Miu Miu Women’s Tales

CinemaWomen
REDAZIONE MANINTOWN
Celia Rowlson-Hall e Chloë Sevigny

La fine della storia per Celia Rowlson-Hall

In occasione del Festival del Cinema di Venezia 2017, il 31 agosto scorso sono stati presentati il tredicesimo e il quattordicesimo cortometraggio inerenti al progetto Miu Miu Women’s Tales, nato sei anni fa con l’idea di scandagliare i cambiamenti dei concetti di femminilità e vanità del XXI secolo, proprio attraverso la visione delle più brillanti cineaste contemporanee. La regia, un ambito d’azione prettamente maschile, sta finalmente evolvendo e omaggia, per la sensibilità e la bravura, personaggi femminili potenti, con un bagaglio culturale importante. Il corto (The [end) of history illusion], diretto dalla ballerina e coreografa Celia Rowlson-Hall, pluripremiata performer americana, è ambientato in un rifugio antiatomico di Las Vegas negli anni ’50: all’iniziale atmosfera briosa si contrappone il mutamento, confuso e dominato dal panico, di quando suonerà la sirena dell’allarme nucleare. L’ispirazione per il plot, seguendo il pensiero della regista, non è che una metaforica traslazione del ruolo della donna, in un gioco di superficie e sotterraneo. Il mondo, ancora, fatica a fidarsi del potere femminile: la moda, in questo senso, può essere un veicolo per sviluppare personaggi fortemente caratterizzanti e realisti. La Rowlson-Hall ha pensato proprio alla donna Miu Miu, “vivace, fiera, sensibile e disposta a rischiare”, mentre i tessuti e i colori della collezione ultima hanno ispirato i personaggi e lo spazio abitativo del cortometraggio. La regista ha voluto centrare l’attenzione sulla precarietà del vivere odierno, dove la perfezione è una pura illusione e la paura affligge l’umanità, facendo scattare quell’allarme che suona per avvertire tutti (non il singolo) del pericolo che ci sovrasta.

Provaci (ancora) Chloe

Il tredicesimo cortometraggio di Miu Miu Wome’s Tales, affida la macchina da presa ad un’icona fashion, già ingaggiata dai migliori stilisti nonché dai più prodigiosi registi indipendenti e di nicchia, sulla scena fin da giovanissima, a metà degli anni ’90: la musa anticonformista Chloë Sevigny, pioniera delle attuali fashion influencer. “Carmen”, la sua seconda prova da regista, è un’ indagine introspettiva sulla vita di un’artista di cabaret divisa tra amore ed arte, pronta ad aprirsi agli altri, nonostante le critiche, una performer, una donna, che come tale soffre la paura e la disperazione di poter essere dimenticata. Carmen Linch, scelta dalla Sevigny come protagonista, sa lavorare perfettamente sulle diverse sfumature delle donne di oggi, donne con una strada ancora lungo davanti per la parità dei diritti. La regista, da sempre abile a scegliere collaborazioni raffinate, in bilico fra ricerca estrema e glamour pop, mai priva di un proprio taglio intellettuale e un indubbio gusto estetico, ha colto al volo l’opportunità di Miu Miu WT per mostrare la potenza del talento femminile e far capire al pubblico la vulnerabilità dell’esistenza delle donne in questa società moderna, mai totalmente convinta della loro forza interiore.

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