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Expat. Fenomeno o uno stato mentale?

  • 22 giu 2017
  • Tempo di lettura: 9 min

Martina, Michele, Tommaso, ma anche DJ, Stefania ed Emanuele. Sono solo alcuni degli italiani che decidono di lasciare, prevalentemente e per un tempo indefinito, la terra dove sono nati, le loro case, le loro abitudini e le facce amiche. La tecnologia diventa una delle loro migliori amiche per lavorare, vivere e condividere nuove vite, senza abbandonare davvero la propria casa. Come è possibile che in una società che alza bandiere, inni e muri, ci siano sempre più flussi di persone che decidono di trasferirsi in un altro meridiano? Di mettere su famiglia in un altro emisfero? Non si tratta (per fortuna) di guerre e carestie, ma di scelte consapevoli, più o meno ragionate - perché una piccola dose di incoscienza ci vuole sempre - e condivise con i propri compagni. Si tratta, invece, della fervida necessità di vivere bene, di costruire nuove famiglie, nuovi network e di non accontentarsi, se si è provato tutto e si tratta proprio di non riconoscere quei confini imposti dalle carte geografiche, ma sbaragliati dalla volontà e dalla capacità di adattamento. Alcuni lo fanno per raggiungere una qualità di vita migliore rispetto a quella offerta dall’Italia, come avevano dovuto scegliere i loro bisnonni. Altri, per una curiosità insita nel loro carattere, per una necessità ancestrale di scoperta, evoluzione e cambiamento. Altri ancora, sono spinti prima dalle vite altrui, per poi scoprire che è quella la vita che hanno sempre voluto. E allora il passaggio da necessità a fenomeno, poi a stato mentale, è davvero breve e forse può essere, oggi, una delle chiavi determinanti per annientare barriere fisiche e limiti ideali.

TOMMASO - PRODUTTORE DISCOGRAFICO

Brevemente, chi sei? Sono cresciuto a Lerici, Golfo dei Poeti, La Spezia. Un posto incredibile, che adesso vedo in tutta la sua bellezza quando, troppo raramente, torno, ma che d un certo punto ho lasciato per inseguire la musica. Musica che mi ha portato prima a Milano, poi in mille altri posti e ora a Londra.

Dove vivi adesso? Adesso sono a Londra ma, onestamente, sono a casa dappertutto o fuori luogo ovunque, a seconda dei giorni. Diciamo comunque che se c'è qualcosa da imparare o da scoprire sto bene.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? Oggi è molto più semplice di dieci anni fa. Un po’ perché mi sono abituato è un po’ perché il mondo è molto più connesso. Vivendo a Londra, ogni tanto è tutto caotico, ma sempre molto stimolante

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… Ho iniziato a sentirmi un immigrato dopo l’esito della Brexit e adesso dovremo vedere come va.

L’aspetto più interessante del Paese in cui vivi? Essere a contatto con culture molto diverse. Di tutti i tipi. Impari da tutto e sei obbligato a essere molto più tollerante e comprensivo.

Quanto pensi di fermarti? Una durata variabile tra tre mesi a tre decenni. Vedremo dove mi porta la vita.

STEFANIA - TRAVEL E LIFESTYLE BLOGGER

Brevemente, chi sei? Sono di Bologna, ma da quasi due anni vivo a Barcellona. Sono molto fortunata ad avere un lavoro che mi permette di vivere dove voglio. Finché ho un wifi posso vivere e lavorare ovunque.

Dove vivi adesso? Ora sto lavorando per un progetto di blogging a Bucarest, in Romania, ma a breve tornerò alle spiagge e al clima mediterraneo di Barcellona.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? Sono stata in viaggio per diversi anni, quindi sono abituata a vivere dovunque, riuscendo a sentirmi come a casa, ma mai completamente, se capisci cosa voglio dire. Non importa quanti anni si vive da qualche parte, quanto bene si sa la lingua, ci sono sempre alcune differenze culturali. Vivere lontani apre la mente, ti espone a nuove esperienze e persone, ti arricchisce in un modo che solo chi ha vissuto può capire.

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… Io sono oggettivamente un expat e non ho nessun problema a considerarmi tale, ma ci sono alcune connotazioni negative del termine, quindi cerco di essere qualcosa più. Le comunità di espatriati, a volte, finiscono per essere molto egoiste e ipocrite, così provo a integrarmi nel posto in cui sono, per quanto possibile. Cerco di incontrare gente del luogo, non solo altri stranieri, e andare in località che non siano fatte solo per gli espatriati.

L’aspetto più interessante del Paese in cui vivi? Nessuno si preoccupa di cosa fanno le altre persone.

Quanto pensi di fermarti? Ho intenzione di rimanere a Barcellona solo per pochi mesi e poi, probabilmente, di andare in Thailandia per l'inverno.

MICHELE - FRONT-END ENGINEER A FACEBOOK

Brevemente, chi sei? Originariamente sono di una piccola città sul Lago di Garda, che si chiama San Felice del Benaco, dove sono cresciuto e ho trascorso la maggior parte della mia vita. Mi sono trasferito in Inghilterra con mia moglie e il mio (al momento) figlio di 4 mesi, nel 2014. Ero alla ricerca di nuove occasioni di lavoro emozionanti, e ho sentito da alcuni amici che Londra era uno dei migliori posti in Europa per gli ingegneri di software.

Dove vivi adesso? Ancora a Londra perché, in realtà, ho trovato quello che stavo cercando. Qui, la scena tech è incredibile, gli ingegneri di software sono percepiti come una risorsa, piuttosto che come un costo e ci sono molti tipi di opportunità per tutti.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? All'inizio, il cambio di Paese, di abitudini e l’essere lontano dal resto della famiglia può essere difficile. Per fortuna, ci siamo trovati a nostro agio fin dall'inizio. A Londra è impressionante il modo in cui sia facile accedere a servizi di base per gli stranieri. Ad esempio, si può espletare la maggior parte degli iter burocratici online. I nostri parenti e amici vengono abbastanza spesso, c’è Skype, abbiamo fatto un sacco di nuovi amici in città.

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… Expat significa che ho ancora la cittadinanza italiana, che è vero. Mi sento fiero di come sono cresciuto in Italia, e sono grato per quei valori che sono ormai parte della mia cultura. Ho fatto del mio meglio in Italia per ottenere il massimo dal mio lavoro, e ho cercato di migliorare il sistema, ma purtroppo qualcosa non funziona. Ecco perché ho deciso di trasferirmi in un Paese più meritocratico.

L’aspetto più interessante del Paese in cui vivi? La cosa migliore di Londra sono le opportunità che la città offre. Ho lasciato l'Italia con un contratto a tempo determinato, sottopagato, e ora sono assunto come dipendente a tempo indeterminato a Facebook. Mia moglie, che è laureata in Matematica, non riusciva a trovare un lavoro adeguato in Italia, e ha finito per lavorare in un bar durante l'estate. Ora è manager in una Startup nell'Est di Londra.

Quanto pensi di fermarti? Prima di allontanarmi dall'Italia, non avevo idea che sarei mai stato in grado di vivere in un Paese diverso. Ora sento, invece, che non potrei andare da un’altra parte. Non sto progettando di lasciare il Regno Unito al momento, ma non mi ci vedo per sempre, come sono abbastanza sicuro che non tornerò in Italia a breve.

DJ - TRAVEL BLOGGER E IMPRENDITORE

Brevemente, chi sei? Sono originario delle Filippine, ma attualmente vivo in Germania con il mio compagno. Mi sono trasferito a Varsavia nel 2009, per studiare un Master in International Business della Commissione Europea. Da allora ho vissuto in diversi Paesi d’Europa e in varie città della Germania.

Dove vivi adesso? Nella Germania dell'ovest, in una città chiamata Essen. È molto vicina a Dusseldorf e a Colonia. La qualità della vita qui è notevole, e i tedeschi sono molto cordiali e accoglienti, mi sento come a casa.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? Personalmente amo viaggiare e vivere all'estero, per me è davvero fantastico. Ho vissuto da solo da quando ho 17 anni, quando mi sono trasferito a Manila per studiare all'università, quindi non mi sembra strano essere lontano dalla mia famiglia, ci sono abituato. Può essere un po' triste, a volte, ma ho un volo di ritorno a casa ogni anno e la mia famiglia e gli amici vengono a farmi visita in Europa. In più, grazie con la tecnologia di oggi, riesco a parlare con familiari e amici quasi tutti i giorni.

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… Non mi sento come un expat in Germania, né mi considero tale, perché sono un freelance e lavoro a casa o in giro. La maggior parte dei nostri amici sono tedeschi e quindi non mi ritrovo molto con altri espatriati, non mi sento come se stessi vivendo la solita vita da expat, che lavora per una società che organizza tutto e esce con i colleghi di lavoro o gli altri stranieri in ufficio.

L’aspetto più interessante del Paese in cui vivi? La qualità della vita molto alta.

Quanto pensi di fermarti? Ho vissuto in Germania per quasi 4 anni con il mio compagno. Abbiamo intenzione di passare il prossimo anno a Madrid o a Berlino. Vedremo dove il vento ci porterà nei prossimi mesi.

MARTINA - RESPONSABILE DELLE COLLEZIONI DEL SOUTH STREET SEAPORT MUSEUM

Brevemente, chi sei? Sono milanese, ma ora sto per compiere il 7 anno negli Stati Uniti. È iniziato tutto con un programma di studio all'estero, nei Paesi Bassi, presso l'Università di Utrecht. Allora non pensavo che avrei vissuto e lavorato fuori dall’Italia. Alla fine di quell’esperienza avevo due opzioni: un master nel Regno Unito, o un internship negli Stati Uniti. Ho scelto gli States, e quei tre mesi sono diventati rapidamente qualcosa di più ampio.

Dove vivi adesso? A New York. Nel 2015, stavo lavorando in Massachusetts, come direttore di una galleria d'arte situata all'interno del Massachusetts Museum of Contemporary Arts, ma ho voluto trasferirmi a New York per vivere più vicino al mio fidanzato. Adoro questa città e il mio lavoro, che ha tantissime responsabilità, mi permette di crescere e di costruirmi una posizione all'interno della scena dell’arte newyorkese.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? La maggior parte dei giorni sto abbastanza bene, ma ogni tanto casa e la mia famiglia mi mancano molto. New York è un mondo particolare, all'interno degli Stati Uniti, molti dicono che sia una “bolla felice”, ma ho vissuto in una zona piuttosto remota nel Massachusetts, nel Berkshires, tra foreste, colline e laghi, e in entrambe le località non mi sono mai sentita fuori dalla mia zona di comfort.

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… La connotazione di “expat” è cambiata con il tempo e le circostanze. Io non la uso, perché in qualche modo “expat” per me ha un significato negativo. Sono orgogliosa di essere italiana e mi trovo costantemente a spiegare agli amici e ai colleghi la nostra cultura, la nostra storia e i nostri contesti politici. Mi sento con se avessi due case e due Paesi, anche se non sono naturalizzata americana. Entrambi per me sono casa, e mi sento coinvolta sul fronte politico e civile di ambe le Nazioni.

L’aspetto più interessante del Paese in cui vivi? La sensazione di essere in grado di fare, grazie alla mia capacità di lavorare duramente e alle mie passioni. Con onestà e organizzazione si può diventare un punto di riferimento in ogni istituzione e diventare parte di una squadra, non importa da dove vieni.

Quanto pensi di fermarti? Non lo so. Mi piacerebbe avere dei figli e crescerli qui, per un po’. Mi piace il New York pre-K, i kindergardens, e la scuola elementare, ma non sono abbastanza fiduciosa nel sistema della scuola americana. Credo che un’educazione e una mentalità Italiana/Europea e Americana potrebbero essere un grande regalo per un bambino.

EMANUELE - SCRITTORE

Brevemente, chi sei? Sono nato in Italia, nelle Marche, e ho vissuto la mia infanzia e l’inizio dell’adolescenza in un piccolo villaggio sulla costa a qualche chilometro dalla città di nascita. Non ho mai smesso di muovermi. Mi sono trasferito di nuovo, di poco e da solo, a 14 anni per continuare gli studi, poi ancora per iniziare l’università. A 21 anni sono “emigrato” per la prima volta, per due anni a Berlino. E non ho più smesso: sono rientrato in Italia (Roma prima poi Firenze) e poi Parigi, Venezia, Barcellona, Francoforte, Parigi, Friburgo, Parigi, New York, e di nuovo Parigi.

Dove vivi adesso? Vivo a Parigi, perché lavoro qui (insegno all’università), ho una compagna e una figlia, entrambe francesi.

Cosa vuol dire essere lontani da casa? La sola vita possibile. Restare là dove si nasce è come non cominciare mai a respirare. O rifiutarsi di aprire gli occhi per paura di vedere troppa luce.

“Expat” ha una connotazione di appartenenza e di nazionalità… Trovo che la parola sia legata a doppio filo con l’immaginario fascista e la logica assassina che portano al massacro quotidiano di vite nel Mediterraneo. L’assimilazione al luogo di nascita è una strana forma di astrologia rovesciata: invece di definirsi a partire dalla posizione del sole e degli altri corpi celesti al momento della nascita, lo si fa prendendo come dato la posizione che si occupava in quel momento sul corpo terrestre (che è uno dei corpi celesti). Dire che essere italiano o francese, o tedesco ha lo stesso valore del dire che si è gemelli ascendente bilancia, ariete o toro: sono etichette che possono essere utili per una conversazione a tavola, ma fondare la propria vita (o addirittura un ordine politico) sulla base di queste qualità è pura superstizione. Vi immaginate uno Stato che integri solo i gemelli e non i toro? O che addirittura massacri gli scorpioni per il solo fatto di essere nati a novembre? Come chiunque altro, sono francese quando vivo a Parigi, americano a New York, italiano a Firenze. Il resto è solo superstizione.

L’aspetto più interessante del paese in cui vivi? L’arte, la moda, il formaggio e soprattutto il fatto che a Parigi, come in qualsiasi metropoli, si può vivere in una maniera che non ha nulla di 'nazionale’.

Quanto pensi di fermarti? Partirei stasera stessa per gli Stati Uniti, il Canada, Dubai o Pechino. Tutto dipenderà dalle esigenze di lavoro della mia compagna (che è regista ed artista). Io seguo lei.

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