NIC FANCIULLI DEBUTTA CON L’ALBUM “MY HEART”

InterviewMusic
CHIARA TROIANI

Come DJ di fama internazionale, Nic Fanciulli, diventato ormai sinonimo di cultura della musica elettronica, ha partecipato alla rivoluzione della dance music a Ibiza. Come produttore discografico ha ricevuto una Nomination ai Grammy.
La sua preziosa esperienza decennale è raccolta nell’album di debutto, “My Heart”, uno spazio creativo in cui ci si può immergere in nuove melodie sperimentali, declinate in 16 tracce, incise in collaborazione con altri artisti del calibro di Damon Albarn, Jamie Principle, Eagles & Butterflies e Guy Gerber, solo per nominarne alcuni.

Quando hai capito che la musica sarebbe stata il tuo futuro?
Sono sempre stato interessato alla musica, ma è stato nel 2005, quando mi è stato chiesto dalla BBC Radio 1 di presentare il mio primo dance show in “In New Music We Trust”. Penso che sia stato questo il momento in cui ho realizzato di poterne fare un lavoro.

Da dove trai ispirazione per la tua musica?
Dalle altre persone. Anche solo camminando e ascoltando diversa musica. Sia entrando in un bar e ascoltando una band sconosciuta, sia andando in discoteca quando ho una serata libera. È davvero difficile da dire, perché ho uno stile musicale molto vario; mi piace tutto, dalla disco alla batteria e basso. Invece i Dj che mi influenzano di più sono persone come Laurent Garnier e François K, perché la loro musica è davvero eclettica. Suonano in modo talmente universale che ogni loro nuovo cd mi ispira.

Dirigi anche la casa discografica “Saved Records”, con tuo fratello Mark. Come siete finiti a lavorare insieme?
Nel 2007 sono andato in tour per circa un anno e ho rallentato un po’ con la casa discografica. Pensavo che, quando si possiede un’etichetta discografica, questa vada semplicemente avanti. Quando sono tornato, le vendite dei dischi non andavano bene, perché non ci stavo mettendo né sforzo né passione. Ero occupato durante il viaggio, per questo firmavo solo con i cd che mi piacevano, lasciandoli senza lavorarci correttamente. Mio fratello aveva appena terminato l’università e gli ho chiesto di aiutarmi. Lui ha rimesso praticamente in sesto la casa discografica, perché ha lavorato full time con me e ha faticato per farla tornare sulla cresta dell’onda. Ora siamo arrivati a 155 lanci e devo a lui tantissimo! Quando sei in viaggio in tour hai bisogno di un buon team intorno a te, Mark è entrato a farne parte e ha lavorato sodo.

Ci sono molte collaborazioni nell’album, dagli Audion e gli Eagles & Butterflies a Damon Albarn. Come selezioni gli artisti con cui collaborare?
Avevo una lista di artisti con cui avrei voluto collaborare. È avvenuto in maniera molto organica e non volevo stressarmi, cercando di lavorare con gente con cui era impossibile farlo. Lavoro con persone che sono rispettate e che sono miei buoni amici, quindi è stato un processo davvero semplice. Persone come Guy Gerber, Matthew Dear e persino Damon Albarn. Damon e io non ci conoscevamo, ma anche questa cooperazione è avvenuta in modo organico. Non è stato uno di quei casi da, “Oh potrei collaborare con te tra sei o sette mesi, ma non ora”. È stato piuttosto “Sì, farò il disco con te”, e in due o tre giorni ci siamo mandati le rispettive parti del demo. Ad eccezione di Damon, tutte gli altri interventi sono con dei miei amici. Le collaborazioni che abbiamo nell’album sono del tutto assurde, perciò si è risolto bene.

Il 20 ottobre è uscito l’album “My Heart”. Cos’hanno in comune le sedici tracce?
Credo che tutta l’idea dell’album sia arrivata dopo aver scritto così tanti demo. C’erano tante tracce che non sono incluse nel disco perché non erano adatte al genere di sensazione melodica e musicale del 33 giri. Tutto è elettronico, melodico e interessante, per questo ho dovuto eliminare dei demo per ottenere le sedici tracce finali dell’album. Tutte le track scorrono l’una dopo l’altra, il disco è strutturato secondo la stessa mentalità di un DJ set, dall’inizio alla fine. È vario, nel senso che alcune tracce non hanno il vigore della batteria, mentre altre sì, ma direi che in generale si tratta di dance music elettronica.

Ci sono dei posti in cui non ti sei ancora esibito e in cui vorresti suonare?
Wow, è difficile da dire dopo quindici anni. Il fatto è che ci sono nuovi club che aprono di anno in anno e sono abbastanza fortunato da suonare in molti Paesi e città diverse in giro per il mondo. Penso che si trovi sempre quella gemma di cui non si ha mai sentito parlare, che non sarà neanche il posto di cui tutti parlano, ma finisci per suonare lì e supera ogni aspettativa. Ci sono molti luoghi d’incontro famosi, che sono indicati come i club in cui tutti dovrebbero suonare. Tuttavia ho suonato in questi club e qualche volta non sono così incredibili, come tutti fanno credere. Occasionalmente vado in un club di cui davvero nessuno parla e si rivela dieci volte meglio. Mi piacerebbe suonare al Fuji Rock festival, ho sempre voluto farlo.

Una canzone speciale tratta dall’album?
Sono tutte davvero buone, ma dovrei dire “Saying”. Collaborare con Damon Albarn all’album è stato straordinario, perché sono cresciuto con le sue canzoni, dal periodo dei Blur fino ai Gorillaz. Per questo essere in grado di lavorare con qualcuno che ha creato così tanti dischi meravigliosi e che mi ricorda la mia infanzia e la scuola è stato molto particolare.

Com’è il tuo rapporto con la moda? Pensi che sia importante nella musica?
Sono abbastanza ossessionato dalla moda. Specialmente quando si tratta di stilisti nuovi ed emergenti. La moda è arte e si congiunge davvero con la musica. Mi piace molto OFF WHITE di Virgil Abloh, e Boris Bidjan è un altro designer che, in un certo senso, si collega alla scena musicale. Uno dei miei stilisti preferiti è Riccardo Tisci, l’ex direttore artistico di Givenchy.

Un accessorio senza cui non potresti vivere?
Il mio orologio! È un Patek Philippe Aquanaut, che mi sono regalato come premio.

I tuoi progetti futuri?
Sto lavorando a due limited edition, album di performance live. Ne faremo una all’Art Basel di Miami questo novembre e poi un’altra a Londra, il prossimo gennaio. La stagione di Ibiza è appena terminata, così sono diretto in Sud America, Nord America, Asia e Australia per l’inverno.

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