BURNING MAN 2018: IL DIARIO DEL FESTIVAL VISTO E RACCONTATO DA RAFFAELE MARONE

CultureMusic
RAFFAELE MARONE

Sailors fighting in the dance hall
Oh man, look at those cavemen go
It’s the freakiest show …

Ho iniziato citando un verso di una hit del leggendario David Bowie perché ogni volta che torno nel deserto del Nevada per il Burning Man la canzone “Life on Mars” risuona nelle mie orecchie. Per più di una settimana (dal 25 agosto al 3 settembre 2018), stavolta parafrasando il mondo della celluloide, mi è sembrato di vivere dentro “Mad Max”.

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Lo spirito dell’evento è una sorta di esperimento sociale dove ognuno è libero di poter esprimere sé stesso, un campeggio vero e proprio che dura una settimana, senza nè soldi né connessione con il mondo esterno: ci sono i burners e la sabbia, punto.

Partecipare al Burning Man è un’esperienza incredibile, magica, ti aiuta a conoscere meglio il tuo essere e a sviluppare la nostra spiritualità. La vera occasione per tirare fuori il nostro lato più vero, senza limiti e regole.

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Tornando a cosa fare:

1 – Perdersi tra le installazioni d’arte: ce ne sono a centinaia nella Deep Playa… E’ un’esperienza unica. ce ne sono talmente tante che probabilmente non sono riuscito a vederle tutte.

Ricordo questa bellissima finestra in mezzo al deserto con della musica che suonava da un impianto sotto la sabbia. Accompagnata a questa musica da film di fantascienza si sentivano delle voci, delle telefonate di una coppia di amanti, quindi immaginatevi la scena e la potenza visiva di questa opera: sono rimasto ad osservare ed ascoltare per mezz’ora, sdraiato nel deserto a godermela tutta.

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2 – Il Sunrise delle 6 del mattino al Robot Heart, l’art car per me più bello ed emozionante di tutta la Playa. Un vero e proprio carro mutante, ovvero una vettura trasformata nei modi più creativi, dove dal tramonto alle 9 del mattino suonano i migliori DJ al mondo e fanno ballare centinaia di persone con la loro musica. Ce ne sono molte di art car che suonano ma questa è la mia preferita. La riconosceresti tra mille grazie a questo cuore gigante dove i burners possono salire, arrampicarsi e ballare in cima a 10 metri di altezza.

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Tutti aspettano il tramonto, il deserto si trasforma in dancefloor tra balli e lacrime di commozione.

3 – La visita al tempio è obbligatoria, ogni anno ne costruiscono uno nuovo e diverso dal punto di vista estetico. L’energia che circonda quel posto è talmente forte che molti burners restano li per ore a meditare o semplicemente a rilassarsi, talmente magnetico che non lo lasceresti più. Alcuni addirittura ci dormono invece di tornarsene in tenda o in camper.

Dentro il tempio puoi liberarti da tutti i tuoi pensieri, puoi scrivere lettere e appenderle, puoi scrivere di persone che ami o che odi. semplicemente scrivere di te con pennarelli che trovi dentro. Appena si entra c’è la scritta FREE YOUR SELF e migliaia di foto di burners appese. 

Molte dediche a persone scomparse, addirittura anche per cani e gatti, migliaia di pensieri e ricordi scritti sul legno e fotografie lasciate li, che aspettano di bruciare l’ultimo giorno del burning man. Ovviamente si piange dall’inizio alla fine. Pianti liberatori che a volte ci dimentichiamo come fare “nella vita reale”.

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4 – La meditazione di gruppo è una della cose che consiglio maggiormente. Un’ora di meditation in tenda, sdraiati su tappeti e cuscini e accompagnati da musica dal vivo. Non pratico nè YOGA nè MEDITAZIONE a Milano, ma al festival era la mia attività preferita durante il giorno.

Ricordo questa medizione al camp “Galactic Jungle”: più di 300 persone e come guest Dj Acid Pauli, che accompagnava il tutto con la sua musica. Un vero e proprio viaggio sensoriale. 

  

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5 – La cerimonia finale è incredibile, bruciano l’uomo del burning man, il simbolo di questa utopia che regna per una settimana in una città che non esiste il resto dell’anno. Anticipata da balli e acrobazie compiute da artisti del fuoco, culmina con l’incendio, dura più di un’ora e tutta la comunità (70.000 persone) si stringe per celebrare la fine della settimana più bella dell’anno. Si urla “happy burn” e applausi accompagnano la celebrazione finale: il fuoco è molto alto e riscalda tutti i presenti, la musica degli art car è sempre presente e alla fine di tutto questo sono tutti pronti per vivere l’ultima magica notte prima di tornare alla “vita reale”. Come scritto su un cartello nel mezzo della playa:” WAS JUST A DREAM” (Era soltanto un sogno, ndr).

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