Cinecult: Come un gatto in tangenziale di Riccardo Milani

Cinema
ENRICO MARIA ALBAMONTE
Foto di Claudio Iannone

A volte succede che due mondi apparentemente inconciliabili finiscano per incontrarsi. Proprio come nel nuovo film di Riccardo MilaniCome un gatto in tangenziale’, commedia romantica dallo sfondo sociale distribuita da Vision Distribution. Giovanni (l’esilarante e cerebrale Antonio Albanese), agiato professionista che di mestiere lavora in un serbatoio di pensieri un ‘think thank’ progressista impegnato nella riqualificazione delle periferie urbane, vede la sua vita improvvisamente sconvolta dall’incontro travolgente con l’esuberante Monica (una brillante e poliedrica Paola Cortellesi) che lavora come cameriera in una mensa per anziani, rassegnata a una vita di sacrifici e lotte quotidiane con un ambiente molto duro. Lui imborghesito sempre in giacca e cravatta, amante delle spiagge silenziose di Capalbio vive nel centro di Roma separato dalla moglie Luce (Sonia Bergamasco) snob e fintamente progressista che coltiva lavanda per trarne essenze in Provenza. Lei la ‘coatta’ coperta di tatuaggi e fan delle canotte vistose e dei pareo maculati, che vive nella periferica Bastogi alle porte di Roma, un ‘forte apache’ di borgata popolato da una pittoresca umanità. Suo figlio adolescente Alessio (Simone De Bianchi) ha intrecciato una relazione con la figlia di Giovanni Agnese (Alice Maselli). Né Giovanni né Monica, condizionati dai pregiudizi di classe, caldeggiano questa unione interclassista che è destinata a durare secondo i due genitori ‘Come un gatto in tangenziale’. Ma i colpi di scena non mancheranno e in un tourbillon di gag e un crescendo di vis comica i due protagonisti adulti scoprono mondi diversi e maturano convinzioni nuove sul rapporto possibile e auspicabile fra un ragazzetto di borgata con due zie gemelle cleptomani amanti del programma ‘Storie maledette’ e un padre Sergio (Claudio Amendola) in galera per lesioni e dall’altro una ragazza dei quartieri alti cresciuta in una famiglia apparentemente tollerante e aperta al confronto con persone di razze e ceti sociali molto diversi. Il film, che si risolve in una storia d’amore, si ispira a vicende realmente vissute dal regista che ha scoperto Bastogi per sue esperienze personali prima di ambientarci il suo film, offre oltre a tante sane risate anche molti spunti di riflessione sulla profondità e l’autenticità di certi valori come egualitarismo, democrazia, integrazione e soprattutto ‘contaminazione’. Una contaminazione di cui parla seppur con toni diversi e più drammatici anche il recente film ‘Il contagio’ tratto dall’omonimo romanzo di Walter Siti. Qui nel film di Milani si ride e si pensa anche in parte alla crisi di certa intellighenzia di sinistra che si professa paladina della diversità e del confronto. Ma l’ironia poi non sconfina mai nella polemica politica, valorizzando invece la grande umanità dipinta con un retrogusto neo-realista dei due protagonisti, bravissimi, ormai collaudata coppia comica dopo il successo del precedente film di Milani ‘Mamma o papà?’.

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