Cinecult: Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott

CinemaCulture
ENRICO MARIA ALBAMONTE

“Tutto ha un prezzo. Lo scopo della vita è venire a patti con quel prezzo”, parola di Jean Paul Getty, il leggendario petroliere descritto magistralmente nell’ultimo film di Ridley Scott ‘Tutti i soldi del mondo’. Distribuita da Lucky Red e candidata a tre Golden Globe, la pellicola del grande regista che ha firmato capolavori come ‘Blade Runner’ e ‘Thelma e Louise’ porta sul grande schermo le trame e i retroscena di un episodio di cronaca raccapricciante del 1973: il rapimento in Italia da parte della ‘ndrangheta calabrese di John Paul Getty III, nipote prediletto del magnate del petrolio raffinato collezionista di opere d’arte e uomo d’affari senza scrupoli. Nel film lo interpreta un grandioso Christopher Plummer che incarna senza pari l’avidità e la spregiudicatezza del grande tycoon americano : un uomo duro e ambizioso che credeva di essere la reincarnazione dell’imperatore Adriano e sognava di fare della sua famiglia una dinastia. Dei suoi 14 nipoti John Paul Getty III(un efebico e inquietante Charlie Plummer davvero convincente nella parte) era quello che secondo il ricchissimo nonno doveva subentrargli sul trono del suo impero. Ma all’inizio Getty senior pensò che il sequestro del nipote a Roma fosse solo uno scherzo architettato dal ragazzo, un po’ testa calda e ribelle- cresciuto con un padre debole e tossicodipendente e una madre dai saldi principi, Abigail interpretata da una formidabile Michelle Williams- con lo scopo di trarne dei benefici economici. Ma aldilà dei sospetti della polizia italiana sulle Brigate Rosse i cui esponenti dell’epoca conoscevano bene il ragazzo rapito, in realtà il sequestro fu messo in atto dalla mafia calabrese che portò il ragazzo a Fiumara. La vicenda, ricca di colpi di scena e di momenti mozzafiato anche leggermente cruenti, vede contrapposti a Fletcher Chace ex agente della CIA e mediatore di Getty impersonato da un testosteronico e spesso contraddittorio Mark Wahlberg prima la madre del ragazzo, Gail, alla quale la Williams ha saputo infondere la grinta e la forza d’animo di una madre moderna che nel film sembra assurgere a eroina dai saldi valori, e poi ‘l’imperatore’ Getty che non credeva nella famiglia né negli esseri umani ma solo nella bellezza delle cose, per lo più opere d’arte la cui innocenza secondo Jean Paul Getty supera quella delle persone. Nell’intrigo delle vicende riccamente sfaccettate e gestite con grande sapienza registica e di sceneggiatura che rielabora il libro ‘Painfully rich’ di John Pearson spicca il lato umano del ‘male’ ovvero il rapitore Cinquanta interpretato con notevole spessore e intensità dal ‘nervoso’ Romain Duris. Il film in parte girato in Italia con un cast che schiera sul set vari attori nazionali-fra gli interpreti anche Marco Leonardi, Francesca Inaudi, Giulio Base e Nicolas Vaporidis-si presenta particolarmente suggestivo per la vibrante magniloquenza espressiva di Scott che si traduce nell’efficace luminismo e nell’uso espertissimo e sottile dell’inquadratura e per il talento degli attori, tutti perfettamente calati nei loro ruoli drammatici ma emblematici di una saga familiare che è rimasta un caso mediatico internazionale. Un film affascinante, chiaroscurale, denso di energia da thriller con interessanti risvolti umani come quelli del mitico Jean Paul Getty, rappresentato come un ‘taccagno’ dall’inestimabile patrimonio, che è anche un po’ il simbolo di una certa plutocrazia americana e della sua etica attuale.

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