Bark si reinventa nella maglia

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GIANPIERO DI BARI

Datemi un punto (di maglia) e vestirò il mondo. Parafrasare Archimede di Siracusa per parlare di moda? Si può fare. Anche perché l’aforisma calza alla perfezione a Bark, blasonato brand di maglieria made in Italy, inventore del punto Bark e che ha rivoluzionato il montgomery. Con un passato storico e un futuro che si preannuncia brillante, il marchio ora cambia pelle e si presenta al fashion system completamente rinnovato nella proprietà e nei contenuti, ma non nel Dna. Dagli inizi di quest’anno fa capo a Italian Clothing Management (ICM) società nell’orbita di un fondo di private equity capeggiato da Jonathan Todhunter e dal figlio Ben, ed è partecipato da SMT, maglificio tricolore con base a Reggio Emilia, che lo produce e distribuisce.

Un nuovo corso, quindi, ma senza dimenticare l’heritage del marchio fatto di, “capi in maglia dalla manifattura altamente complessa e innovativa – come sottolinea Ben Todhunter, nuovo direttore creativo del marchio che continua, – vogliamo dare valore all’artigianalità e raccontare la storia degli artigiani che, in Italia, creano a mano ogni capo in maglia e anche dei nostri prodotti, della lana e delle fibre che li rendono unici”. Una delle lavorazioni più significative è il “tramato”, realizzato da Bark attraverso macchinari unici in Europa e che contraddistingue la collezione primavera/estate 2018. Il debutto della nuova estetica è avvenuto allo scorso Pitti Uomo 92, attraverso capi intessuti nella gabardine di cotone spalmato o nel nylon, mentre la maglieria prende vita nei cotoni e nei lini a mouliné, chiné o nei cordonetti, intrecciati con pesi diversi per alleggerire le proposte. Anche le cromie riflettono la naturalezza dei filati e dei tessuti, con una tavolozza di bianchi, sabbia, grigio perla, corda, fango, verde militare e blu fino ai colori vivaci e vitaminici come il giallo e l’arancio.

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