COME STA CAMBIANDO NEW YORK? IL RACCONTO DI ANDREA PEDICINI

Interview
FEDERICO POLETTI

Una laurea a pieni voti in economia presso l’Universita Ca’ Foscari di Venezia e l’inizio del suo percorso professionale in KPMG, multinazionale della consulenza e revisione contabile. Dopo solo tre anni, spinto da un destino che sembra aver scelto per lui, Andrea Pedicini si sposta a New York per occuparsi di investimenti immobiliari nella Grande Mela. Oggi è un affermato broker immobiliare e rappresenta una clientela internazionale composta prevalentemente da manager d’azienda, imprenditori, ma anche attori e atleti professionisti. Ha da poco concluso la compravendita di un blocco di 21 unità immobiliari a Manhattan per circa 14 milioni di dollari, una delle transazioni residenziali più importanti dell’anno.

 

 

 

 

Arrivi a New York nel 2010, in piena crisi. Cosa ti ha portato al di là dell’oceano? 

Il mio arrivo a New York è stato piuttosto fortuito e legato ad una serie di eventi che si sono perfettamente concatenati tra loro. Durante l’estate del 2009, quando lavoravo ancora in KPMG, ho fatto un’esperienza di circa quattro mesi in California, era la mia prima volta negli Stati Uniti. Poco dopo il mio rientro in Italia, durante una cena alla quale ho deciso di partecipare all’ultimo momento, ho conosciuto il responsabile estero di un affermato gruppo immobiliare italiano il quale, una volta preso atto del mio curriculum, e forse anche del mio spirito intraprendente, mi ha proposto di spostarmi a New York per occuparmi di investimenti immobiliari. A gennaio ero a New York.

Come hai vissuto il primo impatto con la città e come è cambiata dal tuo arrivo, quasi nove anni fa? 

Di New York, paradossalmente, ho apprezzato subito il ritmo frenetico. È una frenesia non fine a se stessa, decisamente produttiva. Dico sempre che per un giovane che ha voglia di fare non c’è posto migliore al mondo. Nel 2010 era una città che spingeva per uscire dalla crisi che aveva colpito l’economia americana, e non solo quella, un paio d’anni prima. Oggi invece, credo che New York stia vivendo una fase di transizione. Si è chiuso il ciclo inaugurato nel post-2008 e la città è alla ricerca di una nuova identità.

Come si gestiscono i ritmi frenetici di una città come New York?

Innanzitutto prendendone atto. A volte, sopratutto nei miei primi anni, mi è capitato di non rendermi conto dei ritmi con cui conducevo la mia vita. Non puoi lavorare 10-12 ore al giorno e uscire tutte le sere. Bisogna raggiungere un equilibrio e stabilire delle priorità. Oggi la mie priorità sono il lavoro, con tutte le responsabilità che ne conseguono, e la mia famiglia, soprattutto mio figlio che oggi ha tre anni.

Che cosa significa crescere un figlio in una città come New York? 

Credo che crescere un figlio sia sempre un’esperienza meravigliosa, a prescindere da dove questo avvenga. Certo New York offre delle sfide in più rispetto, ad esempio, alla provincia italiana da cui provengo (Andrea è di Pordenone n.d.r). Allo stesso tempo però offre anche molti stimoli in più. Credo che quello che più mi manca sia la vicinanza della mia famiglia d’origine, che non ha la possibilità di vedere mio figlio crescere, nonostante io e mia moglie cerchiamo di andare in Italia almeno due volte l’anno.

Tua moglie è americana, come si conciliano le differenze tra voi? 

Con tanta pazienza! Scherzi a parte, le differenze, soprattutto quelle culturali, possono rappresentare un’occasione di crescita personale importante. Questa è una delle cose che più apprezzo di New York: la possibilità di essere costantemente circondato da culture diverse e di poter imparare qualcosa da ciascuna di esse.

Chiudiamo con una domanda più tecnica. Perché oggi conviene investire nel mattone a New York? 

Da circa un anno a questa parte siamo ripiombati in pieno ‘buyer’s market’ e a gestire il gioco è oggi il compratore, a spese ovviamente del venditore. Per un investitore, il contesto attuale rappresenta un’ottima occasione d’acquisto, a maggior ragione se si presenta sul mercato con la disponibilità liquida per chiudere la transazione in 30-45 giorni. Sono infatti calati sia i prezzi, sia il numero di transazioni e c’è oggi la possibilità di spuntare condizioni di acquisto significativamente migliori rispetto ad un paio di anni fa. Siamo di fatto nella fase recessiva di un nuovo ciclo e il potenziale di rivalutazione da qui ai prossimi anni è decisamente elevato.

 

 

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