbe emergere nel pubblico dalla visione delle tue opere? Un'emozione. Quando si crea un’opera si desidera sempre evocare una memoria o delle emozioni che lo spettatore è in grado di associare. Può essere qualsiasi cosa, ma se non succede, hai fallito. Almeno dal mio punto di vista.

Le tue creazioni sono più provocatorie o irriverenti? Credo entrambi. A volte mi sorprende quello che offende la gente. Non mi preme creare un lavoro che provoca, ma, piuttosto, che riesamina la norma e la bellezza associata a qualcosa. Si tratta di riscrivere cose che le persone non vogliono vedere.

Come definiresti oggi la bellezza? La definirei come si è sempre definita: qualcosa di gradevole allo sguardo. Diverse persone hanno prospettive differenti, facendo sì che alcuni vedano la bellezza dove altri non la colgono. La bellezza è ovunque, bisogna guardare abbastanza e scegliere di volerla vedere.

A quale progetto stai lavorando al momento? Attualmente ho in via di definizione una personale a Bergen, per la fine dell'anno e anche a un’opera per Fleming Publications in relazione a un nuovo romanzo di James Bond, che uscirà l'anno prossimo.

Come vedi il futuro dell'arte nella moda? L'arte e la moda hanno sempre avuto punti d’incontro. Penso che ciò sia visibile soprattutto quando i grandi marchi s’impegnano nella promozione dell'arte, come nel caso della Fondazione Prada, concetto che si estende anche nella cinematografica, come per Bar Luce, di Wes Anderson, oppure come nel caso della Fondazione Louis Vuitton. La correlazione è sempre stata forte, il mondo della moda ha una relazione d'amore con il mondo dell'arte e viceversa e questo legame si sta evolvendo in una direzione più distintiva. Ogni stagione vediamo che i progettisti rendono omaggio e/o affrontano le proprie visioni attraverso l'arte. Successivamente, sia la moda, sia le arti devono comunicare le proprie visioni agli intelletti dei loro pubblici. Credo che le arti miste e i mezzi misti creino una visione chiara del futuro comune dell'arte e della moda.

Che ruolo hanno i Social nella tua vita quotidiana? Come li usi? Penso che siano molto importanti per far arrivare l'arte e i brand alle persone. A volte ne traggo anche le ispirazioni che stanno dietro le mie opere.

Dove lavori regolarmente? Di solito nel mio studio di East London.

Com’è il tuo percorso creativo? Come comincia e come si sviluppa? Di solito inizia con un viaggio in Italia. Ora che vivo a tempo pieno a Londra, ci vado per qualche mese in estate, esplorando e visitando ogni angolo e tutte le chiese che incontro per ispirarmi. Non solo l'Italia naturalmente, ma immagazzino anche suggestioni da mostre e musei in cui vado quando torno a Londra. Sono tutti stampati in un enorme mood board. Da lì inizia il percorso per ideare nuovi pezzi, dal bozzetto iniziale fino all’oggetto finito. Rifletto molto sui modelli digitali, anche se il pezzo finale è un oggetto o una pittura 3D, ho bisogno di vedere come funziona sullo schermo, prima che sia realizzato. Nel caso dei quadri più vecchi, spesso hanno bisogno di un restauro digitale, dove si desidera mantenere qualcosa di originale, tuttavia, rimuovere i danni causati dall'acqua e dai graffi può richiedere da 3 settimane a 3 anni per finire un pezzo. A volte, la cosa migliore è lasciar andare la fantasia fino a quando non trovi la giusta ispirazione su come completarla ed eseguirla.

®Riproduzione Riservata


 
 
bottom of page