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LANGHE: DOVE IL VINO E IL TERRITORIO BATTONO ALL'UNISONO

  • Redazione Man In Town
  • 12 set 2024
  • Tempo di lettura: 8 min

«Le Langhe non si perdono» scriveva Cesare Pavese in I mari del Sud, poesia di apertura nella sua opera Lavorare stanca (1963). Poche parole dal profondo significato, testimoni di quanto l’autore - originario di Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo – fosse legato alla sua terra natale, uno scenario verdeggiante e ricco di storia. L’immagine della Langa, infatti, vibra intensa in molteplici scritti di Pavese, che quasi ossessivamente restituisce nero su bianco un forte sentimento di devozione alle proprie origini e ai propri ricordi. Le colline, i colori, il ritmo delle stagioni, le viti, le mani della gente impegnate da generazioni nel lavoro della terra: questi gli elementi che, decennio dopo decennio, continuano a infondere nelle Langhe un fascino magnetico e avvolgente, percepibile nel paesaggio, nelle tradizioni e a tavola.  

Langhe
Scorcio verdeggiante tra le colline delle Langhe

A condensare l’essenza più autentica di questo felice angolo nella provincia di Cuneo è Alba, la cosiddetta “Capitale delle Langhe”, dal 2017 Patrimonio Unesco per la Gastronomia. Situata sulla sponda destra del fiume Tanaro (che divide l’area delle Langhe da quella del vicino Roero), la “città delle cento torri” vanta un invidiabile patrimonio artistico-culturale immerso tra colline e vigneti. Una cornice privilegiata insomma, che oltre ad offrire vari luoghi d’interesse (tra cui l’imperdibile Alba sotterranea, visitabile con una guida), stupisce con i suoi sapori genuini e gustosi. A tal proposito, non possiamo non citare il celeberrimo tartufo bianco di Alba – l’oro delle Langhe – semplicemente squisito in abbinamento a uova, formaggi e primi piatti ricchi di burro. E per accompagnare un pasto come si deve, una buona bottiglia di vino (il Dolcetto di Diano d’Alba magari) è tassativamente immancabile.

Alba
Alba, la "città delle cento torri"

Il Consorzio Albeisa

Spinti dal desiderio di conoscere più a fondo il territorio dell’Albese, focalizzandoci principalmente sulla sua preziosa proposta enogastronomica, ci siamo lasciati guidare da un vero e proprio custode della tradizione vitivinicola locale. Parliamo del Consorzio Albeisa, realtà nata per promuovere i grandi nomi di Langhe e Roero nel mondo, ad oggi guidata da Marina Marcarino e rappresentata da 316 affiliati. L’associazione prende piede a partire da una brillante intuizione del maestro enologo Renato Ratti, che, nel 1973, suggerisce di riutilizzare l’antica bottiglia Albeisa, un pezzo importante nella storia del vino piemontese, risalente addirittura al Settecento. L’idea sarà inizialmente accolta da sedici produttori, i quali attueranno un autentico re-styling della B.O.C.G. (Bottiglia di Origine Controllata e Garantita), adattandola alle esigenze contemporanee.

E proprio qui entrano in gioco le antiche vetrerie di Poirino, a breve distanza da Torino, incaricate di progettare un oggetto riconoscibile e adatto a contenere vini pregiati. La collaborazione tra produttori e maestri vetrai porterà poi alla nascita della bottiglia Albeisa, unica nel suo genere, a metà tra la borgognotta e la bordolese. Caratterizzata dalla presenza del nome “Albeisa” in rilievo all’altezza della spalla, la bottiglia rappresenta lo stretto vincolo che unisce il vino piemontese al suo territorio, assicurando al tempo stesso assoluta qualità e un’identità ben precisa.

E ora, dopo aver presentato la dimensione in cui il nostro racconto si colloca, è tempo di entrare maggiormente nel dettaglio a proposito di vino e non solo. Ripercorriamo quindi i nomi che, a partire dal nebbiolo, il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte, hanno segnato in modo indelebile la tradizione di Langhe e Roero. Pietre miliari nel patrimonio enogastronomico locale, riconosciute come vere eccellenze in Italia e nel mondo.

Roero DOCG, a ovest del Tanaro un'eccellenza in calice

Situato tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’Astigiano, sulla riva sinistra del fiume Tanaro, il territorio di Roero è Patrimonio Mondiale UNESCO dal 2014. Con un tessuto economico basato prettamente sulla cultura del vino e storici processi di vinificazione tramandati di padre in figlio, l’area è tra le punte di diamante della produzione enoica piemontese. Costituita da 19 comuni (Canale, Corneliano d’Alba, Piobesi d’Alba e Vezza d’Alba, e in parte di quelli di Baldissero d’Alba, Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà, Montaldo Roero, Monteu Roero, Monticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, S. Vittoria d’Alba, S. Stefano Roero e Sommariva Perno) la zona della DOCG Roero restituisce un vino dal colore intenso, fragrante e profumato, invecchiato per minimo venti mesi.

Da disciplinare, la denominazione Roero è riservata ai vini rossi ottenuti da uve Nebbiolo per almeno il 95% (e da un eventuale 5% - al massimo - derivato da vitigni a bacca rossa non aromatici, idonei alla coltivazione entro i confini del Piemonte). Parlando invece della denominazione Roero Arneis, essa è rivolta ai vini bianchi prodotti a partire da uve arneis per almeno il 95% (e, esattamente come succede per il rosso, da un eventuale 5% - al massimo - derivato da vitigni a bacca bianca non aromatici, idonei alla coltivazione entro i confini del Piemonte).

Nebbiolo
Il Nebbiolo, il più antico vitigno autoctono a bacca nera del Piemonte

Barolo DOCG, IL rosso che sa di Piemonte

Dai sentori fruttati e speziati, con note di ciliegia, cannella, noce moscata e vaniglia, il Barolo DOCG è stato eletto “Re dei vini”, posizionandosi tra i prediletti nelle Langhe e non solo. Riconoscibilissimo grazie al suo colore pieno e al suo carattere corposo, questo rosso prende il nome dall’omonimo comune, un piccolo borgo noto per la viva passione vitivinicola e per il suo castello dalla storia millenaria. Invecchiato almeno tre anni, di cui uno e mezzo in legno di rovere, il Barolo conquista poi il titolo di “Riserva” allo scoccare di cinque anni di maturazione.

Degustandolo lentamente, sorso dopo sorso il vino rivela un complesso bouquet di componenti organolettiche che inebria il palato; una bilanciata sinfonia di aromi che dimostra un forte legame con il vitigno di provenienza, il Nebbiolo, “la regina delle uve nere”. Prodotto di altissimo livello, a metà dell’Ottocento questo DOCG è stato tra l’altro un autentico ambasciatore del Piemonte dei Savoia nelle varie corti europee… insomma, una vera eccellenza tutta da provare per accompagnare degnamente un buon pasto con vista sul verde delle Langhe.

Barolo
Barolo DOCG

Dal cuore delle Langhe, il Barbaresco DOCG

Dall’origine antica e non ancora del tutto chiara, il Barbaresco è un altro principe indiscusso sulle tavole dell’Albese. Ottenuto da Nebbiolo in purezza che gli conferisce una nuance brillante, tra il rosso rubino e il granato, questo vino richiama note di lampone, geranio e viola, accostate a sentori di fieno, legno e nocciola tostata. Il tutto è coronato poi da un’armonia di profumi fruttati, gradevoli al naso, perfetti in abbinamento alla ricca tradizione culinaria piemontese, oppure (perché no) apprezzabili anche da soli. Un buon calice di Barbaresco, infatti, si rivela piacevolissimo anche se bevuto al di fuori dei pasti, in solitudine o in compagnia.

Barbaresco, Treiso, Neive e parte del Comune di Alba sono le località in cui il famoso rosso viene vinificato. Qui vediamo il prodotto maturare per almeno due anni, uno dei quali in legno di rovere, e ottenere la definizione di “Riserva” raggiunti i quattro anni di invecchiamento. Da sempre a braccetto con il “cugino” Barolo, il Barbaresco è un vino elegante e longevo, a pieno titolo tra i rossi italiani più rinomati e conosciuti entro e oltre i confini della Penisola.

Barbaresco DOCG
Barbaresco DOCG

Langhe e dintorni: le attività d’interesse per scoprire il territorio

Come si è potuto illustrare fin qui, l’area attorno al fiume Tanaro non smette mai di stupire, soddisfacendo il palato a suon di calici preziosi, che raccontano il territorio in modo sincero e spontaneo. Tra vigneti a perdita d’occhio, cantine e antichi borghi tutti da esplorare, Langhe e Roero accompagnano il turista in un viaggio immerso nella quiete, alla scoperta di sapori, paesaggi ed esperienze nuove.

E proprio parlando di esperienze, come privarsi di una bella pedalata in e-bike tra le dolci colline del territorio? Indicata per esperti ciclisti e non, quest’attività vi permetterà di entrare in pieno contatto con la natura circostante, ammirare scorci mozzafiato e scattare speciali foto ricordo, dall’atmosfera magica, senza tempo. Ancor più completa se accompagnata da un’esperta guida locale, l’esperienza rappresenta un modo alternativo per scoprire la ricchezza del luogo, una cornice vivace e seducente che molto ha da regalare.

Proseguendo la nostra rassegna di attività imperdibili, degna di menzione è senza dubbio la caccia al tartufo, chicca tipicamente piemontese e albese soprattutto. Seguendo un abile tartufaio (trifulau in dialetto locale) e il suo fidato amico a quattro zampe, il turista potrà osservare il lavoro meticoloso che consente poi di portare l’oro delle Langhe in tavola. L’esperienza si profila, quindi, come la perfetta opzione per cogliere ancor di più l’essenza del territorio e apprendere tutti i segreti dietro il pregiato tartufo (bianco o nero a seconda del periodo).

Langhe
Caccia al tartufo

Il bello delle Langhe si estende poi al suo variegato patrimonio storico e culturale, disseminato tra borghi secolari, imponenti castelli e antiche costruzioni dall’incredibile fascino architettonico. Molti i luoghi d’interesse che potranno stregare i più appassionati, in particolare ricordiamo: la Torre di Barbaresco, da cui godere di un’ineguagliabile vista panoramica sorseggiando un buon calice di vino; il borgo di Neive (CN), tra i più suggestivi d’Italia, caratterizzato da graziosi viottoli in pietra ed edifici in cotto; e la già citata Alba sotterranea, visitabile sotto la guida di un archeologo professionista che condurrà il turista in un lontano passato, più precisamente ai tempi dell’antica Alba Pompeia.

In ultimo, ma non per importanza, concludiamo questo recap tornando al vero re del territorio che, di generazione in generazione, continua a far innamorare. Parliamo ovviamente di sua maestà il vino, centrale in numerose proposte pensate per il turista. Il visitatore alla ricerca della preziosa tradizione enoica locale non potrà esimersi dall’esperienza albese per eccellenza - una degustazione di tutto punto, ideale per esplorare ciò che le principali cantine della zona hanno da offrire. Una volta terminato l’assaggio, la Langa non smette di sorprendere, sfoggiando una vera ciliegina sulla torta: la collezione di Grinzane Cavour, sita nell’omonimo comune in provincia di Cuneo. Si tratta di un autentico museo a cielo aperto; un vigneto (visitabile dal turista) in cui sono conservati circa trecento vitigni minori dell’Italia Nord-Occidentale, rari e a forte rischio di estinzione.

Neive
Neive (CN)

Per soddisfare il palato, i ristoranti e le osterie imperdibili

Descritto il territorio, il suo prestigioso vino e le esperienze irrinunciabili, una breve guida riguardo dove e cosa mangiare in Langa ci sembra ora più che doverosa. Per tutti gli amanti della buona cucina casereccia, fedele alle tradizioni e gustosissima, l’osteriaÒstu Di Djun (Castagnito, CN) è la scelta più azzeccata. In un’atmosfera eclettica - a tratti bizzarra – e conviviale, questa location saprà stuzzicarvi il palato all’insegna di agnolotti, maltagliati, prelibati tagli di carne e dolci rigorosamente fatti in casa … un tripudio di “piemontesità” che di certo non fa mai male.

Rimanendo in tema sapori autentici, che sanno di casa e territorio, la Bottega dei Quattro Vini (Neive, CN) è dal 1983 un piacevole e gustoso punto di incontro. Con i suoi quattro cavalli di battaglia – Barbaresco, Barbera, Dolcetto e Moscato – il luogo ad hoc per scoprire prodotti tipici e (su prenotazione) sperimentare piacevoli degustazioni accompagnate da golose sfiziosità. 

Giunti ormai alla fine del nostro viaggio alla volta delle Langhe, due ulteriori ristoranti sembrano a noi meritevoli di menzione. Felicin (Monforte d’Alba, CN) è una dimora storica affacciata sul Monviso, adibita oggi ad albergo e ristorante. Con un ambiente interno caldo e accogliente, arredato nel dettaglio, e un’invidiabile terrazza dalla vista panoramica, la location ospita da ben quattro generazioni buongustai albesi e non. Il piatto forte? Senza ombra di dubbio i tajerin, una deliziosa pasta all’uovo della tradizione piemontese, condita con sughi di carne o guarnita con burro, formaggio e scaglie di tartufo.

Chiudiamo poi in bellezza, recandoci in un locale non da meno, situato a pochi chilometri da Alba. Il ristoranteNesto – La Morra (La Morra, CN) offre una proposta ricca e variegata, a metà tra l’antica cucina del territorio e un approccio più squisitamente contemporaneo. Sotto la guida dello chef Alessandro Franco, Nesto coccola i commensali con piatti a base di carne e pesce, salumi, verdure dell’orto e formaggi. Golosissimi i fichi gratinati con blu di pecora (provateli, siamo sicuri che non deluderanno le aspettative!).

 
 
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