Il racconto di Cracco (in Galleria)
- Redazione Man In Town
- 9 gen
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L’apertura di Cracco in Galleria nel febbraio del duemiladiciotto non è stato solo un evento gastronomico. Perché con l’arrivo del ristorante, il cuore di Milano, luogo di vetrine dove tutto si compra e si consuma in tutta fretta ha aggiunto un qualcosa di diverso.
Da quel giorno, in Galleria Vittorio Emanuele II, oltre alla stella Michelin, è arrivato anche il posto dove consumare qualcosa di buono, e di bello, prendendosi del tempo. Ora quei quattro piani progettati da Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini e che racchiudono un ristorante, un café, una cantina e una sala dei ricevimenti, si consegna all’immortalità della carta.
Scritto da Gabriele Zanatta e Luca Sacchi, edito da L’Ippocampo (Phaidon per il resto del mondo) e immaginato da Toiletpaper di Maurizio Cattelan e Piepaolo Ferrari, Cracco in Galleria, questo il titolo del volume, percorre in ogni forma e sostanza la storia del suo involucro (il palazzo) del suo mondo (la Galleria) e della sua anima (la cucina).
Quest’ultima toccata anche con più di settanta ricette: dall’Insalata russa caramellata al Timballo in Galleria, dal Pane, polenta e bruscitt alla Terrina di lingua in crosta di pan di brioche. Ricordando che poi, quando la cena è finita, lì in centro, l’esperienza continua, sotto l’occhio vigile della Madunina.


