UNLOCK THE CITY TIMBERLAND – INTERVISTA A COMA_COSE

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Filippo Solinas e Lorenzo Sabatini

Lo scorso 3 ottobre Carl Brave, Coma_Cose e Rkomi hanno infiammato il palco di Unlock The city, l’evento voluto da Timberland per presentare le nuove sneakears cityroam.
Il viaggio dal sapore urbano è iniziato con la pubblicazione di video-documentari con protagonisti i tre artisti, che hanno raccontato come e quanto la città abbia influenzato il loro percorso.
Grazie alla partnership con Asian Fake, label musicale rap, durante l’evento è stata inoltre presentata una capsule collection di tre t-shirt dedicate ai musicisti coinvolti nel progetto, già in vendita nel flagship store di Milano.
Abbiamo avuto poi l’occasione di fare due chiacchiere con i Coma_Cose, il duo che racconta la città di Milano da un punto di vista diverso, attingendo tanto dall’urban quanto dalla nostra tradizione cantautoriale.

“Da dove nasce il nome Coma_ Cose?”

L’imput primario è stata la voglia di cambiare vita. Il nome vuole proprio esorcizzare la parola Coma, quel Coma in cui ci trovavamo Francesca ed io un anno e mezzo fa che è il bivio tra un lavoro precario e qualche bozza di canzone nel computer. A un certo punto ci siamo chiesti “Cosa facciamo?” quindi partiamo con questa esperienza e chiamiamola Coma e abbiamo poi successivamente aggiunto Cose.

“In un universo musicale dove la descrizione di città di appartenenza passa soprattutto per lo scimmiottamento del modello statunitense, voi avete portato originalità e freschezza. Ci potete parlare dell’universo milanese nella vostra musica?”

Noi cerchiamo di raccontare la nostra vita e cerchiamo di raccontarla in maniera sincera, questo vivendo a Milano è venuto molto naturale. Probabilmente quello che ci diversifica è la nostra poetica che è molto italiana in primis, ci piace quello che hanno fatti i nostri predecessori della scuola più classica del cantautorato italiano e cerchiamo di farli convivere con noi.
Questa è la freccia del nostro arco che ci distingue da quello che c’è adesso in circolazione.

“ Se doveste paragonare la vostra vita a quella di un film quale sarebbe e perché?”

Buffalo 66, io sono un vecchio matto e Francesca si prende cura di me.

“Credo ci voglia del sangue freddo per omaggiare Battisti, tuttavia con Anima Lattina ci siete riusciti in pieno. Avete altri punti di riferimento così forti?”

Ci piacciono molto Guccini e De Gregori. Abbiamo ascoltato tutta la musica cantautoriale italiana, e continueremo a cercare di omaggiarli con ironia.
L’artista da cui prendiamo più ispirazione è Guccini per la sua sfacciataggine, ha un istinto punk e una metrica da rapper.

“Se doveste raccontare ad un alieno la vostra musica e definirla con 3 aggettivi quali scegliereste?”

Terrestre, almeno già restringiamo il campo. Aliena, e universale così abbiamo preso tutti.
L’alieno arriva e dice “Ah sono terrestri, però sono alieni, stai tranquillo però alla fine è universale”

“Qual’è il vostro rapporto con i social network?”

Facebook ci piace definirlo come quando incontri un tuo amico delle medie si è sposato e ha tirato su famiglia. Instagram ci piace ma non siamo dei matti dei social, li utilizziamo il giusto.

“Timberland ha scelto voi, Carl Brave e Rkomi per Unloack the city. Non sembra anche a voi che l’approcio in generale alla musica indipendente stia attraversando un ‘epoca d’oro?”

Sicuramente sì, rispetto a 3 o 4 anni fa quando il panorama era più Indie Rock si è trasformato in una cosa più urban e che arriva a più persone. E’ cambiata la metodologia di far uscire gli artisti allo scoperto. Poi per colpa o per fortuna ci sono stati tanti anni di talent che hanno portato al collasso del talent stesso, questo ha fatto sì che gli artisti indipendenti riuscissero a fiorire.

“Ci potete dire qualcosa in più su questa collaborazione con Timberland?”

E’ stato sicuramente un piacere che ci abbiano contattati. E’ bello avere conferma che siamo degli artisti apprezzati in questo momento. Noi parliamo di città, quindi siamo contenti che ci abbiano riconosciuti come artisti che la sanno raccontare. Si sono proposti a noi con un linguaggio vicino al nostro, quello urbano, e abbiamo subito sentito affinità. Ci piace anche il brand, tendenzialmente ci vestiamo sempre casual e sportivi e crediamo ci rispecchi.

“Quanto è importante il binomio musica/moda nel vostro progetto?”

La moda non ci interessa particolarmente, sicuramente ci piacciono i bei vestiti, apprezziamo tutti e due l’estetica e crediamo sia molto importante in generale nella vita. La parola moda però ci fa un po’ paura, siamo molto attenti a noi stessi ma ci interessiamo poco di quello che succede fuori. Sicuramente dal punto di vista iconografico troviamo molto interesse, le cose più classiche della moda come per la musica.

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