FROM HERE ON

Art&DesignCulture
FEDERICO POLETTI

FROM HERE ON è il titolo della mostra e intervista esclusiva con Francesca Galliani, artista che sin dagli anni Novanta ha mostrato tramite le sue opere, la forza e la bellezza di uomini e donne transessuali, che vivono ai margini delle tradizionali categorie con cui definiamo la società e i ruoli. Storie di coraggio che celebrano la diversità e il diritto di essere veramente se stessi.

Quando hai realizzato di voler diventare un’artista?
Mi sono trasferita negli Stati Uniti che avevo diciannove anni, per frequentare una scuola d’arte a Washington D.C. Mi sono laureata alla Corcoran School of Art. Ho seguito anche un corso base di fotografia in cui ho imparato come usare al meglio la macchina. Mi sono immediatamente innamorata della fotografia, e ho trascorso molto tempo chiusa nella camera oscura a lavorare sulle foto. Il mio insegnante mi ha poi supportata e incoraggiata a coltivare questa nuova passione. Così ho scoperto quanto vita potesse darmi la fotografia e in quanti modi riesce ad arricchirmi.

Che legame hai con l’Italia e con New York?
Le mie radici sono italiane, ma sono orgogliosamente newyorkese. Devo così tanto a questa città. Mi è stata di fondamentale aiuto per arrivare a conoscermi davvero, per accettare e celebrare la donna che sono. È una città che pulsa di libertà, tolleranza, accettazione, apertura mentale e che celebra le differenze. New York è una città che prospera e si espande grazie alle differenze, alle diverse culture e religioni, alla sessualità e al gender.

Parlaci del tuo processo creativo.
La prima cosa di cui ho bisogno è fare silenzio dentro di me, ascoltare cosa viene fuori e, senza pormi domande, dargli vita. La mia tecnica supporta l’urgenza espressiva. Nella camera oscura ho sperimentato metodologie personali, modificando a mio piacimento antichi processi: tonalità seppia eseguite a mano, punzoni di selenio e sbiancamento. Interventi materiali sulla superficie dell’immagine, che la rendono unica.

Come sostenitrice della comunità LGBTQ, in che modo ti relazioni all’attuale clima politico e come utilizzi il tuo lavoro per trasmettere un messaggio?
Come artista ho la responsabilità di difendere la libertà di espressione, i diritti umani fondamentali e la libertà civile e politica che è tuttora soppressa nella nostra società moderna, che purtroppo ha fatto grandi passi indietro dopo i risultati delle ultime elezioni americane. È una realtà che l’arte aiuta a cambiare il mondo, e la mia intenzione e passione è quella di contribuire a questo cambiamento con i miei lavori.

Qual è la tua definizione di ‘gender’ e cosa vorresti trasmettere con la tua arte?
“You are more than just neither, honey. There’s other ways to be than either-or. It’s not so simple. Otherwise there wouldn’t be so many people who don’t fit.”(Leslie Feinberg, Stone Butch Blues 1993)
Come mezzo per la scoperta di sé, ho fotografato persone transgender sin dagli anni Novanta, mostrando la dignità, la forza e la bellezza di essere esseri umani con qualunque aspetto estetico si scelga, e ciò include anche la transessualità. Fotografo uomini e donne transessuali che vivono ai margini delle tradizionali categorie con cui definiamo la società e i ruoli. Spesso questi ritratti alludono agli aspetti più tragici della vita: “basta sofferenza”, “spazzatura”, “difenditi”, “distruggi l’oppressione dei gay”. La tensione in queste opere si manifesta dalla combinazione di volti e corpi di genere apparentemente non ambigui, con espressioni emotive che variano da seduttive, tenere ed introspettive a scoraggiate, di sfida, e trionfanti.

Com’è nato il progetto ‘Made In Me 8’?
‘Made In Me 8’ è nato da solo. È stato un processo stimolante, iniziato durante il Gay Pride del 2015, alcuni giorni prima che la Corte Suprema approvasse il matrimonio omosessuale in tutti e cinquanta gli Stati. Ho deciso di dipingere alcune t-shirt con la frase ‘love wins’ (coniata dal Presidente Obama dopo la legalizzazione dei matrimoni gay). È stato tra la folla, marciando sulla 5th Avenue, che ho trovato una nuova piattaforma. Ho visto l’opportunità di rendere la mia arte pubblica, indossabile a un prezzo accessibile, per renderla fruibile da un pubblico più vasto. Le magliette serigrafate sono realizzate con l’opera originale stampata. Ho scelto lavori che esprimono il mio punto di vista. Fanno nascere un dibattito, che è un tema molto difficile in questo clima di tensione. Le t-shirt trasmettono messaggi forti di speranza e accettazione. Le parole portano con sé molto potere e attirano ancor di più quando vengono usate al di fuori del solito contesto.

Cosa esporrai a Milano? Cosa ti lega a questa città?
Esporrò due serie: una composta da ritratti di uomini e donne transessuali e una legata alla continua evoluzione di New York. Nonostante faccia parte del passato, Milano vive ancora dentro di me, un posto un po’ lontano, ma mai dimenticato.

Photos by Francesca Galliani

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