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La liaison creativa di Guadagnino e Anderson

  • 8 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

Queer, locandina
Queer, locandina

Quello tra Luca Guadagnino e Jonathan Anderson è ormai molto più di una semplice amicizia: è diventato un canone estetico che nel 2025 ha ridefinito il rapporto tra cinema e moda. Questa sinergia, fondata su un comune amore per l'intellettualismo e la sensualità sottile, ha raggiunto quest'anno la sua consacrazione definitiva.

Con il passaggio di Anderson alla direzione creativa di Dior, la 'mano' di Guadagnino è stata onnipresente. Il regista ha curato la direzione visiva delle prime sfilate di Anderson per la maison parigina, trasformando le passerelle in veri set cinematografici dove l'abito non è solo esposto, ma raccontato.

Parallelamente, gli abiti di scena del film Queer, presentato al Festival del Cinema di Venezia alla fine dell'anno scorso, e ora nelle sale cinematografiche, portano proprio la firma di Anderson, così come quelli del precedente Challengers.

Non solo, perché le affinità elettive tra i due hanno origini ancor più lontane, per un sodalizio che affonda le radici in progetti sperimentali come il cortometraggio A Letter to My Future Self (2021) per Cartier, o le campagne visive per Loewe dirette da Guadagnino. Già allora era chiaro che i due erano, e sono, accomunati da uno stesso linguaggio creativo.

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