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Y/Project. Glenn Martens

  • 20 lug 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

Un approccio sistematico senza sistema sembra essere alla base del successo di Y/Project. Parte di ciò che può essere chiamato, Rinascimento Parigino, dove brillano nomi come Vetements e Jaquemus, questo brand belga sta scuotendo davvero il modo in cui ci approcciamo allo streetwear e al tempo stesso alla couture, con una mescolanza post-moderna di età romantiche, forme oversize, elementi chiave dell’iconico streetwear degli anni ‘90. Glenn Martens, mente della label, già nominato per l’LVMH Prize, ha assunto il ruolo di Creative Director di Y/Project nel 2013, dopo che il suo co-fondatore, Yohan Serfaty, è scomparso. Glenn è stato insignito del Grand prize agli Andam Fashion Awards di giugno 2017, oltre a ricevere una mentorship da parte di Francesca Bellettini, Presidente e AD di Yves Saint Laurent. Da allora, il marchio è cresciuto anno dopo anno, grazie al suo design all’avanguardia concepito per chi non teme di esprimersi. Nella stagione autunnale la collezione pompa i volumi con un approccio più maximal alla silhouette, mettendo insieme un gioco magistrale sulla dualità, con riferimenti storici che si specchiano nel look delle icone hip hop di oggi. Senza dimenticare un vivido immaginario artistico, che Glenn ritiene essenziale per la sua creatività e il suo modo di rivoluzionare la moda contemporanea.

Chi è l’uomo per il quale disegni? Sicuramente un uomo eclettico e senza età. Nella nostra linea di abbigliamento ci sono vibrazioni streetwear, ma anche elementi classici, strutture e forme concettuali e anche una sorta di trasformabilità. Puoi invertire le giacche, chiudere o aprire i pantaloni in modi diversi e questo ti permette di cambiare il modo in cui ti vesti, secondo il tuo stato d’animo. Siamo tutti fatti di personalità diverse in uno stesso tempo, con i nostri vestiti ti puoi divertire e dichiarare la tua individualità.

Come descriveresti il tuo approccio alla moda? Non esiste alcuna regola specifica. Può accadere osservando le persone per strada. Prendo spunto da qualsiasi riferimento, indipendentemente dall’era o dalla sottocultura. Questo divertente mix è l’unico fil rouge perché che seguiamo perché, con il mio team, facciamo ciò che vogliamo molto liberamente, cercando di trovare un equilibrio e un risultato convincente. Confesso, inoltre, che mi piace guardare come i vestiti influenzano il nostro atteggiamento quando sono indossati, questo rivela molto delle persone.

Se dovessi scegliere i tuoi trademark quali sarebbero? Mi piace guardare le cose in diverse prospettive, mi piace avere un approccio minimal, ma con un tocco sartoriale. Da Y/Project si flirta con proporzioni, atmosfera urbana, riferimenti storici e si gioca con forme allungate.

Cosa rende Y/Project un marchio di successo? Penso di lavorare in maniera onesta, proponendo una collezione molto genuina e, per questo, straordinaria. Non guardo mai quello che fanno gli altri marchi e non seguo percorsi specifici, a parte trasformare quello che “annuso” in qualcosa che amo. Mi piace anche essere connesso al nostro pubblico e intuire quello che pensa.

Il tuo denim si distingue, lo consideri un elemento fondamentale della collezione? Certamente. Cerchiamo di utilizzarlo sempre ed è uno degli elementi che più arricchisce il brand, che aggiunge valore e suggerisce un diverso uso di proporzioni, può anche essere considerato couture, secondo me. Ad ogni modo, non mi piace concentrarmi su un solo segmento della collezione, c’è sempre un approccio sperimentale su tutto, con altri grandi protagonisti come la seta e la maglia.

Photographer| Edoardo DeRuggiero

Stylist| Nicholas Galletti

Hair| Azumi Higaki

Make up| Constance Haond

Model| Rodrigue D @ M Management

Come traduci le tue passioni nel design? Prima di studiare presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa ho conseguito la laurea in design d’interni ed è per questo che l’architettura è parte mio background e una delle mie passioni. Sono, inoltre, nato a Bruges, città nota per lo stile gotico dei suoi edifici e sono proprio i ricordi d’infanzia ad aver in qualche modo formato la mia estetica, fatta di austerità, eleganza, costruzione e opulenza. Oltre alla mia città natale penso a Venezia, la città più bella del mondo, un epicentro nevralgico per le arti. Sono stato all’apertura della Biennale a giugno, è un appuntamento che non perdo mai per sviluppare idee, essendo l’arte un’altra delle mie passioni. Detto questo, le idee possono anche venire dal clubbing a Berlino o facendo trekking nella Natura. Recentemente ho anche apprezzato molto un viaggio in Scozia, perché credo che il contatto diretto con la natura sia essenziale per me, mi tiene con i piedi per terra e mi libera la mente.

Qual è stato il concept dell’ultima collezione? Tutto è sofisticato, versatile, con una buona dose di anni ‘90 e un’atmosfera nostalgica. Quegli anni giovanili sono il periodo migliore da ricordare e da dove attingere per creare. La ricetta della collezione comprende anche un riferimento alla California, alla royalty europea del passato. Sono tutti personaggi enigmatici e intriganti, che incontrano i re del rap di quegli anni d’oro, con pellicce finte, bomber, pantaloni e shorts in jersey. Ci sono maglioni con spalle larghe e allungate, jeans ricamati con catene d’oro. Oppure un trench chiuso da una costellazione di fibbie, pantaloni con fili di ferro, che si modellano sulla silhouette. Maglie da calcio, T-shirt e sciarpe da tifosi, con l’immagine di Enrico VIII e Anna Bolena, Napoleone e Giuseppina, Luigi XVI e Marie Antonietta, multi-cinture e un charm-scultura a forma di mano, utilizzata come ornamento. Un omaggio ad Anversa, la mia alma-mater.

Quale ruolo giocano i social in questo settore? Oggi è più che mai una realtà e dobbiamo abbracciarla completamente. Le strategie social possono fare la fortuna di un brand in termini di comunicazione e di vendite. Mi piace anche l’idea di poter usare Instagram, come strumento di ricerca creativa, anche seguendo persone che non conosco, ma che hanno qualcosa di interessante da dire. Posso venire a conoscenza di culture diverse e posso essere seguito a mia volta, creando una rete di networking che non ha confini fisici.

Y / Project ha un seguito da record. Puoi spiegarci perché? Posso dire che mi sento molto fortunato. Siamo un marchio piccolo e nuovo, ho creato il brand nel 2013 e da allora siamo cresciuti, ma non troppo. Cerco di rimanere concentrato, intuitivo e di non fare, almeno per il momento, una collezione più ampia, cercando di alimentare il mio seguito con un approccio emotivo. È una collezione gender fluid anche se, come brand, abbiamo iniziato a fare il womenswear tre anni fa, le ragazze amano ancora indossare con ironia le collezioni uomo.

Il brand è spesso descritto come: concettuale, couture, sexy e cool. Se potessi scegliere una de nizione per Y/Project, quale sarebbe? Unisce universi differenti, sfidando e celebrando la diversità, è un melting pot di elementi contrastanti, che in qualche modo creano armonia. Ed proprio questo che mi piace.

®Riproduzione Riservata

 
 
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