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Gucci by Demna: Sarà shock?

  • Redazione Man In Town
  • 8 gen
  • Tempo di lettura: 2 min

Dimenticate il bon ton, il minimalismo 'pulito' e l'estetica rassicurante. L’arrivo di Demna da Gucci non è un semplice cambio di stile, è un reset totale dei codici visivi che Kering aveva scelto per ridisegnare lo stile della casa di moda fiorentina dopo la separazione da Alessandro Michele. Così, se Sabato De Sarno aveva cercato di riportare il brand a una concretezza borghese, Demna potrebbe essere arrivato proprio per far saltare il banco.

Ma cosa rischiamo di vedere davvero in passerella? Il primo grande cambiamento sarà nelle proporzioni. Demna, che dal 2021 ha smesso di usare il suo cognome, Gvasalia, ed è famoso per aver prima creato Vetements e poi rivoluzionato Balenciaga, è il re dell'oversize estremo e della silhouette distorta: dunque l'idea di vedere le iconiche giacche Gucci con spalle monumentali, quasi architettoniche, e pantaloni che sfidano le leggi della gravità, potrebbe non essere campata in aria.

Non solo. Il logo della doppia G, che Michele aveva reso vintage e De Sarno aveva reso discreto, nelle mani di Demna diventerà probabilmente un feticcio pop, manipolato, distorto o stampato su materiali improbabili come neoprene o tessuti tecnici riciclati.

Ma il vero scontro sarà con l'eredità glamour del brand. Demna adora il contrasto tra l'altissimo e il bassissimo. E allora potremmo anche vedere il classico morsetto Gucci montato su stivali 'clownesque' o su borse che sembrano sacchi della spazzatura di lusso. La sua è un’estetica brutalista: prende il lusso italiano e lo sbatte contro la realtà cruda della strada, dei club techno e del post-sovietico.

Il colore? Se il 'Rosso Ancora' cercava l'eleganza, con Demna aspettiamoci tonalità acide, neon e un uso massiccio del nero totale, intervallato da stampe grafiche d'impatto. Guardando alla storia dello stilista, la nuova Gucci potrebbe abbracciare una moda che non vuole abbellire, almeno nel senso tradizionale, ma vuole caratterizzare. Non si tratterà più di essere vestiti bene, ma di indossare un concetto, una provocazione, una corazza urbana. Insomma, in passerella, potremmo vedere una griffe che smette di essere specchio del passato per diventare quel radar in grado di intercettare i mostri e le bellezze del nostro tempo: probabilmente sarà brutale e divisiva, ma impossibile da ignorare.

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