Giancarlo Vitali – Time out

Art&DesignCulture
MARCO PARIS

Dal 5 luglio al 24 settembre 2017 il Comune di Milano – Cultura, dedica a Giancarlo Vitali un prestigioso progetto espositivo, che prenderà vita nei più importanti snodi culturali della città, e avrà come suo cardine la prima grande antologica di uno dei maestri del Novecento italiano, proposta a Palazzo Reale.
Castello Sforzesco, Museo di Storia Naturale e Casa del Manzoni: questi i corollari del complesso percorso espositivo di “Giancarlo Vitali – Time Out”, progetto curato da Velasco Vitali. A ciascuna di queste sedi storiche dell’arte e della cultura meneghina, il compito di raccontare la poetica di Vitali da un punto di vista differente.
Sempre consapevole della storia da cui la sua pittura proviene, e al tempo stesso indifferente alle sirene delle mode, Vitali per settant’anni, ha avuto come unico fine e scopo quello di dipingere. Epitetato dalla critica “Ultimo pittore”, non ha mai fatto distinzione alcuna tra una tela e una lastra di rame, tra un foglio o un supporto “trovato”; ciò che conta è dipingere.
La mostra accompagna dunque il visitatore in un viaggio di oltre settant’anni, attraverso la florida produzione dell’artista lombardo, che spazia tra tele, disegni e incisioni; tutti cronologicamente articolati a partire dai primi dipinti degli anni Quaranta, già apprezzati da Carlo Carrà.
Time Out”, titolo che racchiude tutti i percorsi proposti nelle varie sedi della città, evoca quel momento di sospensione necessario per misurare i valori in campo e il ritmo delle cose, per ri-vedere, come accade all’artista nell’istante in cui si ferma davanti alla tela. “Time Out” quindi non è altro che il tempo della pittura di Giancarlo Vitali, proposto al visitatore secondo una narrazione storico-artistica.
È dunque un incontro a tu per tu con una realtà sfaccettata e ancora vividamente impressa nelle pennellate: un uomo dalle mille sfumature. Nato a Bellano, sul lago di Como, ottantasette anni fa, Vitali è orgogliosamente e ostinatamente locale, ed è proprio questa l’origine della sua universalità di artista. I riferimenti più profondi, i fari della sua indipendenza portano i volti illustri di Goya e Velàzquez, Rembrandt ed Ensor. Sono loro l’antidoto all’appiattimento, alla banalizzazione e alle tentazioni della società del “consumo” dell’arte.
Un cursus honorum che si delinea all’inizio degli anni Cinquanta, con una pittura rapida e sintetica, ritratto schietto e sincero delle origini lombarde e di una realtà popolare.
È dopo l’incontro con Giovanni Testori nel 1983, che la parabola artistica di Vitali segna un’impennata; in questi anni, il suo segno diventa potente, i dipinti sono pieni, la materia è ricca, tutto è parte di una complessità racchiusa in un impasto denso nel quale sembra essere il colore a modellare i volumi.
Tutto questo e tanto altro della sua infinita produzione, diventa materia di indagine e approfondimento, una lente di ingrandimento attraverso cui rileggere uno dei secoli più controversi, affascinanti e ricchi della storia umana: il Novecento.

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