Addio Re Giorgio
- 8 gen
- Tempo di lettura: 2 min

La figura più iconica della moda italiana ci ha lasciato. Giorgio Armani si è spento a Milano lo scorso 4 settembre e con lui è finita l'epoca dei grandi stilisti. Ultimo a restare alla guida del suo 'creato', Re Giorgio non era solo l'uomo partito da Piacenza per fare il medico ma che poi è finito per rivoluzionare la moda arrivando, con la sua azienda, a fatturare miliardi, prima di lire, poi di euro.
Giorgio Armani era, lui stesso, una lezione di coerenza etica ed estetica. Ha insegnato che il lusso non è esibizione, ma discrezione, e che la moda non deve necessariamente urlare per essere notata.
La rivoluzione di Armani è iniziata negli anni '70 con la giacca destrutturata, un capo che ha cambiato la storia del costume. Eliminando le imbottiture e i sostegni rigidi, Armani ha regalato al mondo un’eleganza fluida, basata sulla sottrazione e sul celebre greige, diventato il colore simbolo della sua estetica.
Il suo stile non era mai un grido, ma un sussurro autorevole, capace di vestire il potere di Hollywood (indimenticabile il sodalizio con Richard Gere in American Gigolo) e i vertici della politica internazionale con la stessa, naturale disinvoltura.
Con la sua morte, si apre il capitolo più complesso per la sua creatura. Armani è stato l’ultimo dei giganti a resistere strenuamente all'inglobamento nei grandi conglomerati del lusso come LVMH o Kering. La sua ossessione per l'indipendenza ha portato alla creazione di una Fondazione e di un piano di successione meticolosamente preparato per garantire che il marchio resti autonomo. Gli eredi e i manager storici si trovano ora davanti alla sfida di mantenere intatta l'identità di un impero che spazia dall'Alta Moda all'arredamento, dagli hotel allo sport.



