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JAMES JAGGER, UN UOMO, DIECI RISPOSTE

  • 25 lug 2017
  • Tempo di lettura: 4 min

Da piccolo ascoltava a ripetizione la canzone “Johnny Be good” di Chuck Berry e confessa di avere ancor oggi una passione irrefrenabile per i film gangster. James Jagger, figlio di un più noto Mick, ha iniziato la sua carriera nel cinema, ma non solo, è anche un ambientalista convinto, e parte del progetto “The wave walk”, che coinvolge artisti e scultori e designer per realizzare varie opere a NYC che sensibilizzino le comunità sui temi della salvaguardia dell’ambiente marino. In attesa di vederlo anche in un film del regista Christopher Nolan - un suo desiderio svelato - non vediamo l’ora di (ri)vederlo sul grande schermo nella pellicola 747, che uscirà a breve.

Gli esordi da attore Già al liceo, a 16 anni. Interpretando un ruolo in uno spettacolo scolastico capii che comunque quella poteva essere una strada, la mia strada. Così mi iscrissi ad un corso di recitazione a Londra e poi a New York (la verità è che a quel tempo passavo più serate alle feste che ore a provare il copione) ma una parte di me lo sentiva, sapeva che voleva andare no in fondo.

Tutto è pronto per il nuovo film 747 È stata un’esperienza molto piacevole, ho trovato dei grandi amici e degli ottimi professionisti. Non ho grandi aspettative per il suo successo (il mix di ingredienti che rende vincente un film è davvero vasto e bisogna avere talento e fortuna perché tutto si amalgami in maniera perfetta) ma personalmente sono davvero soddisfatto.

Il sogno nel cassetto Ce ne sono molti ma se devo sceglierne uno, adesso, vorrei lavorare con Christopher Nolan (super): Inception, Intestellar, woow, sono pellicole invincibili. Lui è un talento prodigioso e per me sarebbe davvero un sogno poterci collaborare. Lui è uno di quei registi che anche con grandi budget riesce ancora a rischiare, a puntare su copioni innovativi e di livello. Il problema del cinema contemporaneo, infatti, è che le cose più belle vengono fatte con pochissimi soldi, da autori emergenti e che fanno moltissima fatica per affermarsi, mentre con le produzioni più grandi si pecca di buona qualità, si fa intrattenimento più che arte.

Un attivista convinto La verità è che siamo un’associazione molto piccola, ci sono dentro soltanto sei persone e cerchiamo nuove fonti di crowdfunding per i nostri progetti: ogni anno ci battiamo per una causa specifica legata alla tutela delle coste e alle fonti di inquinamento marino e adesso, per esempio, abbiamo dato vita ad un progetto molto interessante, a New York, in partnership con La Mer, si chiama “The wave walk” e coinvolge artisti e scultori e designer per realizzare varie opere, in tutta la città, che sensibilizzino i passanti, la comunità, sui temi della salvaguardia dell’ambiente marino.

Il volto delle fragranze Armani Girare la serie di short film per le fragranze Armani mi ha soddisfatto...Fabien Constant è stato un director straordinario, e la cosa davvero meravigliosa è che oltre alla promozione di un prodotto, nella sua idea c’è uno script, una storia reale, ci sono emozioni e sentimenti. E per un attore questa è pura vita. Con Matilde Lutz, mia partner nei film, abbiamo trovato immediatamente una sintonia ed un feeling piacevole, tanto che Fabien spesso filmava anche nei momenti di pausa. La spontaneità e la naturalezza che si creano sul set sono importanti per creare un prodotto autentico.


Vita privata? Sì, grazie Benissimo direi. Amo mia moglie, ci siamo conosciuti sette anni fa. Lei è una persona molto riservata, non ama che io racconti molto della nostra relazione, la capisco e la rispetto. Posso solo dire che stiamo davvero alla grande insieme.

I luoghi del cuore Per lasciarmi ispirare direi senz’altro Tokyo, il luogo più cosmopolita e pieno di stimoli del pianeta (quanto meno per chi, come me, è cresciuto in Europa). Ma anche l’America ha un grosso fascino ai miei occhi: sono molto affezionato a New York e Los Angeles. Forse non ci vivrei mai stabilmente, perché le associo a città che solitamente abito quando lavoro ma sono comunque posti meravigliosi.

Fashion maker Odio i trend, questa mania fuori controllo di andare dietro alla tendenza e di avere tutti gli stessi abiti. Personalmente ho delle icone fashion di riferimento, come Nick Cave per dirne uno, che certo non potevano dirsi degli “influencer”. Era proprio il loro rendersi, in maniera camaleontica, sempre uncatchable, sempre diversi, mai prevedibili – mi viene in mente anche David Bowie – che li ha fatti ricordare oggi come delle icone. Nelle vetrine, sui cataloghi, per strada, ora vediamo solo persone cablate, tutte esattamente riproducibili. Questo non mi piace, lo detesto. Ho una giacca che comprai quando avevo 19 anni: ne è passato di tempo. La porto ancora con lo stesso orgoglio e lo stesso gusto di allora. Essere autentici è avere stile!

Mick Jagger, chi? Ho fatto un bel percorso per sfilarmi di dosso l’etichetta di “ figlio di” e intraprendere il mio percorso. Sebbene in piccole parti e camei o in età più adulta, i miei genitori non sono attori dunque posso dire di essere il primo, della mia famiglia, ad aver intrapreso questa strada. Certo il rischio di essere ancora considerato solo per il cognome che ho e il passato che mi porto dietro, è sempre all’erta ed è per questo che io non ho cambiato né rinnegato una virgola di quelle che sono le vere passioni. Ascolto ancora musica punk insomma, come facevo a 16 anni. L’eredità culturale, familiare, che ho dentro di me...è un valore aggiunto del mio percorso. Quello che mi costruisco adesso, da uomo adulto e nel presente, è tutta opera mia.

Tattoo-victim Sono ink-addicted in effetti: dipendesse da me, avrei tutto il corpo e la faccia tatuati. Ho fatto i tatuaggi pressoché in tutte le parti del mondo, da Ibiza a Buenos Aires. Sono tutti collegati a delle persone importanti che hanno attraversato la mia vita, come uno dei miei migliori amici che purtroppo non c’è più. Segni di esistenze, di frasi dette, di momenti. Sono la mia vita.

Photo Courtesy Nicholas Arcay for Emporio Armani Fragrances ®Riproduzione Riservata

 
 
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