ELDORATO DI GIOVANNI DE GARA

Art&DesignCulture
VERDIANA GARAU

Ancora una volta nella storia dell’umanità il Mare Nostrum è in tempesta : grandi forze hanno ripreso a dibattersi da un capo all’altro delle coste, culla di civiltà, crocevia di popoli e culture.
Alle porte del terzo millennio le forze dominatrici che si combattono tra i flutti del Mediterraneo sono quelle occidentali, dei mercati, delle religioni e la più debole di tutte: quella della democrazia.
L’incubo migratorio che ha attraversato l’Europa negli ultimi anni si era attenuato per poi riproporsi violentemente in questi ultimi mesi sotto forma di pedante propaganda e istigazione all’odio del diverso, in un vento di campagne elettorali senza termine. Il braccio di ferro tra l’Italia del ministro degli Interni Matteo Salvini e l’Europa, in merito alle “quote migranti”, ha messo in contrapposizione gli equilibri dei singoli stati europei ed ha scatenato una tempesta nel Mediterraneo. Nota con il nome di Mare Nostrum è stata anche l’ operazione militare aperta il 13 Ottobre del 2013 e conclusasi nel giro di un anno, dove forze aeree e navali furono dispiegate per salvare ben 150.000 tra profughi e migranti provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa.
Gli sbarchi da allora sono calati notevolmente, ma il nodo della questione resta e si è stretto soprattutto sui valori e i sui principi. Gli umani generano flussi naturalmente e sono portati ad incrociarsi. Il mestiere dell’uomo è antico quanto la sua storia, quanto le sue prospettive, quanto la sua curiosità. E quale è il suo lavoro? Essere nomade, sempre in viaggio verso un luogo deputato a migliorare le sue condizioni. Il suo istinto è nomade, nomade è la forza creatrice di qualsiasi civiltà. E la terra lo ha sempre accolto. Oggi, momento in cui osserviamo deteriorarsi la qualità del nomadismo così come quella dello stato sedentario, la paura del migrante cresce. Esso è generato dalla precarietà e gli stati si chiudono. Le grandi civiltà si ripiegano così in loro stesse e quel flusso che una volta generava nuovi mercati, la costruzione di nuove città, l’arrivo e il trasporto di merci, persone e cultura, oggi alimenta la paura e minaccia l’equilibrio e la pace del Mediterraneo e dei vari stati.

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Come l’arte ha interpretato tutto questo? Un’interessante riflessione giunge dal fiorentino Giovanni de Gara, sensibile osservatore, il quale posa il suo sguardo su questa finestra e diffonde un messaggio universale a questa nostra civiltà, che in preda alla paura sembra essere diventata sorda e cieca di fronte al suo stesso tracollo. Con delle coperte isotermiche, precisamente quelle dorate che vengono utilizzate per il primo soccorso in caso di incidenti o calamità naturali per avvolgere i corpi dei profughi recuperati in mare, l’artista ha deciso di ricoprire le porte delle chiese. Di fronte alla precarietà e alla chiusura, le “coperte d’oro” di De Gara che ricoprono le porte dei templi cristiani, brillano di un nuovo messaggio.
Il progetto porta il nome di ELDORATO, da un gioco di parole evocativo che rimanda sia all’ Eldorado, meta leggendaria degli avventurieri alla ricerca di una terra dell’oro, sia al significato di El (Lui, Il Signore), “il dorato”, “il dio dorato”, “l’oro salvifico” che accoglie e protegge.
L’oro di Dio, quello dell’accoglienza, le porte del Signore. L’operazione è partita da Firenze grazie alla collaborazione con lo storico dell’arte Tomaso Montanari, dello scienziato Stefano Mancuso e la grande disponibilità di Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte di Firenze, che ha visto per primo le porte della sua chiesa ricoperte con l’oro delle coperte isotermiche dell’artista.
Il viaggio è poi proseguito e prosegue tuttora da Parma a Lampedusa, Palermo e Bologna, fino a Pistoia, dove Giovanni De Gara si è incontrato con lo scrittore Daniel Pennac poco prima che questi si imbarcasse sull’Acquarius. Come suggerisce lo storico Montanari, collaboratore dell’artista, questa è “una preghiera per rimanere umani”, un’occasione per meditare sulle nostre origini e verso dove siamo diretti. Un modo per riflettere su noi stessi, sulla nostra natura e sull’umanità.

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