Cinecult: La truffa dei Logan di Steven Soderbergh

Cinema
ENRICO MARIA ALBAMONTE

Torna in grande stile sul grande schermo il regista di ‘Sesso, bugie e videotape’ e di Ocean’s 11,Ocean’s 12 e Ocean’s 13 con una commedia spassosa, paradossale, dagli esiti imprevedibili e piena di colpi di scena.

Dopo il passaggio alla Festa del cinema di Roma nella selezione ufficiale arriva nelle sale italiane l’ultimo capolavoro di Steven Soderbergh, regista sorprendente e visionario: ‘La truffa dei Logan’. Distribuito da Lucky Red il film racconta di una ‘rapina da contadinotti’ messa a segno da due fratelli sempliciotti e un po’ sfigati, Jimmy Logan (Channing Tatum) e Clyde Logan (Adam Driver) e da un galeotto dall’aspetto teutonico, l’ineffabile e testosteronico Joe Bang (Daniel Craig) che coinvolge nella impresa anche due fratelli un po’ svitati e moralisti, Sam e Fish. Jimmy e Clyde non hanno niente da perdere: Jimmy era una promessa del football finita a lavorare in miniera che lo ha nel frattempo licenziato e con una menomazione al ginocchio, mentre Clyde ha perso una parte del braccio a causa di una mina in Iraq e lavora in un bar dove fa i cocktail con un braccio solo. Inoltre Jimmy è divorziato dalla più bella del liceo Bobby Joe(Katie Holmes) che si è presa l’affidamento esclusivo della figlia Sadie (Farrah Mackenzie), amante dell’arte culinaria e dei concorsi di bellezza ai quali scalpita per partecipare, vanitosa e sagace com’é. La trama si svolge fra il West Virginia, la terra dei Logan, e il circuito Charlotte Motor Speedway che i fratelli Logan decidono di depredare durante una gara Nascar collegandosi in modo ingegnoso al caveau. Alla banda cui partecipano anche due evasi dal carcere Joe e Clyde, si unisce la sorella dei Logan Mellie (Riley Keough, impareggiabile) che nella vita fa la truccatrice e mette lo smalto sugli scarafaggi ma che nello sviluppo del plot ha un ruolo decisivo, come si capisce solo alla fine del film. La commedia piena di ritmo, di colpi di scena e di esilaranti gag è un ritratto talora cinico, talaltra bonario dell’America più trash e cafona dove le bambine si esibiscono nei talent show truccate da adulte, dove nei bar si ritrovano gli spacconi dei social che giocano a fare gli influencer, e potrebbe essere paragonata per il suo spirito pop e coloratissimo a un affresco corale un po’ kitsch e surreale dell’eclatante fotografo David LaChapelle. Il tratto saliente della commedia, per ovvi motivi associata alla trilogia di Ocean’s 11, Ocean’s 12, Ocean’s 13, è il paradosso: l’America è la terra delle mille contraddizioni e delle infinite possibilità, soprattutto quando la si guarda con una ironia al vetriolo come fa il regista. Interessante il ruolo di Hilary Swank che interpreta l’agente FBI Sarah Grayson che ficca il naso ovunque, riuscendo a ricostruire i fatti con grande talento investigativo ma senza mai trovare uno straccio di prova. Perché alla fine la vicenda del colpo gobbo al circuito automobilistico ha dei risvolti che non ci si aspetta.

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