GLI INDISTRUTTIBILI: GIUSEPPE ROSSI NUOVO AMBASSADOR DI G-SHOCK

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CHIARA TROIANI

Sfidare i propri limiti come chiave per il successo. È questo il messaggio della campagna internazionale #ChallengeTheLimits, promossa da G-SHOCK, il brand di orologi indistruttibili di Casio, in occasione del lancio del nuovo modello G-Steel, dotato di tecnologia Bluetooth®. Il motto che ha ispirato Mr. Kikuo Ibe, l’ingegnere giapponese che 35 anni fa ha ideato un orologio indistruttibile, è ora incarnato dal nuovo ambassador, il calciatore italo-americano Giuseppe Rossi, meglio conosciuto come Pepito, scelto non solo grazie al suo grande talento, ma soprattutto grazie alla sua tenacia e determinazione dimostrate in diverse occasioni durante la sua carriera, non ultimo il grave infortunio dello scorso aprile al legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro. MANINTOWN ha incontrato l’indistruttibile campione per voi.

Il motto di G-Shock è #ChallengeTheLimits. In quali occasioni hai dovuto superare i tuoi limiti?
Sono passati sei mesi da un infortunio grave al ginocchio e per un calciatore è molto difficile e lungo il recupero. Quindi, diventa una sfida, non soltanto fisica, ma anche mentale e psicologica. A questo punto mi sento bene, ho affrontato tante difficoltà, però sono sempre riuscito ad andare oltre, ed è proprio quello che stiamo comunicando con questo progetto #ChallengeTheLimits. Sono quasi pronto per il ritorno in campo.

Come è nata la passione per il calcio?
Quando avevo due anni, mio padre mi ha messo davanti un pallone da calcio. Lui tornava dal lavoro e si metteva in giardino con me, piazzava due-tre conetti e io cercavo di superarli. Era un grande intenditore, allenatore e giocatore, per questo c’era sempre il calcio in tv e un pallone nel salotto. Per me è stato molto facile innamorarmi di questo sport.

Come nasce il soprannome Pepito?
Mi chiamano “Pepito” perché il grande Bearzot, l’allenatore con cui l’Italia ha vinto i mondiali nell’82, mi ha paragonato a “Pablito” (Paolo Rossi). Così è nato “Pepito”.

Un momento indimenticabile della tua carriera?
La tripletta contro la Juventus, con la maglia della Fiorentina.

Che rapporto hai con la moda?
La moda mi piace, anche se cambia ogni giorno ed è difficile starle dietro. Per me è qualcosa di bello da vedere e mi appassiona, anche perché ho la fortuna di vivere a New York, che è considerata una delle capitali della moda.

Come definiresti il tuo stile?
Mi considero una persona molto casual, anche se, essendo un atleta, indosso spesso capi sportivi.

La prossima sfida?
Metto sempre come hashtag, su Instagram e Twitter, #nevergiveup, proprio perché ho altri sogni da realizzare e quindi non ci si deve mai arrendere, neanche di fronte alle difficoltà, bisogna sempre credere nei propri sogni. Purtroppo questi infortuni non ci volevano, però sono cose che capitano nella vita, bisogna sempre rialzarsi, come sto facendo e come ho fatto in passato, senza aver paura di andare avanti. Adesso non vedo l’ora di rientrare in campo. Voglio solo toccare l’erba, correre con i miei compagni e spero che avvenga proprio in Italia.

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