From cocoon to butterfly

Art&DesignCulture
FABRIZIO MERIS
Bouke de Vries, Split camel, 2017, tecnica mista e cammello della dinastia Tang

«Un oggetto danneggiato può ancora essere bello, così come un oggetto perfetto», ragiona Bouke de Vries, artista olandese di stanza a Londra, che presenta a Milano la sua nuova mostra personale, “Sometimes I look east, Sometimes I look west” presso le Officine Saffi, centro di ricerca specializzato nella ceramica contemporanea, on stage dal 24 gennaio fino al 14 marzo 2018.
Il lavoro di questo raffinato artista riflette perfettamente il nostro tempo, nutrendosi del paradosso contemporaneo della bellezza: una ricerca spasmodica di unicità e perfezione, avviluppata alla banalizzazione estetica del consumismo. Tale visione nasce dalla sua precedente esperienza come restauratore. De Vries punta, infatti, il suo sguardo artistico sul modello culturale occidentale, secondo cui la rottura di un oggetto ne comporta automaticamente il suo scarto. Egli, invece, si sente più vicino alla sensibilità della tradizione cinese e giapponese di riparare importanti manufatti in modo che la rottura sia celebrata, piuttosto che nascosta. Silenziose, meditative, ma al contempo ingegnose e sovversive, le sculture di de Vries offrono una seconda opportunità narrativa a manufatti dalla fattura squisita, come un vaso cinese a bozzolo in terracotta di epoca Han, che per un urto si è mutato in pochi istanti da feticcio a coccio. De Vries decostruisce nello spazio questi antichi frammenti, dando loro una nuova simbologia. Lo sciame di farfalle che circonda il vaso, nell’opera “Resurrectio Jar 2”, da un lato allude alla forma a bozzolo del vaso, dall’altro al loro uso iconografico, come simbolo di resurrezione nelle famose nature morte del Secolo d’Oro olandese. In questa mostra Cina e Olanda sono i poli estremi della sua narrazione. Da un lato de Vries sembra voler ricordare il monito di Napoleone Bonaparte: «Lasciate dormire la Cina, perché al suo risveglio il mondo tremerà», dall’altro la lezione dei maestri fiamminghi de Heem, Kalf, van Alst e van Huysum nei cui dipinti il vasellame di uso comune – come lattiere, teiere, o scolapiatti – è intriso di riferimenti alla vanitas e al memento mori. Se i lavori de Vries si presentano sotto forma di esplosioni, bruciature, destrutturazioni o, al contrario, sono ricomposti utilizzando la tecnica kintsugi – la pratica giapponese di usare l’oro per saldare i frammenti di oggetti in ceramica – la qualità di esecuzione è ciò che contraddistingue ognuna di queste lavorazioni. In diversi lavori in mostra i resti archeologici sono il punto di partenza per una nuova narrativa. Forse un giorno anche loro spariranno nella terra e forse saranno ritrovati in un futuro inimmaginabile. Che storie allora rievocheranno?

Bouke de Vries
Sometimes I look east, Sometimes I look west
24.01 – 14.03.2018
Officine Saffi
Via A. Saffi, 7 – 20123 – Milano
www.officinesaffi.com

Photo Courtesy of Bouke de Vries and Officine Saffi

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